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giovedì 5 febbraio 2004 - ore 00:52
Infanzia in città
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Per rispondere ad un referendum lanciato da Vitto, io ho avuto una discreta infanzia in città.
Certo, la storia è diversa rispetto all'infanzia in montagna, ma non è un'esperienza disdicevole: non conoscevo molti spazi aperti, ma mio padre mi portava spesso al parco giochi, da qualche amico (ce n'era uno con una montagna di Lego, il mio gioco prediletto, anche se ogni sera da lui bisognava disfare le sudatissime costruzioni), a fare qualche passeggiata in cui mi spiegava come funzionava il mondo.
D'estate, io e lui facevamo spesso gite da ogni parte nei dintorni. Mi ricordo un'estate dell'88 (o '89) in cui andammo a Vicenza come due soldati di ventura.
A palla ci giocavo anch'io: farlo sull'asfalto ti tempra le ginocchia, quando sei in strada (divertente quasi come stare su un prato, anzi, con la variante dello scansare le macchine), ma un giorno scoprimmo con i miei amici che si poteva stare anche in Piazzetta San Niccolò a giocare, con un'interessante variante.
L'erba non la raccoglievo, ma ogni tanto mio padre mi faceva notare un ciuffetto verde che usciva dalle intercapedini dei sanpietrini, mormorando "Vedi che la natura vince sull'uomo?". Sarebbe stato un peccato estirpare quell'anelito di vita.
Il fatto di crescere più responsabili grazie alla montagna mi sembra una minchiata, e delle più grosse: non reggo sulle mie spalle niente di troppo gravoso, ma penso che in quanto a responsabilità, cara Vitto, io e te abbiamo ben poco da insegnarci vicendevolmente. Anzi, se vuoi un paio di ripetizioni, Venerdì mattina ho mezz'ora libera

P.S.: stanotte ho sognato che prendevo 85 alla maturità. Bah...
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