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Saturday, October 21, 2006 - ore 09:00


XXIX^ Domenica del Tempo Ordinario
(categoria: " Vita Quotidiana ")


XXIX^ Domenica del Tempo Ordinario
"Storie di VIP a rovescio"

di don Marco Pozza

Un vecchietto, seduto su una panchina della villa comunale, nota con soddisfazione che molti passanti, giunti vicino a lui, lo salutano e rallentano i loro passi. Alcuni addirittura togliendosi il cappello.
Il vecchietto è commosso e ammirato: mai aveva ricevuto tanti omaggi e persino dagli sconosciuti. Una donna però, giuntagli vicino, si ferma e si mette a pregare, con lo sguado fisso al di sopra della sua testa. Allora il vecchietto si gira e si accorge che, alle spalle, c’è un’immagine della Madonna. Diventa rosso per la vergogna e la presunzione: sia pure per poco, aveva creduto rivolti a sé gli omaggi che i passanti indirizzavano alla vergine Maria.


Mi son sempre chiesto perché mai Gesù, dopo trent’anni di silenziosa obbedienza nella campagna di Nazareth, invece di presentarsi sulla scena della vita pubblica con un bel miracolo o con una delle sue splendide parabole, si esibisce in una durissima lotta contro le forze del male? Forse la risposta è semplice: si è comportato così per indicare il motivo della sua venuta sulla terra. Anzitutto riprendersi sul Demonio la partita persa dall’umanità due a zero (nel primo tempo ha perso con Adamo, nel secondo tempo con il popolo ebreo nel deserto). E poi per darci lo schema vincente per risolvere a nostro favore tutte le partite successive. Quel giorno Satana illustrò bene la sua mentalità: “Ti darò in mano tutti i regni del mondo”. E Gesù intuì la strumentalizzazione che il Demonio faceva dell’uomo. Crescere salendo sulle spalle dell’altro. Atterrare il prossimo per salirci sopra. Toglierli l’aria perché deve prenderla con le mie bombole. Negargli la dignità perché sia io a conferirgliela col contagocce. “Va via, Satana” – grida ancora a me Gesù quando lo sfioro con le stesse tentazioni nel deserto, con superstiziosi baratti gli offro il cuore, dichiaro miei i regni che gli appartengono. Cristo si è lasciato tentare per questo: perché non ripetiamo nei suoi confronti le medesime seduzioni, perché non abbiamo a costruire la nostra fede su un’immagine meschina e rachitica di lui.

Gesù affermava senza mezzi termini di essere il Messia e parlava spesso del suo regno. Ha provocato Satana per fargli capire chi Egli sia, ma non ha capito. Come sua madre al ritorno dal tempio, come me, come tutti. Di fronte al suo mistero siamo tutti nel buio: peccatori e santi, diavolo e Madonna. E tra coloro che lo seguivano sempre, oltre la curiosità era forte l’attesa: avevano lasciato tutto, quindi, una volta che questo regno fosse arrivato, era più che giusto che si aspettassero una bella poltrona da ministro. Quando Gesù non li sentiva, discutevano animatamente tra di loro e litigavano per i posti. Giacomo e Giovanni, gli impetuosi figli di papà Zebedeo, avevano fatto i furbi e ci avevano messo in mezzo la madre, che era andata da Gesù per raccomandarli. E gli altri si erano arrabbiati da morire!
Vedendo quanto sia dura a morire la logica del farsi le scarpe l’un l’altro tra i discepoli, Gesù dice loro di non lasciarsi ingannare dalle logiche dei potenti della politica di ogni tempo: un capo domina e tutti giù a servirlo.
"Chi vuol essere il primo sarà il servo di tutti": sono parole che diciamo da tanto tempo, troppo tempo e che, negli anni di Seminario, abbiamo sentito dire tantissime volte all’interno delle conferenze spirituali, dei ritiri, degli esercizi. Chiediamo incessantemente a Dio la grazia della schiavitù, che nessuno di noi si senta proprietario del popolo di Dio. “Gestisco io, mi faccio carico io, mi prendo io la responsabilità, decido io per te…”. E’ servizio o potere? Perché quell’uomo deve sentirsi un manipolatore delle coscienze altrui, agente segreto delle libere scelte della gente. Si senta semplicemente servo, senza le attenuanti della nomenclatura in uso presso la nostra raffinatissima società. Servo, non “collaboratore domestico”, come si vuole oggi. Servo a tempo pieno, non a mezzo servizio. Servo insonne dalla mattina alla sera e non con semplici prestazioni part-time. Mi guardo allo specchio… e penso che qualche volta anche nel mio cuore si sprigionano sentimenti di amarezza, piccole invidie per un posto non raggiunto, per un titolo che non ci è stato accordato, per una carriera che ci pare stroncata.

Ma mi piace pensare che alla fine dei tempi sia rimasta nel mio cuore una sola carriera: la sequela di Gesù Cristo, felicissimo di essere rimasto servo, prete del Signore magari esiliato in una piccola parrocchia di montagna, che magari non conosce nessuno, ma che ti fa assaporare nella sua piccolezza il gusto di inginocchiarti, servire e rialzarti con il volto innamorato. Scriveva Martin Luther King: “Se c’è una persona soltanto alla quale tu puoi dire buon giorno, hai già un motivo valido per sopravvivere”. Altro che il buon giorno, io do la salute del Signore, la grazia del Signore a tante persone, e sono felicissimo di stare dove il Signore mi mette, di essere arrivato lì, di non aver bruciato le tappe.
Ma chi è il potente di cui parla Gesù nel Vangelo? Se io da una parte pongo quelli che comandano, gli assessori, i sindaci, gli onorevoli, i vescovi magari, con tutti quelli che contano e dall’altra parte tutti gli altri, quelli che non contano… è esatta la mia concezione di “potere”? A me viene un dubbio. Un marito che picchia la moglie, anche se è povero, non è un potente che merita i rimproveri di Gesù Cristo? E chi non tollera che un figlio esprima il suo pensiero e organizza la vita familiare in termini di dittatura, non è un arrogante anche se non ha un quattrino? Un maestro, un educatore che non tollera le discussioni e im pone sempre ilsuo punto di vista non rientra nella categoria dei potenti? Un vescovo che non ascolta i suoi preti, un prete che non ascolta la sua gente, e che vuole fare di testa sua senza tener conto degli altri, non è un despota o un potente?

Sfoglio un giornale qualsiasi: corruzione, illecito amministrativo, stupri sessuali, giunte che cadono, funzionari travolti da bufere scandalistiche, istituzioni corrose dalla ruggine del sospetto. Storie di gossip, tradimenti e ripensamenti. Vicende di vip impastate di sesso, goliardia e ignoranza. Folle di adolescenti inginocchiati di fronte all’apparenza, al mordi e fuggi, alla vita da reality show… pronti a vivere tre metri sopra il cielo.
“Fra voi però non è così; ma chi vuol essere grande tra voi si farà vostro servitore, e chi vuol essere il primo tra voi sarà il servo di tutti” (Mc 10,44).
Carissimo Gesù, ma che razza di regno è il tuo?
Non è di questo mondo.
Ma è quello che ci vuole per cambiare questo mondo.

Buon cammino di conversione!
don Marco Pozza


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