(questo BLOG è stato visitato 16737 volte)
ULTIMI 10 VISITATORI:
ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite
[ ELENCO ULTIMI COMMENTI RICEVUTI ]
Sunday, October 22, 2006 - ore 14:25
DEDICATO ALLA FERRARI E A SCHUMACHER
(categoria: " Vita Quotidiana ")
SOLO PER OGGI CAMBIO DI SFONDO PER LULTIMA GARA DI MICHAEL SCHUMACHER IN FORMULA 1 COME PILOTA.
NEGLI ULTIMI ANNI LA FORMULA 1 HA DOVUTO SUBIRE UN GRANDISSIMO SCOTTO, QUELLO DI AVER PERSO MOLTA DELLA SUA SPETTACOLARITA A CAUSA DELLE NUOVE TECNOLOGIA E DEGLI SVILUPPI TATTICI DEI TEAM!
CINQUE ANNI FA UNA GARA TENEVA SUL BORDO DELLA POLTRONA BUONA PARTE DEGLI ITALIANI, OGGI SOLO IL 10 % DEGLI STESSI..
QUESTI ALTRI SI SONO CONVERTITI AL MOTOGP O COMUNQUE AL MOTOMONDIALE, DOVE IL 60 % DEL KIT VINCENTE E DATO ANCORA DAL
PILOTA.

RIPORTO COMUNQUE ALCUNI DATI SIGNIFICATIVI DI MICHAEL, CHE COMUNQUE SI SIANO EVOLUTE LE COSA RESTA SEMPRE UNO DEI MIGLIORI PILOTI DI SEMPRE:
Alcuni nomi sono destinati a rimanere per sempre. Legati ad uno sport anche quando chi li porta decide di farsi da parte. Mohammed Alì evocherà per sempre l’immagine del ring, Mark Spitz, quella delle gare di nuoto. Basterà dire Bjorn Borg perché si pensi al tennis Se si parla di calcio, il pensiero non può non andare, almeno per un istante, a Diego Armando Maradona. Così, Michael Schumacher rimarrà per sempre una parola magica, prima che un nome, un mantra, in grado di evocare i circuiti della Formula Uno.
Sarà strano assistere alla partenza di un Gran Premio senza il tedesco alla griglia di partenza. E sarà triste, per i ferraristi, vedere la monoposto scarlatta orfana del suo più grande pilota.
Chissà che cosa penserà Schumacher quando toglierà per l’ultima volta la sua tuta. Quando si sfilerà il casco e compirà, uno per uno, tutti quei gesti, che sono diventati unabitudine in tanti anni.
Al suo 250esimo Gran Premio, Schumacher ci è arrivato costruendo una carriera strabiliante. In quindici anni di Formula Uno, dieci dei quali alla Ferrari, ha vinto più di tutti. Mai, nella storia di questo sport, qualcuno era riuscito a vincere sette campionati del mondo (cinque dei quali, dal 2000 al 2004, consecutivi) a conquistare 91 Gran Premi, a realizzare per 68 volte la pole position. E, ancora, nessuno, oltre a lui, è mai salito 19 volte di fila sul podio, né ha fatto 75 giri più veloci in gara, oppure ha vinto 20 Gp diversi o ha tagliato per primo il traguardo 13 volte su 18, nella stessa stagione. E l’elenco dei primati di Michael, a volerlo ricordare per intero, sarebbe ancora molto, molto lungo.
Alla Formula Uno, il pilota, nato a Hurt il 3 gennaio del 1969, era approdato nel 1991. I primi ad affidargli una monoposto furono i dirigenti della Jordan, che avevano bisogno urgente di rimpiazzare per il Gran Premio del Belgio, Bertrand Gachot, trattenuto a Londra in stato di arresto. Quel giorno Schumi arrivò settimo. E si fece subito notare.
Flavio Briatore, direttore del team Benetton, gli offrì immediatamente un contratto. Fu così che il tedesco disputò con loro, al fianco di Nelson Piquet, le restanti gare della stagione. L’anno successivo conquistò qualche podio e vinse la sua prima corsa, proprio in Belgio, a Spa, dove 12 mesi prima, aveva esordito. Alla fine, chiuse il campionato al terzo posto, addirittura davanti ad un mostro sacro come Ayrton Senna.
Nel ’93 Schumacher aveva Riccardo Patrese, alla sua ultima stagione in F1, come compagno di scuderia. L’annata, però, fu dominata, ancora una volta, dalle Williams e il tedesco non riuscì mai ad essere davvero in lizza per il titolo. Ma l’appuntamento con il mondiale era solo rimandato.
Il ’94 non fu un bell’anno per la Formula Uno. A Imola, in un drammatico incidente, Ayrton Senna perse la vita. Oltreché per questa tragedia, quella stagione va anche ricordata anche per la prima vittoria di Schumi che ebbe la meglio su Demon Hill, dal quale lo separava un solo punto, all’ultima gara. Tra i due ci fu un contatto in pista, seguito dalle inevitabili polemiche fuori.
L’anno dopo Michael trionfò di nuovo sull’inglese, con il quale si era scontrato (in tutti i sensi) sui circuiti di mezzo mondo, diventando il più giovane pilota della storia, a portare due volte a casa il titolo.
A quel punto, Schumacher aveva preso una decisione che avrebbe cambiato la sua vita, quella di firmare per la Ferrari. Dall’anno seguente sarebbe stato con la scuderia di Maranello.
La casa automobilistica italiana si trovava, allora, in condizioni imbarazzanti. Non vinceva un titolo mondiale dal lontano 1979. Ci volevano pazienza e perseveranza per costruire un grande team, intorno al campione. Per il tedesco era una sfida. Poteva arrivare a vincere, certo, ma poteva anche bruciare la restante parte della sua carriera, se alla Ferrari non si cambiava registro al più presto.
Il ’96 non fu, per il cavallino, una grande stagione, segnata da ritiri e problemi tecnici. Schumi terminò, comunque, al terzo posto. L’anno dopo andò meglio e Michael arrivò a disputarsi il titolo, all’ultima gara, contro Jacques Villeneuve. Tentò, però, con un brutto gesto, di buttare fuori il rivale e, invece, danneggiò la sua auto, perdendo la gara. L’anno seguente il rivale era Mika Hakkinen: anche questa volta andò male, alla scuderia emiliana. E le cose erano destinate a peggiorare ancora.
Nel 1999, a Silverstone, Schumacher si fratturò la tibia e il perone della gamba destra. Al suo posto tentò, inutilmente, di conquistare il mondiale il compagno di scuderia Eddie Irvine.
Nel 2000, però, il titolo tanto atteso finalmente arrivò. Schumacher era di nuovo campione del mondo. Da qui in avanti la sua fu un’ascesa inarrestabile, legata a doppio filo alla Ferrari. Il tedesco era ormai il re incontrastato della Formula Uno, capace di vincere altri quattro mondiali, uno dopo l’altro.
Una serie interrotta solo nel 2005 da Fernando Alonso. Nel 2006, a Monza, il più grande pilota di tutti i tempi ha annunciato il suo ritiro, ad un passo dalla vittoria di un altro titolo.
Di questa sua ultima stagione rimarrà il ricordo della fantastica rimonta e le inquadrature della sua auto che si ferma alla soglia della grande impresa, sul circuito di Suzuka. Ma rimarranno anche, soprattutto, le immagini del campione che scende dalla sua macchina in panne e va ad abbracciare i meccanici e a rincuorarli nel momento più difficile, invece di accusarli e scaricare la responsabilità su di loro. Un grande pilota. E un grande uomo.

COI KART

COL MAGHETTO TOD
LEGGI I COMMENTI (1)
PERMALINK