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mercoledì 25 ottobre 2006 - ore 09:33
Di passato e di presente. E di autunno e pensieri.
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Sarà un periodo, sarà il freddo alle porte e ai portoni. L’autunno ha il suo fascino, ma mi manda in letargo fisicamente e psicologicamente, sonno, luce che diminuisce, che mi mette malinconia. Ma che sia la stagione?
Ci riflettevo stanotte sotto una doccia calda: mi sto fossilizzando.
Sarà questo cielo grigio, sarà che la quotidianità mi da oramai quasi troppa sicurezza, sarà che guardo mille offerte di lavoro e non mi sento in grado di affrontarne nemmeno una.
Sarà che è da tanto che non preparo uno zaino e vado via.
Rileggo ciò che scrissi oramai due anni fa, una ragazzetta appena diplomata con tanta voglia di andarsene via dalla provincia, come scrive qualcuno che per me vale tanto in un racconto: "lontano da dimenticare questo posto, da ricordarlo a Natale, da scrivere gli auguri a quelli che sono rimasti, lontano che anche il cielo sia diverso, più blu, o grigio sempre. Lontano da dover cambiare la lingua, scordare questo mio parlare, questo accento". E fu.
Poi succedono cose che ti fanno tornare, quel maledetto peso sulla coscienza, torni di controvoglia. Poi fai la fine della lucertola che muore a poco a poco, strozzata, che all’inizio si dimena forsennatamente e poi si abbandona.
E mi fa schifo. Ma se qualcuno mi dicesse oggi: "Sei libera, puoi prendere ed andare dove vuoi", probabilmente mi sentirei persa, sola, e resterei qui nel piccolo mondo che ho creato. Possibile che sia diventata così? A furia di mandare giù sassi, sono diventata troppo pesante. Abbassare lo sguardo, dove cazzo è finito il coraggio di rischiare? La rabbia mi scava dentro, invece di schizzare fuori.
Le idee e il lavoro, l’esame fallito, i soldi per fare quello che vorrei che non ci sono. A cosa servo?
Non sono più la ragazzetta che partì, non sono più quella che tornò, ripeto, a cosa servo?
Ma forse tutti questi pensieri non sono altro che nubi cerulee, come quelle che coprono il cielo a nord-est, stamattina, e vestita di grigio guardo l’acero rosso, vorrei essere il vento che passa tra le foglie, che le fa posare a terra, rosse, gialle, arancio e nere.
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