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Friday, February 06, 2004 - ore 14:32
in loco munitissimo
(categoria: " Riflessioni ")
L'Arcella non è solo stronzate su cui ridere, non è solo il nuovo bronx di Padova, è il posto dove da quando son nato, parentesi bolognese a parte, vivo e passo la maggior parte del mio tempo. Camminare per il vialone principale, rivedere i negozietti dove entravo da piccolo, prima che i cinema diventassero multisala o bingo, prima che ci fosse una sottospecie di centro commerciale, mi fa salire un groppo dentro. In questi giorni il mio quartiere me lo sono goduto a piedi da cima a fondo, come non facevo da tempo o forse non avevo fatto mai. I ricordi affiorano ad ogni stradina. La mia amica Sara studia psicologia e dice che l'olfatto è il senso che per primo risveglia il cervello, stimola i ricordi. Sarà per questo che è d'istinto scappare quando si sente odore di merda, per strada come nelle persone. E per questo forse passando davanti ai panifici puoi essere fatto, sbronzo, incazzato con il mondo o distratto ma di colpo ti senti "buono", senti quell'odore di pane che esce e ti riporta indietro quasi fossi ancora un bambino che tiene per mano la nonna nell'attesa di farsi regalare un ovetto kinder. E giri alle panchine di via Saetta, tra il tuo primo liceo e le case della tua vecchia compagnia, ti siedi e accendi una sigaretta. Una volta avevi il pacchetto da dieci perchè avevi 15 anni, ed ogni volta che passava qualche macchina conosciuta gettavi il tuo prezioso cilindretto di tabacco da 210 lire a terra. E poi avanti per le stradine, e rivedi una strada moderna dove a parte un bar è rimasto solo un vecchio baluardo di quelli che come un anziano vedi come "i tuoi tempi": la casa di Manu. La casa di quella ragazza che veniva sempre in discoteca, che veniva sempre in compagnia, ma con la quale non ci provava nessuno. Troppo sofisticata, sempre curatissima per non piacere o non destare interesse, troppo "qualcosa che non si capisce" per piacere a chiunque. Manu attirava le persone ma non piaceva a nessuno. Era simpatica, carina, gentile. Ma quando parlava non diceva niente. Aveva però una cosa che nessuno avrebbe potuto sostituire nella nostra compagnia: il vecchio fienile. Un rimasuglio forse di una stalla, nessuno ha mai capito cosa fosse, noi lo chiamavamo il fienile. Dietro la villetta modesta, una specie di piccolo capannone coperto ma aperto sul davanti, con dentro un paio di macchine troppo vecchie e malconce persino per poter essere considerate da collezionisti. Sotto quel capanno c'erano resti di sigarette, canne, pacchi di biscotti. C'era un misto di odori più confuso di quello di una profumeria sotto Natale. Ogni giorno c'erano persone diverse, la nostra compagnia più qualcuno di non ben definito, jolly che cambiavano come cambiava il tempo. Perfetti sconosciuti, che magari vedevi una volta e non rivedevi più. La cosa assurda è che spesso non c'era neanche la Manu. Suonavi il campanello, magari giusto perchè volevi fumarti una cicca in compagnia, la madre ti diceva che lei non c'era ma ti faceva entrare. Entravi e ti rendevi conto che nel "capanno" c'era già una decina di persone. E ti mettevi lì. Mancava il cartello "Comunità incontro" e poteva sembrare persino una sottospecie di patronato. Gente con i libri il pomeriggio nell'utopia di ripassare, o con le cartelle la mattina perchè si andava lì anche per bruciare. Gente che parlava delle materie da portare a settembre come dei due etti di marijuana che avevano trovato nella casa del vicino. Ragazze che piangevano e ragazze che ridevano, un'officina improvvisata per trasformare un "sì" in una harley davidson, un vecchio divano che sembrava un emmental ormai. Era triste, era una perdita di tempo. Ma era il rifugio dal mondo, come il rifugio anti-zio di qui quo e qua. Facevi un incidente in motorino? Manco andavi a casa, andavi dalla Manu. Con i jeans bagnati perchè pioveva, senza sigarette perchè ti erano cadute. Lì c'erano. Non c'era un bicchiere d'acqua perchè in casa non si entrava salvo alle feste comandate, ma c'era tutto. C'erano amici e possibili amici disinteressati. Puri fancazzisti sconosciuti magari. Ma non eri mai solo. Adesso il cancello è chiuso. Mi chiedo solo da quanto lo sia e perchè non me ne sia mai accorto prima, perchè passi ogni giorno davanti alle cose e non ci fai attenzione.
COMFORTABLY NUMB - PINK FLOYD
Hello.
Is there anybody in there?
Just nod if you can hear me.
Is there anyone home?
Come on, now.
I hear you’re feeling down.
Well I can ease your pain,
Get you on your feet again.
Relax.
I need some information first.
Just the basic facts:
Can you show me where it hurts?
There is no pain, you are receding.
A distant ship’s smoke on the horizon.
You are only coming through in waves.
Your lips move but I can’t hear what you’re sayin’.
When I was a child I had a fever.
My hands felt just like two balloons.
Now I got that feeling once again.
I can’t explain, you would not understand.
This is not how I am.
I have become comfortably numb.
Ok.
Just a little pinprick. [ping]
There’ll be no more --aaaaaahhhhh!
But you may feel a little sick.
Can you stand up?
I do believe it’s working. good.
That’ll keep you going for the show.
Come on it’s time to go.
There is no pain, you are receding.
A distant ship’s smoke on the horizon.
You are only coming through in waves.
Your lips move but I can’t hear what you’re sayin’.
When I was a child I caught a fleeting glimpse,
Out of the corner of my eye.
I turned to look but it was gone.
I cannot put my finger on it now.
The child is grown, the dream is gone.
I have become comfortably numb.
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