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2) atmosfera ovattata post-balla
3) poter stare in silenzio senza il bisogno di spiegarne il significato...
4) gli stranimali
5) la voce di eddie vedder ed i pearl jam
6) la mozzarella e i derivati del maiale (per gli amici pig)
7) "tears of the dragon" di bruce dickinson ascoltata di notte in cuffia al buio con la finestra appena aperta e una birretta in mano.. qualcuno ha da accendere?
8) lo stroh-rum di momo!!!!



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martedì 31 ottobre 2006 - ore 00:26


Una sola era la verità
(categoria: " Riflessioni ")


Ciao, cara.

Noi tutti, nella vita, abbiamo un attimo di sbandamento.
Ricordo quel periodo. La mia acne giovanile in via di guarigione avanzata scompariva, lasciando il passo ad una sconosciuta voglia di libertà, fino a un paio d’anni prima negata.

La terza media, la mia emancipazione. La mia scoperta dell’esistenza della mona, i primi momenti in cui se vedevo qualche amico fumare non mi rattristavo per lui ma pensare "toh, cazzi suoi!", un lieve volo pindarico verso la poligamia dopo aver visto attraverso i cespugli le poderose zinne di Ursula in montagna. Mentre il mio amore platonico verso una veneziana andava scemando, alla vista di lei in costume. Le mie mani, nelle notti solitarie, amavano Ursula in modo diverso da come amavo la veneziana.

E poi gli anni passano, io, appunto, inizio ad avere le redini più allentate, faccio cose indicibili, giusto per prenderne qualcuna a caso:
- urinare in un ascensore di un palazzo di corso Garibaldi in centro, dove ancora oggi mi chiedo perché cazzo fossimo entrati a chiedere informazioni per un corso per parrucchieri
- suonare i campanelli. ma non, come è ovvio, in una zona "foresta". no: vicino a casa mia. così il rischio (che ci piace) era maggiore
- guardare i film porno, rubando il "codice maggiorenni" dal contratto videobank. Quale strana sensazione nel vedere Claudia Koll sodomizzata, quando ancora pensavo che le chiappe fossero fatte solo come strumento di output
- fare scherzi telefonici a Ferragosto con Davide, perché eravamo gli unici due sfigati ad avere il pranzo di famiglia mentre tutti gli altri erano in piscina
- andare in discoteca! E non mi bastava andarci: dopo due settimane già ero stato preso come PR, e dopo qualche mese ci mettevo dischi.

E proprio allora dovevo convincermi di essere innamorato?
No, dico, proprio allora?
L’agonia iniziò conoscendo questo status symbol di sta cippa. Questa ragazza che tra i piccoli Papaboys spopolava. Io non ero poi così donnaiolo. Ero riuscito a convincere tale Grazia di avere un anno in più, e ballavo con lei in discoteca grandissime hit, quali "Sei un mito" degli 883. Ovviamente, in pratica non battevo chiodo. L’altra nostra grande amica, Ledda, la dava a tutti tranne che a noi. Ogni tanto, però, si rimediava UN, e dico uno, bacino per il "fascino della consolle".

Chi arrivava in consolle era salvo, e io ci lavoravo. Era un po’come giocare ad "Alta", solo che ad Alta non si rimorchiava, in consolle sì.

Insomma, conosco tale donna che proprio non ne vuole sapere delle discoteche. E un idiota che era pure in classe con me alle medie, geloso non si sa perché, visto che ero solo un servo della gleba, iniziava a dire in giro che mi facevo in vena. Io, che non mi ero fatto neanche una canna, all’epoca. Amen. Ricordo con piacere di averlo fatto piangere una sera, minacciando di sputargli in faccia per il suo essere misero.

E di aver riso tantissimo quando si esibì in una catastrofica esibizione "canora" (= prega, cane!) di "74/75" dei Connells, duo sparito, come lui, nel guano.

Anche il suo Pinotto (chiamando lui Gianni) era un idiota. E faceva le stesse misere "ciaccole" per infamarmi. Ma io me ne fottevo, ed andavo avanti. Mentre loro studiavano un modo per fottermi, io mi pavoneggiavo e ridevo. Tanto, andare in bianco per andare in bianco, almeno stavo meglio di loro.

Ricordo che per seguire "lei" ho ascoltato le PEGGIOCOSE (licenza poetica). Cantanti che ancora oggi mi fanno male solo a pensarci. Ed ho capito che, spesso, nei patronati si ascoltano musiche oscene. E qualcuno non lo capisce nemmeno a 27 anni, povero lui. E povero anche il cavallo.

Scrivevo pure i testi nel diario. Cioè, io, ribelle, addirittura tossico secondo gli "sfighèz" del patronato, pieno di simboli politici nel diario, a fianco avevo.. merda.

Stocazzo. Per fortuna ho reagito. Reagito a chi mi considerava troppo diverso perché mi divertivo. Davvero mi divertivo, eh. Tanto, pure. O perché fumavo. O perché facevo tardi la notte. O, addirittura, perché nel ’95 avevo il cellulare e sembravo un alieno.

Salvo poi ritrovarla ubriaca marcia, in versione "ciminiera", di ritorno da mistiche esperienze all’estero.

Una sola era la verità, mia cara. Io ero un adolescente che ancora non sapeva ci fossero forme di infatuazione così facilmente confondibili con "è-la-donna-della-mia-vita".

Tu, invece, eri un’adolescente che aveva già il culo grosso.

ILLUSO - DANIELE SILVESTRI
Illuso è chi pensa che un prete sia sinonimo di santità
chi un giorno decide il da farsi ed è sicuro che lo farà
Illusa è la gente che crede in una o più divinità
soltanto se quello che vede non è conforme alla normalità

Chi vive superficialmente ma crede di apprezzare le piccole cose
chi vuole sedurre una donna regalandole rose, regalandole rose

Illuso è chi cerca in un bacio il suono di mille campane
chi guarda alle stelle e vedendole lì non le trova poi tanto lontane

Illusa mia madre quel giorno che disse mio figlio mi darà
l’amore di cui ho bisogno, perché mio figlio un buon figlio sarà.

Chi vive superficialmente ma crede di apprezzare le piccole cose
chi vuole sedurre una donna regalandole rose, regalandole rose

Illuso anch’io continuamente, confuso tra tante realtà
ma se scoprirò quella giusta, chissà se poi l’illusione cadrà
se scoprirò che c’è una sola realtà non credo che mi basterà.


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