(questo BLOG è stato visitato 45885 volte)
ULTIMI 10 VISITATORI:
ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite
[ ELENCO ULTIMI COMMENTI RICEVUTI ]
Friday, November 03, 2006 - ore 00:48
La Piccola Morte
(categoria: " Amore & Eros ")
Al tempo degli Dei dell’Olimpo, vi erano un re ed una regina, che avevano tre figlie. L’ultima di queste, PSICHE, bellissima, riuscì a suscitare la gelosia di Venere, la quale chiamò il figlio AMORE e gli ordinò di farla innamorare di un mostro orrendo.
Tuttavia, AMORE, nel prendere la freccia che sarebbe servita a fare innamorare PSICHE del mostro ne rimase ferito e si innamorò egli stesso della fanciulla, tanto da portarla nel suo palazzo, dov’ella veniva servita e onorata come una regina da ancelle invisibili e lì, immersi in un buio profondo, ogni notte veniva animata da una grande passione tra i due amanti.
Lui, dunque, non svelava il suo volto alla fanciulla, giustificandosi dicendole che se l’avesse visto anche per un solo istante, sarebbe scomparso per sempre.
Ma la giovane donna, fidandosi delle sue sorelle, animate, purtroppo da una profonda gelosia, prese un lume ad olio e, approfittando del profondo sonno in cui AMORE era caduto, lo accese. Vide, così, il volto del misterioso amante. Rimase colpita dalla bellezza del giovine; fece per baciarlo, ma una goccia di olio bollente del lume cadde sulla spalla del giovane che, dolorante e arrabbiatissimo, volò via.
Egli perdonò PSICHE ma per prima cosa volle vendicarsi delle sorelle della ragazza.
PSICHE girava il mondo in cerca di AMORE ma egli non poteva sentirla: il bruciore cagionatogli dalla goccia bollente era talmente forte tanto quanto la delusione amorosa che si rifugiò nella stanza da letto della madre, rifiutando, perfino, di andare in giro a far innamorare i mortali.
Alla fanciulla, purtroppo, tocca affrontare l’ira di Venere che, sempre animata dalla sua gelosia, le impone di superare quattro difficilissime prove, superate le quali, otterrà, in premio, di rivedere AMORE, nel caso contrario, solo la morte l’attendeva.
La prima prova consisteva nel dividere un mucchio di semi in vari gruppi, a seconda del tipo dei semi, in un tempo brevissimo. PSICHE, scoraggiata, aveva subito rinunciato all’impresa impossibile per lei, ma una formica, mossa a pietà, chiamò a raccolta le altre formiche che, in men che non si dica riuscirono a dividere tutti i semi. Venere, tornata, di lì a poco, dovette arrendersi alla vittoria di PSICHE.
Ma altre tre prove dure attendevano PSICHE.
La seconda prova consisteva nel prelevare un ciuffo di lana dal vello dorato di alcune pecore. Ma PSICHE, venne prontamente avvertita da una canna che cresceva in quei pascoli, che quelle pecorelle in realtà erano dei montoni feroci e che l’avrebbero di certo uccisa. Allora, su consiglio della canna incantata, la fanciulla attese la notte, per poter nascondersi fra i cespugli dove avevano pascolato le bestie feroci e percuoterne i fuscelli che avrebbero rilasciato i ciuffi di lana impigliati fra di essi. Portò, così, tanta di quella lana dorata a Venere dovette nuovamente capitolare, con la speranza che le altre prove avrebbero dilaniato PSICHE.
La terza prova prevedeva che PSICHE salisse su un monte dalle pareti ripidissime, sulla cui cima vi era una sorgente d’acqua sacra. La fanciulla, una volta arrivata alla sorgente, avrebbe dovuto riempire un’ampolla di acqua sacra e portarla, ancora gelida, alla dea. Velocemente PSICHE cominciò ad ascendere la tortuosa roccia ma, un’aquila, vedendola in difficoltà, volò fino a lei, le strappò di mano l’ampolla riportandogliela piena di acqua sacra. Anche stavolta Venere venne disfatta. L’ultima prova, la più difficile, vedeva PSICHE recarsi negli Inferi per chiedere a Proserpina di mettere in un vaso un po’ della sua bellezza. Ma la fanciulla disconosceva il modo per arrivare nell’Ade, aveva addirittura pensato di suicidarsi per potervi accedere, ma una torre le parlò e le disse che in una città vicina c’era un cunicolo che portava direttamente agl’Inferi ed avrebbe dovuto portare con sé due focacce mielate e avrebbe dovuto mettere in bocca due monetine.
Arrivata in quella città, la fanciulla incontra un asinaio zoppo con un asino zoppo che le chiede aiuto, ma a lei è stato detto di non fermarsi per nessuna ragione. Una volta arrivata al fiume Stige trova un vecchio, chiamato Caronte, a cui dà una delle due monetine per farsi accompagnare dall’altra parte dello Stige. A metà percorso incontra un vecchio che le chiede di farlo salire sulla barca ma sa che non deve dar retta a nessuno e prosegue. Successivamente incontra Cerbero, un cane a tre teste, e a lui, per imbonirlo, getta una delle due focacce. Finalmente arriva al cospetto di Proserpina, la quale la invita ad un fastoso banchetto ma le è stato detto di rifiutare per mangiare un semplice tozzo di pane, seduta a terra.
PSICHE si fa consegnare il vasetto, con la promessa di non aprirlo in nessuna occasione e si rimette in viaggio: aveva, finalmente, superato tutte e quattro le prove.
Si sentiva sciupata, però, da tutte queste fatiche, allora decise di aprire il vaso per appropriarsi della bellezza che esso conteneva per diventare, appunto, più bella di prima. Le era stato detto, però, di non aprire mai quel vaso, pena la morte.
Venere sapeva che quel vaso conteneva un veleno mortale, e contava proprio su quel veleno per uccidere PSICHE.
Dunque, PSICHE aprì il vaso, ma dentro non v’era nulla, se non un sonno profondo che la fece addormentare. Arrivò, d’un tratto, AMORE, dal cielo che rinchiuse quel sonno nel vaso e punse PSICHE con una delle sue frecce affinché riaprisse gli occhi. Poi la portò in cielo da Zeus che fece bere alla fanciulla una coppa di ambrosia.
PSICHE divenne, così, immortale e moglie di AMORE.
Il frutto della loro unione fu una fanciulla che chiamarono PIACERE.
LEGGI I COMMENTI (1)
PERMALINK