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Wednesday, November 08, 2006 - ore 14:20



(categoria: " Vita Quotidiana ")






Perché ci siano persone dalle idee chiare e persone che invece, come me, vaghino continuamente nel buio, spostandosi da una parte all’altra come le palline di un flipper... non è dato saperlo.
Perché ci siano persone che sanno intuire la strada giusta e la percorrono dritti come sulla TAV Roma Firenze e ce ne siano invece altre, come me, che si perdono in meandri tortuosi e inconcludenti, che finiscono per farti perdere la percezione del tuo punto d’arrivo, non è dato saperlo.

Ecco, la mia vita è un labirinto. E io attualmente mi sono persa. Il punto è che io sono sempre in uno stato di smarrimento. E attenzione: non è uno smarrimento dovuto all’ignavia, alla mancanza di passioni e all’essere trascinata dagli eventi. Il mio è lo smarrimento di chi per troppa curiosità e brucianti passioni si avventura un pò ovunque dimenticando la via principale. Ma c’è mai stata una via principale?
Da un pò di mesi a questa parte ho cominciato a ripercorrere mentalmente la mia vita, in ogni frammento di cui abbia ricordo, in modo quasi ossessivo, meticoloso, puntiglioso. Osservo le situazioni passate, le scruto come sotto una lente di ingrandimento, poi le ripercorro a ritroso, in rewind, come avessi una VHS. Dove ho sbagliato? O forse non erano sbagli in quel momento? E allora perché ho fatto quello e non altro? Un tentativo di comprendere i miei gesti in ogni loro sfaccettatura e trovare un segno delle mie inclinazioni, delle mie attitudini, cercando di declinarle in una possibile professione. Il risultato per ora è solo un rinfocolarsi della mia attività onirica e un aumento delle mie pause riflessive che provocano momentanee assenze dalla realtà sensibile, nonché preoccupazione da parte di chi mi è vicino ( sempre lui, paziente più di un santo. “Amorino, ci sei? Non eri qui in questo momento vero?” ).
Ma sono sicura che questo viaggio “au reboir” alla fine darà i suoi frutti. O almeno spero.
Circa una settimana fa, parlando con una mia cara amica al telefono, ho afferrato un punto dolente sulla mia situazione lavorativa. Mi piace la ricerca universitaria per ciò che comporta come studio e riflessione su una porzione del mondo che ci circonda, ma non ne sopporto le dinamiche professionali, più in generale la struttura che la sostiene. D’altra parte, pur trovandomi più a mio agio nella struttura di un’azienda, non ne sopporto la rincorsa al profitto e, almeno nel mio caso, i contenuti di riferimento, nonché la mancanza totale di studio e riflessione, l’appiattimento sul lato bieco dell’essere umano. In conclusione, nelle mie due grandi alternative al lavoro, non ce c’è una che mi vada a genio. Sarà questo un punto di partenza?
Intanto continuo a barcamenarmi tra lavoro embedded e tentativo di studiare, scoprire, scrivere nei ritagli di tempo. Ovvero, continuo a tenere i piedi su due staffe aspettando che s’illumini la terza via, che è sempre quella più giusta.

Chissà se anche voi condividete parte delle mie inquietudini e insoddisfazioni, chissà se sapete governarle meglio rispetto a me.
In ogni caso... alla fine di questa pseudo-riflessione nella mia pausa pranzo, ritorno e ribadisco che la mia chiave sta nel labirinto. Grande archetipo umano, molto femminile, affascinante e sicuramente pieno di arcani risolutivi. Se si è bravi, dal labirinto si esce avendo raccolto molte più visioni e stimoli di chi ha perseguito la retta via.





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thrilly, 27 anni
spritzina di livorno
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