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Friday, November 10, 2006 - ore 14:14
PUNK IS DEAD!!
(categoria: " Vita Quotidiana ")
[E’ il novembre del 1976 quando i SEX PISTOLS, pubblicando il loro singolo d’esordio "Anarchy in the U.K.", coniugano di fronte al mondo il nuovo verbo del PUNK. E’ il gennaio 1978 quando, dopo soli 14 mesi di vorticosa attività, i SEX PISTOLS si sciolgono, lasciando il campo alla breve meteora di Sid Vicious (morirà di lì a poco) e a quella assai più duratura di Johnny Rotten. Ma, ciò che più conta, la fulminea carriera del gruppo inglese finirà per incarnare ed essere identificata con l’intera storia del PUNK, di ciò che era nato per distruggere e seppellire tutto il resto, di ciò che predicava il "no future" e "no rules" come suo unico verbo. Il PUNK cessò di essere un "genere", un "movimento" un attimo prima di diventare istituzionale, di essere digerito e assorbito dal sistema. Il suo sanguinoso suicidio pubblico finirà per farlo sentire per sempre indigesto, incompreso, incompleto e quindi perfetto, dalla società che lo aveva partorito. E questo renderà inutile ogni tentativo fatto a posteriori, da parte di altre band pop-rock, del loro pubblico, o anche di più o meno accomodanti addetti ai lavori, di accreditarsi come prosecutori e nuovi alfieri di quel genere. Il PUNK nel suo senso originale, nel suo significato, fu una piroetta pura e disperata di fronte allo show-biz, che provocò morti e feriti (veri), soprattutto perché inattesa e imponderabile, e che implose in se stessa perché non proponeva alcun tipo di valore antagonista a quelli che era nata per distruggere e sbeffeggiare: niente di quanto è successo dopo, dai primi anni ’80 all’arrivo di band come i Green Day, ha nemmeno lontanamente a che fare con quel mondo. Tutto è programmato, tutto è anzi fortissimamente voluto proprio da quel music business, da quel sistema, che il PUNK aveva contribuito a rivoluzionare per una breve stagione. Il "no future" dei punk oggi è accantonato in soffitta, insieme ad ogni tipo di comportamento politicamente scorretto: il punk è solo un simulacro, come evocare il fuoco e la fiamma di qualcosa che non c’è più per crearsi una discendenza in qualche modo nobile con quanto - sotto la supervisione del proprio commercialista - si può fare adesso. I tempi sono cambiati, del resto. E quella purezza, seppure non priva delle sue zone d’ombra, rimane una sorta di isola (in)felice lontana anni luce dalla MTV generation.

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