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Tuesday, November 14, 2006 - ore 23:46


L’imam: «Il Dio cristiano non esiste e i cristiani sono bestie»
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Per sentire gli accidenti di qualche imam basta andare in una moschea a caso, un giorno a caso, e ascoltarne la predica. Un esempio: quella dell’imam di Segrate Abdur Rahman, alias Rosario Pasquini, ex avvocato di 72 anni convertito all’islam …

Avviso ai naviganti. Pensate che per meritarsi gli accidenti di qualche imam occorra disegnare vignette o stuzzicare l’orgoglio musulmano citando vecchi imperatori che nessuno ricorda (vedi il discorso di Ratzinger a Ratisbona)? Credete che per eccitare gli animi dei musulmani più integralisti occorra chiamarsi Oriana Fallaci, o mettersi a criticare l’usanza del velo per le donne? Niente affatto. Basta andare in una moschea a caso, un giorno a caso, e ascoltare la predica di un imam a caso. E sentirsi dire, udite udite, che chi non è musulmano è una «bestia». Tale e quale, alla faccia del dialogo e delle bandiere arcobaleno. La cronaca: giorni fa veniamo a sapere che alla moschea di Segrate, alle tre del pomeriggio, ci sarà la predica dell’imam Abdur Rahman, alias Rosario Pasquini, un ex avvocato di 72 anni, che si è convertito all’islam quando ne aveva quaranta. Pasquini è amico e sodale di Ali Abu Shwaima, che del Centro Islamico di Milano e Lombardia, cioè della moschea di Segrate, è tra i fondatori nel 1988. E proprio Shwaima è l’imam che qualche settimana fa ha gridato insulti a Daniela Santanché, rea di avere biasimato l’usanza del velo: «Ignorante! Falsa! Infedele!», il tutto in diretta tv. Invettive, o forse una vera e propria fatwa, che alla deputata è valsa l’assegnazione della scorta da parte del Ministero dell’Interno. Bene, Shwaima ha detto recentemente in un’intervista a Tempi che nel giro di dieci anni «l’islam sarà nel cuore degli italiani». Perfetto, ci siamo detti noi di Libero, perché diffidare? Andiamo a conoscere questo islam che ci entrerà nel cuore. Così eccoci a Segrate. La moschea spunta come un fungo in uno spazio desolato. Davanti c’è un distributore di benzina, più in là il cavalcavia, la strada per Milano. Entrando si ode il mormorio degli uomini che pregano. Le donne si radunano in un’altra sala, ben distante. Finita la preghiera ci uniamo al gruppo, togliamo le scarpe, come vuole il rito, ed entriamo nella stanza accanto, dove, in fondo, dietro a un tavolo, scorgiamo finalmente l’Abdur Rahman-Pasquini di cui sopra: un uomo dai modi gentili, il volto simpatico, incorniciato dalla barbetta bianca. La sala è colma di gente che siede in rispettoso silenzio, gli uomini nelle file davanti, le donne più indietro. Pasquini, che ci dicono essere uomo di grande e illuminata saggezza, ci chiama per nome e ci fa accomodare in prima fila: devono avergli detto che siamo giornalisti. Nessun problema, scattiamo persino delle foto. Nel chiaro intento di convertirci, Pasquini ci dimostra l’esistenza di Allah, unico e vero Dio. «Allah», dice, «esiste come è vero il teorema di Euclide». Come negarlo? Impossibile. Lo dice espressamente Pasquini: a Dio non si "crede", di Dio ci si convince, coi giusti ragionamenti. Gli stessi che, sempre secondo Pasquini, dimostrano la falsità della religione cristiana. «Come può Dio avere un figlio? Questo lo fanno gli uomini!», e oplà, in un minuto è demolito il cristianesimo. Gli astanti, una quarantina, sorridono compiaciuti. Molti sono gli italiani convertiti, che intervengono a domandare le cose più svariate. Ce n’è uno oltre la cinquantina, che chiede se bisogna per forza pregare in arabo. «Certo», risponde Pasquini, «altrimenti la tua preghiera non vale niente», e giù a biasimare la chiesa cattolica che ha abbandonato il latino. «Però», prosegue l’imam, «la pronuncia più stentata per Allah sarà uguale alla più perfetta». Meno male, pensiamo. Ma il peggio deve ancora venire. Arriva infatti il momento di parlare degli infedeli. Pasquini: «Vivono in modo automatico, come degli animali». Infatti non sanno che Allah è il "vero" Dio, perciò nulla comprendono della vita. Colpiti da tanta intransigenza domandiamo all’imam: un uomo come Salvo D’Acquisto, un carabiniere che si incolpa di un attentato e si fa uccidere dai nazisti, salvando la vita a una ventina di innocenti, dobbiamo definirlo «una bestia»? L’esempio è di quelli pesanti, ma Pasquini non fa una piega. Premette che «Allah nella sua misericordia ne terrà conto», ma ciò non toglie che chi non riconosce Allah «ha vissuto come una bestia». Nella sala c’è ancora più silenzio e grande attenzione. Noi insistiamo: dobbiamo forse dire che tutti i non musulmani, se pure si sacrificano al di là dei loro egoismi, vivono come bestie? «Non vivono come bestie, sono bestie», risponde secco Pasquini, mentre ci guarda con freddezza inquietante. Intanto il tizio seduto accanto ci interrompe con cortesia: «Scusa, ma i carabinieri che vanno in Iraq, cosa credi tu, ci vanno per questi», e con la mano il ragazzo, forse un egiziano, fa il cenno dei soldi. Siamo esterrefatti. Pasquini dice ancora che le donne «sono razionalmente inferiori agli uomini, ma hanno altri doni ben più grandi». Però sono le occidentali le vere schiave, altro che donne islamiche, perché sono incalzate dalle ossessioni del consumismo. Dopo un’oretta così la predica si chiude e i fedeli se ne vanno. Certi ci guardano con un sorriso che non riusciamo a decifrare. Ecco Yussuf, un italiano convertito sulla quarantina. «Ho due figlie piccole ma gli faccio portare già il velo», dice, «è per abituarle». Si parla di cristiani: «In cosa credono, me lo dici tu?! Può esistere un Dio che è uno e tre allo stesso tempo, padre, figlio e spirito santo?!», chiede Yussuf, che negli occhi ha sempre la stessa espressione vitrea, e mentre parla non fa una piega e non cambia mai tono. E incalza: «Chi ha scritto i Vangeli? Uomini vissuti cent’anni dopo Cristo, che raccontano per sentito dire! Invece il Corano è vero, è la parola dell’arcangelo Gabriele rivelata a Maometto». Insomma, l’importante è battere il cristianesimo. Intanto si è fatto tardi: sconfortati, lasciamo la moschea dell’Ucooi, «la prima in Italia con cupola e minareto», come si legge nei siti online che le sono dedicati. Sarà, ma questo islam non ci è entrato nel cuore. Proprio per niente.
LA PRIMA MOSCHEA IN ITALIA CON CUPOLA E MINARETO
La moschea di Segrate, alle porte di Milano, si trova in via Cassanese 3. È stata fondata da Ali Abu Shuwayma e Abdur-Rahman (Rosario Pasquini) ed è la prima in Italia con cupola e minareto. Il Centro islamico pubblica "Il messaggero dell’Islam" dal 1982 e anima anche una casa editrice, le Edizioni del Calamo, che ha pubblicato testi sull’abbigliamento e l’alimentazione islamiche, e sulle donne nella società

di Alessandro Trevisani

LIBERO 12 nov. 2006


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