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HO VISTO

Ho visto scimmie arrampicare su ogni tipo di ramo
Ho visto pesci abboccare ad ogni tipo di amo
Ho visto donne dalla pelle d’oro e donne more vestite in
cellophane
Oppure solo con un fiore
Ho visto un piede farsi avanti è l’altro che esitava
In una mano un cellulare nell’altra la clava
Ed o pensato ai miei pensieri con comodità
Giustificando per pigrizia anche le atrocità
E ho visto toccato ascoltato annusato
In ogni torta che vedevo
Ci ho affondato il dito
E vedrò toccherò ascolterò annuserò
E in ogni torta come sempre il dito affonderò
Ho un buco nella tasca
Ogni cosa che ci metto scompare
Ho un buco nella tasca ricominciare
Ho visto un essere umano preoccuparsi per me
Senza chiedere in cambio niente di niente per sé
E ho fatto scelte senza scegliere che scelta fare
Convinto di trovare una montagna sotto al mare
E ho visto le api fare il miele
E gli uomini fare il male
E ho visto l’arcobaleno prima di un temporale
Ho visto il lampo di una lacrima alla fine del riso
Ho visto un uomo camminare dopo che è stato ucciso
Ho visto i fiori più meravigliosi e colorati quelli più rari
Inaccessibili e più profumati
Mi son trovato alle soglie di una notte scura
Utilizzavo quel ricordo contro la paura
E ho messo trappole in giro e ci son cascato io
E ho visto auto in doppiafila nel parcheggio di dio
E ho visto toccato ascoltato annusato
In ogni torta che vedevo
Ci ho affondato il dito
E vedrò toccherò ascolterò annuserò
E in ogni torta come sempre il dito affonderò
Ho un buco nella tasca
Ogni cosa che ci metto scompare
Ho un buco nella tasca ricominciare

E ho visto causa ad effetto che si scambiavano il ruolo
E ho visto bravi orchestrali crollare dentro un assolo
E ho visto facce diverse dentro lo stesso riflesso
Ed ogni giorno è diverso anche se il sole è lo stesso
E ho visto grandi orologi su gente di poco polso
E sarei anch’io un assassino se non deviassi l’impulso
Guarda quel fiore finto sembra vero. Ho detto
Guarda quel fiore vero sembra finto, Ho detto

E vedrò toccherò ascolterò annuserò
E in ogni torta come sempre il dito affonderò
Ho un buco nella tasca
Ogni cosa che ci metto scompare
Ho un buco nella tasca ricominciare

STO ASCOLTANDO

La solitudine è ascoltare il vento e non poter raccontarlo a nessuno.

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ORA VORREI TANTO...



STO STUDIANDO...

Se hai un’idea rispettala, non perchè è un’idea, ma perchè è tua.

OGGI IL MIO UMORE E'...

Io non sarò mai nessuno, ma nessuno sarà mai come me.

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ORA VORREI TANTO...



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Friday, November 17, 2006 - ore 13:24


Venerdì 17
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Alzi la mano chi non si è preoccupato dando uno sguardo al calendario di novembre e scoprendo che a metà mese la sorte ha fatto sì che i due simboli della sfortuna: il venerdì e il numero 17, si trovasse nella stessa casella.
Secondo gli esperti di manie e psicosi umane sono in molti a coltivare un animo superstizioso, retaggio di uno spirito arcaico. Superstizione è infatti un termine che ci riporta al passato: la parola nasce dal latino composto di "super" (sopra) e "stare" (stare). Stare sopra quindi da cui "superstes" è inteso come ciò che ancora sopravvive del passato e non è ancora regolato dalla cultura e dalle religioni ufficiali e dominanti.


I numeri della malasorte - Ma perché proprio il venerdì 17? Molte delle credenze legate alla sfortuna sembra siano connesse, alla loro origine, con qualche evento reale storico e magari di origine religiosa.
Il diciassette viene tradizionalmente considerato un numero sfortunato perché un anagramma del suo numero romano, "XVII", è "VIXI", che significa "ho vissuto", cioè "sono morto". Secondo la Bibbia proprio di diciassette sarebbe iniziato il diluvio universale e, ancora, si dice che porti sfortuna soprattutto il venerdì 17 perché, secondo il Vangelo, di venerdì sarebbe morto Gesù.


Situazioni da evitare - Esistono poi credenze che hanno a che fare con circostanze da sfuggire: molti credono che essere in 13 a tavola porti sfortuna, così come partire di venerdì: "di Venere e di Marte non si sposa né si parte", dice il detto popolare.
Il tredici a tavola porterebbe male perché nell’ultima cena il tredicesimo era Cristo che finì crocifisso. Un venerdì 17 di parecchi secoli fa (1307) è diventato un giorno di sfortuna perché è stato dato da Filippo il Bello, e contemporaneamente in tutta la Francia, l’ordine di uccidere tutti i Templari, ordine di origine sacro-cavalleresco.


Gli scongiuri - Sono numerosi i riti per allontanare la "iella": gettarsi il sale dietro le spalle quando è caduto l’olio è una pratica molto diffusa. La "sperlingueia" genovese aggiunge acqua e olio per togliere il malocchio ai bambini versando il contenuto sulla testa.
Nel Sud si utilizza la stessa pratica per togliere la iettatura: se l’acqua e l’olio si sciolgono in tante goccioline contro ogni aspettativa razionale, significa che il rituale ha funzionato, se acqua ed olio restano con macchie troppo grandi distinte l’una dall’altra allora il malocchio non è stato tolto.
Pratica simile si esegue nel caso in cui si rompa uno specchio per evitare i famosi sette anni di guai.


L’origine dei riti - L’uso del sale e dell’olio riguarda la preziosità di questi elementi offerti in dono in un rito pagano e religioso d’altri tempi. L’uso di versare un po’ di sale alle spalle pare sia collegato al "non girarsi indietro" e alla trasgressione biblica della moglie di Lot che si voltò indietro a guardare la distruzione di Sodoma e diventò di sale.
L’olio che cade indica trascuratezza rispetto ad un elemento tanto prezioso e importante negli antichi riti religiosi e magici, oltre che come alimento e unguento. Lo specchio riflette la nostra immagine e simbolicamente la nostra identità. Se si rompe è come si rompesse la capacità di vederci, fatto collegato con la paura della morte, dello svanimento. Il numero sette è poi un numero speciale: basta ricordare quante volte esso viene citato nella Bibbia per confermarlo come tale.


Buona Giornata a Tutti


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