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Una dedica speciale


Morning comes too early
and nighttime falls too late
And sometimes all I want to do
is wait
The shadow Ive been hiding
in has fled from me today

I know its easier to walk away than look it in the eye
But I will raise a shelter to the sky
And beneath this
Star tonight Ill lie
She will slowly yield the light
As I awaken from the longest night

Dreams are shaking
Set sirens waking up tired eyes
With the light memories all rush into his head

By a candle stands a mirror
Of his heart and soul she dances
She was dancing through the night above his bed

And walking to the window
He throws the shutters out
Against the wall
And from an ivory tower
hears her call
let the light surround you

Its been a long, long time
Hes had awhile to hink it over
In the end he only sees the change
Light to dark
Dark to light
Light to dark
Dark to light

Heaven must be more than this
When angels waken with a kiss
Sacred hearts wont take the pain
But mine will never be the same

He stands before the window
His shadow slowly fading
from the wall
And from an ivory tower
he hears her call
let the light surround you

Once lost but I was found
When I heard the stained glass shatter all around me
I sent the spirits tumbling
down the hill
But I will hold this one on high above me still
I once could see but now at last
Im blind

I know its easier to walk away
than look it in the eye
But I had given all than I could take
And now Ive only habits
left to break
Tonight Ill still be lying here
Surrounded in all the light


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Saturday, November 18, 2006 - ore 12:05


Monologo
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Il monologo è una composizione scenica, o parte di una composizione scenica, teatrale o di altro tipo, pensata per essere recitata da un solo attore, che è da solo in scena nel momento in cui parla.

Per esempio sono monologhi : l’ Essere o non essere nell’Amleto di William Shakespeare, o i dialoghi di Eduardo De Filippo con il professore sul terrazzo di casa Cupiello, ma anche composizioni sceniche complete, che prevedono diversi gradi di partecipazione del pubblico, come Novecento di Alessandro Baricco, o il Mistero Buffo di Dario Fo.

Talvolta un monologo può essere un prologo o un epilogo, quando l’attore, si ritrova da solo a recitare, all’apertura o alla conclusione della messa in scena. In alcuni casi la funzione introduttiva o conclusiva di tali monologhi è esplicitata, come nel caso in cui l’attore impersona direttamente un personaggio che ha funzione narrativa, chiamato direttamente Prologo, come nelle commedie di Pietro Aretino. In altri casi la funzione è implicita alla scena, ad esempio quando, nel Riccardo III, è egli stesso, un personaggio della storia, a introdurci nelle vicende, con esplicazione degli antecedenti e dichiarazione degli intenti futuri.

In altri casi ancora è tutte e due le cose, contemporaneamente, in modo non chiaramente distinguibile, come nel caso del monologo finale di Puck nel Sogno di una notte di mezza estate, che chiama in causa sia il suo personaggio di folletto, sia la figura dell’attore, che da corpo all’ombra del personaggio, sia la visione del teatro come sogno.




l’ AMLETO

Essere o non essere: questo è il problema: se sia più nobile all’animo sopportare gli oltraggi, i sassi e i dardi dell’iniqua fortuna, o prender l’armi contro un mare di problemi e combattendo disperderli.

Morire dormire; nulla più: - e con un sonno dirsi che poniamo fine al dolore e alle infinite miserie, naturale retaggio della carne, è soluzione da desiderare ardentemente.

Morire - dormire - sognare, forse: ma qui è l’ostacolo che ci trattiene: perchè in quel sonno della morte quali sogni possan venire, quando noi ci siamo sbarazzati di questo groviglio mortale: è la remora, questa, che di tanto prolunga la vita ai nostri tormenti.

Chi vorrebbe, se no, sopportar le frustate e gl’insulti del tempo, le angherie del tiranno, il disprezzo dell’uomo borioso, gli spasimi dell’amore disprezzato, gli indugi della legge, l’insolenza di chi è investito di una carica, e gli scherni che il merito paziente riceve dai mediocri, quando di mano propria potrebbe saldare il suo conto con due dita di pugnale?

Chi vorrebbe caricarsi di grossi fardelli imprecando e sudando sotto il peso di tutta una gravosa vita, se non fosse il timore di qualche cosa, dopo la morte - la terra inesplorata donde mai non tornò alcun viaggiatore - confonde la volontà, e ci fa piuttosto sopportare i mali che abbiamo, che non volare verso altri che non conosciamo?

Così la coscienza ci fa tutti vigliacchi; così la tinta naturale della determinazione si scolora al cospetto del pallido pensiero. E così imprese di grande importanza e rilievo per questo riguardo deviano il loro corso: e dell’azione perdono anche il nome.


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