I campi erano arsi e screpolati dalla mancanza di pioggia. Le foglie pallide e ingiallite pendevano penosamente dai rami. L’erba era sparita dai prati. La gente era tesa e nervosa, mentre scrutava il cielo di cristallo blu cobalto. Le settimane si succedevano sempre più infuocate. Da mesi non cadeva una vera pioggia.
Il parroco del paese organizzò un’ora speciale di preghiera davanti nella piazza davanti alla chiesa per implorare la grazia della pioggia. All’ora stabilita la piazza era gremita di gente ansiosa, ma piena di speranza.
Molti avevano portato oggetti che testimoniavano la loro fede. Bibbie, croci, rosari: il parroco era compiaciuto, ma non riusciva a distogliere lo sguardo da una bambina composta in prima fila. Sulle ginocchia aveva un ombrello rosso.
In principio Dio creò il cielo e la terra, la luce del sole e rìi riflesso della luna, le costellazioni, le stelle e i pianeti… ma un giorno il sole si oscurerà, la luna che splenderà più, gli astri si metteranno a cadere, le potenze saranno sconvolte…Udendo questo tamburo di annunci, una sola è la parola dietro cui, come dietro un sasso, ci rannicchiamo:
“Quando, quando tutto ciò, Signore?”. Ma la risposta è pietosa e inesorabile ad un tempo…Il giorno della salvezza irromperà quando nessuno se l’aspetta, quando nessuno avrà più la forza di leggere come tali i segni del suo arrivo. Conoscendo bene la nostra durezza, Gesù di Nazareth ci manda a scuola dal fico. Tutte le piante nella terra palestinese sono sempre verdi. Solo il fico d’inverno perde le foglie e a primavera lancia i suoi germogli che, crescendo, segnalano l’imminenza dell’estate e dei suoi frutti. E i suoi rami – che verso l’estate sembrano ossa secche – improvvisamente germogliano e offrono i frutti più dolci. Gli occhi di un poeta sanno che il tempo per osservare la primavera è brevissimo, che i segni sono minimi e legati alla tenerezza dei germogli. Ecco, il Signore è fatto così: difficilmente lo trovi dove pensi d’averlo lasciato. Trovi sempre la sorpresa dell’inedito. Rimani sempre spiazzato dal colpo di scena. Proprio perché la potenza del Padre irromperà nell’ora che soltanto Lui conosce, i credenti l’attendono (o dovrebbero attenderla) in ogni momento della loro vita. Ma due sono i grandi nemici dell’attesa. Il grande ritardo: le guerre sono segno di fine eppure
“non sarà ancora la fine”, ma solo
“il principio dei dolori” (Mc 13,7-8). E la confusione dei segni:
“Guardate che nessuno v’inganni!”. Gesù deve insistere molto su questo: perché cresceranno come funghi quelli che si spacciano per Messia in grado di regalare la salvezza eterna.
Per quanto riguarda i tempi e i momenti, deve però restare inquietudine: non ci sono calcoli certi che possano dirci il quando, non ci sono rivelazioni dettagliate che ci chiariscano il come. L’ossessione del calcolo distrugge alla radici la capacità di reggere l’attesa. Il Talmud chiama “maledette” le ossa che calcolano la fine del mondo. E’ vero, è con pazienza che va attesa la salvezza, come il
“prezioso frutto dopo le piogge d’autunno e le piogge di primavera” (Gc 5,7). Serve pazienza, perché se il Signore tarda lo fa per poter salvare tutti. Di fronte a questa carezza d’amore non ci rimane altro che vivere nel mondo come gli Israeliti in partenza verso la terra promessa, con
“fianchi cinti, sandali ai piedi, bastone in mano”, come chi ha molta fretta (Es 12, 10-11). Come chi sa che un Amore gioca e danza con il tempo per sentirsi importante. Ma qualche domanda sorge spontanea… Chi di noi riesce ad alzarsi al mattino aspettando e desiderando per quel giorno la venuta del Signore? Chi di noi riesce a lasciare un tempo per questo nella propria affannosa giornata, un particella almeno nel proprio cuore, così come il pio ebreo lascia l’uscio aperto e la sedia vuota per Elia nel giorno di Pasqua? Eppure Dio deve intervenire attraverso un gesto forte risoluto, improvviso. Se coloro che avrebbero dovuto poco a poco migliorare, convertirsi, ritornare sulle tracce di Dio non l’avranno fatto… ci sarà una fine. Apri il giornale: l’uomo è un dio. Leggi il vangelo di oggi: l’uomo è terrorizzato!
“Quando, Signore, quando succederà questo?”. Siamo potenti perché sappiamo investire e rubare, giocare e vincere, sognare e distruggere, costruire e restaurare, ammogliarci e dividerci, dormire e criticare…
Signore, capisci che genio! Ma poi noi uomini abbiamo paura! Passeggiamo sulla luna, facciamo week-end nello spazio, voli charter andata e ritorno per l’America in giornata, ce ne intendiamo di mibtel, auditel, borsa, indice Nikkei, inflazione, nucleare…
Signore, rispettaci: siamo grandi!Ma poi noi uomini abbiamo paura! Ammiraci Signore: con i telefonini ordiniamo gli scudetti, con il doping viaggiamo alla velocità del suono, alziamo le droghe perché non ci bastano più per reggere la tristezza, moltiplichiamo le famiglie e sforniamo ragazzi prodigio.
Signore, siamo noi: guardaci!Ma poi noi uomini abbiamo paura! Tanta paura! Che lo scriviamo dappertutto:
“Io e te, tre metri sopra il cielo”. Lo scriviamo sulle arcate dei ponti, sulle righe dei diari, nei messaggi telefonici, sulle suole firmate delle scarpe, sulla carta del prosciutto crudo, sulle tazze dei water in autogrill, lo scriviamo dappertutto.
Signore, siamo padroni del pianeta! Ma poi noi uomini abbiamo paura!“Quando, Signore,quando succederà questo?”. La vita ci fa paura. Perché ci fa paura la Bellezza, proviamo paura quando vediamo il mare in tempesta o il firmamento nelle notti d’agosto, il colore dei fiori che spuntano nei crepacci o l’incantesimo delle vette innevate, lo struggimento degli alberi che si torcono nella bufera o lo splendore degli occhi di una donna… Ci fa paura annunciare la bellezza di Dio su tutta l‘arcata della cattedrale dell’universo!
Porta pazienza, caro Gesù! Se ci guardi siamo un po’ come gli uomini e le donne del tuo tempo: quello che ci rompe cerchiamo di evitarlo! Tu ci hai detto:
“Venite in disparte” e noi ci siamo addormentati finchè pregavi. Dispiace perché vediamo che Tu fai di tutto per prepariarci le sterminate praterie del cielo, ma a noi basterebbe un monolocale con un angolo cottura e forno a microoonde e un materasso Eminflex. Lo so che tu ci prometti che diventeremo beati, ma a noi basta seguire chi annuncia che
“saranno famosi”. Compatiscici se tuo Padre ci ha regalato la terra e noi, per paura o forse per vigliaccheria, la rifiutiamo per vivere da stranieri
“tre metri sopra il cielo”.
Sai, forse qualcuno oggi - di fronte alla tua urgenza d’amore - troverebbe anche il coraggio di chiederti:
“Possiamo giocare ancora cinque minuti”?
Buona settimana!
don Marco Pozza