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Tuesday, November 21, 2006 - ore 17:39
..."cadere", anamorfica normalità
(categoria: " Vita Quotidiana ")
...premetto che molte delle cose che scrivo sono delle metafore in cui altri possono riconoscersi e il bello forse sta proprio in questo...
Passeggio con la testa bassa, non voglio vedere nessuno. Scruto l’asfalto che a tratti lento a tratti veloce scorre sotto i miei piedi, luci lontane prolungano ombre di minuscoli sassi sino a me. Non vedo cosa calpesto, non ha importanza, a volte credo non abbia più importanza nulla. Con la coda dell’occhio vedo gente che incrocia la mia strada, mi evita, si sposta e passa oltre. Tutto come nella mia vita. A volte trovi persone che camminando si soffermano, ti guardano ma poi per proseguire verso la loro strada si spostano e voltandoti le spalle vanno oltre e a te non resta altro da fare che abbassare la testa per trovare una qualche ragione per continuare a camminare, ma in mente ti resta quello sguardo che per un attimo ti aveva illuminato l’anima. L’asfalto luccica, umido a tratti bagnato, rovinato, calpestato, consumato, scrostato, a volte prende le sembianze di una pelle vecchia, consumata dal tempo e dalle esperienze della vita. E’ sempre più difficile rialzare la testa per guardare di fronte a sé, un peso insopportabile me la piega e pian piano mi abituo. Il peso scende sulle spalle e i passi diventano sempre più faticosi, le ginocchia si piegano e i piedi possono solamente essere trascinati spostando lo sporco che c’è a terra. La voglia di continuare ad avanzare non c’è più, crollo inginocchiato. Le persone continuano ad evitarmi come non mi vedessero. Alzo lo sguardo con le ultime forze che mi restano e posso solo vedere due bambini e la loro madre che mi guardano sorridendo. La loro felicità dovrebbe essere anche la mia ma l’animo umano è egoista e non posso che provare rabbia, in loro vedo la mia felicità rubata, il mio amore ormai non più mio. Chiudo gli occhi per sfuggire a quell’orrore ma l’orrore è dentro di me, le immagini restano e continuo a vederle scorrere, tutti i ricordi intasano per lunghi attimi il cervello. Il senso di vuoto mi prende e posso solo sentire l’aria sul mio viso e subito dopo freddo del terreno sulla mia guancia. Con sollievo sento l’aria uscire dai polmoni senza più rientrare. Tutto rallenta e si affievolisce mentre mi sento guardato da quei sorrisi che mi confortano e mi abbracciano perché resteranno sempre con me e io con loro.
-Tanist-
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