Uno degli sport più amati dai teenager britannici è chiamato “hit and run” che consiste nel marinare la scuola, zigzagare per le strade assieme a qualcuno, colpire sulla testa un passante, fargli una foto e far circolare le immagini tra i coetanei.
Giornale e vangelo in mano, in questi giorni penso stia sta capitando un po’ quello che succede con le autoradio, quando la domenica pomeriggio si vuole ascoltare tutto il calcio minuto per minuto. Dopo che sei riuscito a selezionare il programma giusto nella selva di trasmissioni analoghe, è quasi impossibile seguirlo fino in fondo perché continuamente frantumato dalle interferenze. Che si scatenano sempre nei momenti di maggior interesse. Eccoci: intasati dalle interferenze, siamo confusi nel capire la programmazione della nostra “civile” società.
A Torino un ragazzo autistico viene picchiato in classe: centonovantun secondi di follia gettonati nella solitudine di Internet. A Livorno giravano video pornografici con il videofonino: otto coinvolti, tre denunciati. Ad Ancona stupro filmato di una tredicenne: indagati una decina di minori. A Lamezia Terme violenza su una ragazzina di 12 anni: arrestati 4 ragazzi minorenni. Nemmeno tra le nostre strade siamo esenti. Bullismo? Nel vocabolario è violenza allo stato puro, è seguire e imitare, eccitati come una muta di cani, qualcuno che irresponsabilmente s’improvvisa capobranco! A me non piacciono gli eroi, ne ho paura. Preferisco – sulla scia di Vittorino Andreolli - che i ragazzi vivano qui sulla terra e non nel posto riservato agli eroi nel cielo. Quante volte penso di arruolare qualche anziano – troppo presto escluso da casa – per costituire un pool di “mani sporche” – contrario a quello sorto per giudicare - capace di calarsi in profondità nel pozzo di questa confusione e sporcarsi le mani per spiegare che certe vigliaccate più che malvagie, sono imbecilli perché tutti un giorno ci troveremo “disabili” rispetto a qualcun altro altrettanto stupido e brutale con noi. Questo esercito di straccioni – di cui forse non fanno parte solo giovani attori – non si cura con una terapia di gruppo, ma valorizzando in loro l’anima. E’ la “tragica normalità” – ha commentato il procuratore per i minorenni Ugo Pastore. O forse un “tragico sonno”?
Le cronache raccontano che mentre si preparava la disfatta di Caporetto i capi dell’esercito erano distratti o presi da altro. Uscì una triste pagina di storia! Presi da altro! Per poi – magistratura di Milano docet -, requisire le case dei genitori dei ragazzini accusati di abuso su un’undicenne. La motivazione?
“Non hanno saputo educare i figli” . Non solo non si combatte il reato ma si giudica l’educazione dipinta in famiglia.
Ma questa sconfitta è la “Caporetto” di tutti. Di coloro che non hanno accettato di mettersi “in cooperativa” con loro, di chi ha promosso una cultura della morte a loro spese, di chi ha investito tanto sul virtuale (reality show, programmi trash, pornografia) a scapito del reale, di chi prima li ha imbambolati e poi li vuole accusare. Di chi si è dimenticato – come suggerisce Rondoni su
Avvenire – che i ragazzi vanno educati ad avere un’anima. Non basta la legalità!
O forse ha ragione Friedrich Schiller quando dice che
“contro la stupidità gli dei stessi lottano invano”!
Don Marco Pozza