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Thursday, November 23, 2006 - ore 21:02
dal blog di una amica&moroso in giro per il mondo..
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Salar di Uyuni
November 22nd, 2006
Uyuni, 3680 m s.l.m.
Finalmente ora posso dire di aver capito cosa significhi il termine essere in culo al mondo;. Direi che il paesello di uyuni ne è un egregio rappresentante.
Sperduto in una polverosa landa desolata, con un impietoso sole che ti brucia la pelle e un altrettanto impietosa gelida notte, a centinaia di chilometri dal primo centro civile. Probabilmente nessuno lo conoscerebbe se non fosse che si trova sulle rive del deserto di sale più grande del mondo: 220 chilometri di lunghezza e 140 di larghezza di bianco, bianchissimo sale.
Il giro in jeep del Salar, percorrendo circa 240 chilometri nell arco dell intera giornata, stata un esperienza incredibile… se usuaya, nella terra del fuoco, e’ legittimamente l’ultimo avamposto civile posto ai confini del mondo, uyuni sembra l’ultimo punto di contatto con il mondo fisico.
Quando la jeep lascia la polverosa e rumorosa strada sterrata per immergersi nel silenzioso candore del salar, si avverte una sensazione di alienazione dalla realta’! La jeep scivola come se fosse sull’olio, mentre attorno a noi il bianco diventa sempre piu’ acciecante.
Gli uncí due colori che si vedono sono il bianco del salar e, al di sopra di una nettissima linea dell’orizzonte, l’azzurro cristallino del cielo.
La vuelta del salar e’ stata scandita da varie tappe:
Prima Tappa: COLCHANI (+ 20 km)
Ultimo sobborgo prima di entrare nel salar, costituito da un gruppetto di case fatte, naturalmente, di fango e sale (visto che non c’e’ altro per centinaia di chilometri) in cui vivono le persone che, giornalmente, raccologno e lavorano il sale per rivenderlo a pochi bolivianos.
La poverta’ di questo posto rende ancora piu’ netto lo stacco tra il mondo reale e il candore del salar.
Seconda Tappa: ISLA DEL PESCADO (+ 120km)
O isola inchauasi.
In effetti il termine isola e’ meno stridente di quello che sembra…. Si tratta di uno scoglio vulcanico, che spunta dal salar… una volta “ammarati” sull’isola sembra effettivamente di essere circondati da un mare bianco latte.
Sembra impossibile di aver gia’ percorso 100 chilometri; la mancanza di punti di riferimento fa perdere la cognizione del tempo.
L’isola del pescado e’ qualcosa di incredibile; sulla sua dura roccia svetta un’incredibile foresta di cactus, vecchi fino a 1200 anni e alti anche 12 metri. La cosa che ci sorprende di piu’ e’ veder volare un piccolo uccello e alcune farfalle…com’e’ possibile che ci sia la vita, qui, nel posto piu’ inospitale in cui abbia mai messo piede…
L’autista_meccanico_cuoco, come da programma, ci fa trovare per pranzo, su un tavolo fatto di sale, dell’ottima carne di lama e della quinoa (una specie di cus cus)… partire con un’agenzia e’ stato OBBLIGATORIO… e’ una follia avventurarsi in un posto cosi’ noleggiando un auto o una moto… perderse in questo nulla e’ molto, molto facile!
Terza Tappa: VULCANO TUNUPA (+160 km)
…che si staglia, coon i suoi 6000, sul bordo settentrionale del salar. Ai suoi piedi un surreale praticello verde, pieno di Lama e Vigogne, e un altrettanto surreale laghetto, con alcuni sparuti fenicotteri rosa. Si percepisce nettamente la linea che divide la morte del salar e la vita al di la’ del suo confine!
Quarta Tappa: HOTEL DI SALE (+200 km)
…e’ esattamente cio’ che il nome suggerisce… un hotel fatto interamente di sale, dai muri alle sedie! Chiuso per motivi igenici (era alcuanto arduo fare delle fogne scavando nel sale) sembra, mentre ci avviciniamo con la jeep, un puntito nel nulla. Se non fosse per la temperatura parrebbe di stare in un avamposto al Polo Sud!
Quinta Tappa: CIMITERO DEI TRENI (+240 km)
…giusto per chiudere con uno spettacolo altrettanto “di confine”… una lunga fila di locomotori arrugginiti, vecchi anche 100 anni, lasciati in fila uno dopo l’altro a corrodersi e a perdere pezzi; vestigia di un periodo in cui con questo sale si era riuscita a creare un’economia non indifferente…che desolazione!
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