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Niente più studi!Finita anche la Laurea Specialistica in economia aziendale!!
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ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







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2) I rimpianti
3) L'illusione di essersi innamorati, che passa dopo pochi giorni.

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1) dare un significato ad ogni gesto...e scoprire ke non sei il solo a darcelo
2) l'attimo in cui vedi i suoi occhi riaprirsi dopo un bacio..
3) LA MUSICA
4) meravigliarsi di ciò che agli occhi dei più è banalità....





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Saturday, November 25, 2006 - ore 16:32


Il Cammino
(categoria: " Riflessioni ")


Ho condiviso con lui momenti di gioia, tristezza, dolore, fatica, rabbia, allegria, pianto, amore, delusione, speranza...ma avevamo di fronte agli occhi la stessa meta... Santiago...
Ora e’ riuscito a scrivere a parole le sensazioni e le emozioni di quel viaggio..beh, buona lettura... e se scendera’ una lacrima quando riascolti, beh, non avere paura, e’ come la lacrima di un fan che ascolta la sua canzone preferita...

"Alle molte persone che mi chiedono una parola sulla mia esperienza lungo il Cammino di Santiago, non dico granché. Perché è difficile trovare le parole giuste, e mi sento quasi un traditore a cercare di esternare ciò che è depositato nel profondo del mio cuore. Non do alcun consiglio a proposito di scarpe, zaino, magliette e calzini hi-tech. Lascio semplicemente che la domanda a me posta risvegli l’emozione di trovarmi davanti alla cattedrale di Santiago, dopo 750 km, 28 giorni di Cammino, 1.500.000 passi, sconfinata gioia e fatica. Il Cammino non si racconta, ma si fa. Non si mettono i commenti alle foto fatte; si guardano in silenzio, senza trattenere la lacrima che cerca di scendere e dare forma alla commozione di ricordi indelebili. Il Cammino è abbandonare le proprie certezze, il proprio orgoglio, la presunzione di possedere la verità, per avere l’umiltà di mettere semplicemente un piede davanti all’altro. Ogni pellegrino sa che vuole arrivare a Santiago. Non sa come. Non sa cosa incontrerà. Lo può solo immaginare. Ma se saprà farsi plasmare dal Cammino, allora arriverà alla fine. E capirà d’essere solo all’inizio.
Il ricordo va alle giornate di sole che asciugano e disidratano anche il desiderio di tenere gli occhi aperti, o alle giornate di pioggia, in cui le lacrime di stanchezza e rabbia si mescolano all’acqua che penetra ovunque. Va ai prati sconfinati, ai campi brulli delle mesetas, ai nidi delle cicogne, all’alba sempre diversa d’ogni mattina, al vento forte e freddo dal nord, ai volti sorridenti e spontanei d’altri pellegrini. Va soprattutto al silenzio, rotto magari dal vento, un silenzio che diventa immane fragore nell’interiorità di sé, frastuono che spacca ogni barriera, attendendo la pace. Quando essa appare, nel cuore e nella mente, quello stesso silenzio così scomodo e tenace, inizia a parlare. Solo allora si capisce che Dio parla ancora. Ma senza il silenzio non si può ascoltare.
Quando si parte per Santiago, si è sicuri di aver portato l’indispensabile. Ma dopo qualche giorno ci si accorge che anche l’indispensabile è a volte superfluo. Non è solo questione di vestiti in più e di cianfrusaglie varie, ma piuttosto di ciò che essi rappresentano. Noi abbiamo bisogno di sicurezze, interiori ed esteriori. Il Cammino invita a lasciare tutto ciò, anche solo per un mese.
Quando si rientra a casa nulla è come prima, a patto che realmente si sia vissuto il Cammino. Molti fanno resistenze e la fatica così è doppia. Molti non vogliono cambiare, perché hanno paura. E così continua la lotta del funambolo tra le pieghe della vita. Chi si lascia fare dal Cammino, scopre una capacità di sopportazione insperata, una grinta nuova, una determinazione piena di coraggio anche davanti alle difficoltà un tempo giudicate insormontabili.
Per me è diventata preziosa la pazienza dei tempi lunghi. Per fare 750 km, in auto ci si mette al massimo una giornata, per non parlare dell’aereo. Io li ho fatti a piedi. Siamo ormai abituati a volere risolvere i nostri problemi nel giro di pochi giorni, se non di poche ore. Il Cammino insegna che nulla è impossibile, però tutto ha bisogno del suo tempo.
Resteranno sempre impressi nella mente e nel cuore tutti i volti di tante persone incrociate lungo il viaggio. Alcune per il breve spazio di un saluto, altre per più giorni, scoprendo la bellezza d’essere trasparenti e aperti al nuovo interlocutore. Perché sulla strada per Santiago si è un po’ tutti fratelli e molte convenzioni sociali saltano, per lasciare spazio alla spontaneità più propria della vera umanità.
Non posso nemmeno dimenticare la sensazione imprevista che ha catturato il mio essere quando la mole della cattedrale di Santiago si è stagliata davanti ai miei occhi: “E adesso?” Concluso il pellegrinaggio, raggiunta la meta, lo scopo, con estrema lucidità e chiarezza capisci che quello è solo il prologo e il vero Cammino inizia da lì. Se poi arrivi a Finisterre, affacciandoti all’Atlantico, troverai il cippo con segnato il km 0,00. E ancora ti chiederai se sia lo zero della fine o quello dell’inizio.
Quando mi sono trovato a pregare al tramonto, a picco sull’Oceano e la liturgia di tutta la Chiesa pregava con il salmo riportato anche sul dorso della Credenziale, il documento di riconoscimento ufficiale di ogni singolo pellegrino, allora tutto mi è stato più chiaro: “Di Te ha detto il mio cuore: cercate il suo volto. Il Tuo volto, Signore, io cerco, non nascondermi il Tuo volto”.
Quella frase che per un mese mi aveva accompagnato, un po’ come preghiera e un po’ come speranza, ora diventava il sigillo ad un’esperienza indimenticabile: il volto di Dio si rivela ogni qualvolta si decida di mettersi in Cammino verso la sorgente, verso la meta, verso la chiarezza e la verità. Abbandonata ogni resistenza e ogni peso, i nostri occhi si apriranno e comparirà chiaro ciò che sempre è stato davanti a noi: la possibilità di credere e vivere un Amore nuovo che a noi si dona."
Giacomo



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