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Wednesday, November 29, 2006 - ore 13:47
Un giorno a Milano
(categoria: " Vita Quotidiana ")
E’ vero quello che ieri mi diceva F. prima di addormentarci. Lui così innervosito dalla città e sicuramente anche da altro. Lui che in questo momento non ritrova più la via per la felicità. Io purtroppo non basto.
Ti svegli la mattina alle 8 e hai sonno e la voglia di andare al lavoro è pari a zero. Alle 8.30 comincia quell’insopportabile rumore che ti trapana la testa - i muratori che sistemano un palazzo nelle vicinanze della nostra fermata della metro. Esci e c’è puzza. Puzza di smog, spazzatura, puzza di un’aria che ristagna e non ossigena. Fai slalom tra le cassette del supermercato che a quell’ora carica i rifornimenti. Poi ti avvii verso la strada principale. Rumore di motori e di clacson, odore di smog che ti entra nel naso e ti si appiccica sulle labbra. Passi sotto la fonte del rumore assordante di cui ho già detto prima e scendi in metro sperando di trovare calma alle intemperie. E’ solo l’inizio. Un turbinio di aria fredda ogni volta che una metro si avvicina. Comincia già dalla scala mobile. Poi entri. Non c’è spazio vitale. I volti alienati della gente. Un rumore insopportabile. La linea gialla fa più casino di un aereo.
Il tempo di farci qualche carezza, qualche sorriso - parlare è inutile in quel baccano - e in Duomo ci separiamo. Io proseguo per Centrale e lì cambio con una metro più vecchia ma forse più confortevole. Almeno d’Inverno. F. cambia con la rossa. Arriva al lavoro prima di me. Lo aspetta un lavoro che credo gli dia poche soddisfazioni e molte rogne. La sera arriva stanco, sfiduciato, insoddisfatto.
Io... bè, io vado a momenti. E questo - a dispetto di un destino stronzo e beffardo - è un buon momento. Non per il mio lavoro, che è sempre lo stesso, ma per le mie speranze, i miei mattoncini per un habitat diverso in un futuro spero prossimo. Arrivo a casa - mi sembra - abbastanza rilassata ma tardi. C’è il tempo per cucinare - sparecchiare - lavare i piatti ( poche volte sono io che lo faccio devo dire ) e poco altro.
La mia presenza non è sufficiente per rallegrare F. O forse se ne rallegra ma la stanchezza supera qualsiasi altra cosa.
Abbiamo rispettivamente 27 anni io e 26 lui. Abbiamo studiato entrambi molto. Abbiamo i nostri sogni, i nostri desideri e anche le nostre paure. Ci amiamo mi sembra. Siamo lontani dalla vita che vorremmo, credo entrambi.
Non credo sia un problema di città. Almeno da parte mia. Almeno non solo. Credo sia un problema più complesso, che attraversa gran parte dei ragazzi e delle ragazze della nostra età. Un problema che credo abbia a che vedere con una società che non lascia spazio al divertente e crede solo nel necessario.
E invece... e invece così i nostri corpi e le nostre menti si atrofizzano. ALIENAZIONE. C’è chi ti dice che ti devi adattare a questo perché questa è la vita. Io credo invece che la vita sia e debba essere altro.
Credo che tutti abbiamo il diritto/dovere di costruire la propria felicità. A non soccombere a ciò che a volte sembra immutabile. Non lo è. Niente lo è. CAMBIARE.
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