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Friday, December 01, 2006 - ore 09:59



(categoria: " Vita Quotidiana ")




Le mura ovattate. Sembra d’esser ritornata in uno stato interiore essenziale, una placenta di suoni considerevoli, scivolano sulle pareti, si mescolano e ritornano rotondi e quasi indistinti. Nessuna distrazione se non quella sorda di un intenso vibrare nello stomaco, solidità sonora e percezione a pelle d’esser vera.
Bisogna rimanere al buio, e bisogna rimanere al di fuori dell’altro per iniziare a raccontare silenziosamente. Lasciarsi raccontare addosso dalle note. Ed eccola…la rabbia per prima, il suono conciso ai piedi della chitarra, alzarsi perspicace, come se non ci fosse altro da cogliere, e dà voce, diventa urlante perché semplicemente non ce la fa più…non ce la fai a camminare a testa bassa, non ce la fai a guardare in faccia, non ce la fai a guardare le vene, vene tagliate, rifugi esistenziali spezzati. E allora grida, urla, prende forma, ci parlo perché è suono ed emozione che non scappa via, rimane seduto al tavolino, nel basso ventre a riverberare le sua tonalità.
La placenta di questa stanza attenua i confini, e così non ti tagli, si, in modo da non strapparti l’anima nella cucitura che va da un’emozione ad un’altra. Vibrano e basta.
E poi mi viene a trovare il tuo pensiero, entrato con prepotenza e sedutosi su tutti i miei stati d’animo. Mani interrogative le tue, ma non rispondo, e così facilmente prendi e vai via.
Dietro una chitarra due occhi fanno capolino, notarne la forma affusolata, prendine nota, scrivi, fissa cosicché quella forma si allunghi in un sorriso…e non aggiungere altro.
Esplodo composta, seduta davanti ad una batteria.
Modi di ritrovarsi:
chitarrista abbracciato, racconta vita in primo piano, una settimana va via sulla punta delle dita, in punta di dita-Chitarrista ritrova spazio. Perché a lui ridategli spazio, il suo…che sia lontano dalle costrizioni di un planare quotidiano di un carattere prestabilito, qui invece spazio e figura e carattere non hanno senso, è dimensione e basta. –Bassista, le mani, non lo sapete, ma le mani osservano. Smontano suoni e li adattano e li trascrivono, ritmo ritmo oceanico, sotterraneo, un letto e vi si adagiano le parole.
Sguardi…cosa guardi quando hai la responsabilità di un suono tra le braccia?
Non vedi…osservi, ascolti e immagini, intuisci movenze sonore.
Pausa…at next scriptorumclip.


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