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Vitto, 5 anni
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ho visto nascere il Torelli Sudati Rugby Club.
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ABBIGLIAMENTO del GIORNO

La felpa del Torelli Sudati Rugby Club

ORA VORREI TANTO...

Un passaporto malese.
E chiamarmi Yanez.

STO STUDIANDO...

Sono alla ricerca di me stesso.

Oh...eccomi! ero sotto al comò.

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ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







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Saturday, December 02, 2006 - ore 12:16


ALCUNE STORIE
(categoria: " Vita Quotidiana ")





Questa notte Satta Onta ha dato l’assalto al mio alluce, verso le quattro di mattina.
Il resto della notte l’ha passato a pentirsene amaramente, fuori, sul terrazzino di casa, miagolando come un ossesso.


Un uomo, di nome Arrigo, nel 1928 partì per l’America, dopo essersi laureato in ingegneria elettrica e navale a Padova. Fu assunto a New York dalla General Electric, e mandato a Los Angeles a sovrintendere la messa a punto delle centraline elettriche per gli Studios di Hollywood. Dopo qualche anno di lavoro oltre oceano, quell’uomo decise di tornare in Italia, ma non tornò a Venezia, bensì a Roma, doe continuò a lavorare per la General Electric, presso Cinecittà, come tecnico del suono. Divenne uno dei maggiori tecnici del suono degli anni trenta e quaranta, ma la guerra mise fine alla sua brillante carriera. Fu richiamato alle armi il 9 settembre del 1943, ma, da uomo discretamente intelligente quale era, decise che non era il caso di presentarsi in caserma il giorno dopo l’armistizio con gli Alleati e lo scoppio della guerra coi tedeschi. Si rifugiò nella casa paterna, a Venezia, e là attese la fine del conflitto. Nel 1945, dopo essersi sposato, fondò una società specializzata nel recupero i navi affondate. Pian piano, ingrandì l’attività, sino ad occuparsi pure del riarmamento di queste navi, recuperando enormi cargo affondati a Malta, a Livorno, a Venezia...recuperò persino una portaerei affondata ad Alessandria dai siluranti italiani nel 1941.


Un film, Joyeux Noel, parla della tregua nataliza che in più parti del fronte alsaziano, durante la prima guerra mondiale, fu spontaneamente instaurata da parte della truppa e degli ufficiali di truppa, stanchi del massacro in atto, che ancora non aveva raggiunto le tremende proporzioni che, dal 1916 in poi, lo contraddistinsero.
Una tregua parziale, isolata, di pochi giorni, ultimo cenno di libero pensiero europeo sino all’ottobre del 1917, alla rivoluzione russa.
Nelle trincee, i soldati scozzesi, ad un certo punto, intonano una canzone tristissima, a suon di cornamuse, che viene poi ripresa con archi e coro di voci bianche come sottofondo ai titoli di coda del film.
Una canzone molto semplice, contro la guerra e le sue devianze.
Come tante altre canzoni nate tra la truppa, anche in Italia, come "Bandiera Nera", e a differenza di molti motivi composti ad arte dalla propaganda, come "la leggenda del Piave" o "Monte Grappa tu sei la mia patria".

I’m dreaming of home / L’hymne des fraternisés
Gary Lewis / Lori Barth

I hear the mountain birds
The sound of rivers singing
A song I’ve often heard
It flows through me now
So clear and so loud
I stand where I am
And forever I’m dreaming of home
I feel so alone, I’m dreaming of home

It’s carried in the air
The breeze of early morning
I see the land so fair
My heart opens wide
There’s sadness inside
I stand where I am
And forever I’m dreaming of home
I feel so alone, I’m dreaming of home

This is no foreign sky
I see no foreign light
But far away am I
From some peaceful land
I’m longing to stand
A hand in my hand
...forever I’m dreaming of home
I feel so alone, I’m dreaming of home


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