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Saturday, December 02, 2006 - ore 14:13 Alla fine... … comunque è andata… è stato un successo!… per noi, per tutti, grazie agli organizzatori che hanno preparato questo evento con grande professionalità e serietà. Per allietare il viaggio, avevo con me in macchina Franco Capovilla con i suoi aneddoti sempre interessanti riguardo alle scorribande degli anni 60con i Delfini. Arriviamo al palazzetto alle 18:30 e istintivamente mi dirigo verso la consolle dell’audio service per chiedere informazioni e proprio dietro al mixer trovo Red Canzian dei Pooh che dava indicazioni tecniche al fonico visto che sul palco ci stavano i “Capsicum Three” del figlio, in pieno sound check. Non faccio neanche in tempo a dirigermi verso il palco che incrocio il grande (di nome e di fatto) Shel Shapiro. Bene bene...penso, visto che per caso avevo con me alcuni dischi dei Rokes e dei Pooh da autografare… Ci consegnano un pass che ci dà modo di scorazzare su e giù per il back stage nel quale simpatizziamo con tutti gli artisti della categoria “big” ovvero, Aldo Tagliapietra, (Orme) Tolo Marton, una persona davvero gentile e a modo, il blusman Stefano Zabeo, con il quale intraprendo un dialogo ricordando l’amico scomparso Guido Toffoletti al quale è stata dedicata la manifestazione e appunto Red al quale chiediamo alcune informazioni sulla vocalità dei Pooh. Finalmente alle 20:15 riusciamo anche noi a provare i suoni e alle 21:15 circa sale sul palco il primo artista,(se si può definire così) Massimo Priviero: della serie “cometimassacrolecanzonideibeatles” in un’unica lezione. Questo personaggio, incline al divismo, ha distrutto mezza dozzina di canzoni “del secolo” in una ventina di minuti interpretandole come farebbe Adriano Pappalardo morso da una tarantola. Bocciato in pieno. Dopo questo necessario sfogo, è la volta del gruppo che mi è piaciuto di più di tutti, “I Covers” e non lo dico per l’amicizia che provo per Davide & C. ma perché la loro esibizione è stata spontanea, sincera ed ha strappato applausi a scena aperta dal pubblico che ha mostrato di gradire assai la performance di questi simpaticissimi ragazzi che dall’ultima volta che ho avuto modo di sentire sono indubbiamente migliorati. Mentre i gruppi si avvicendano sul palco, il presidente dei Beatlesiani Rolando Giambelli, intrattiene il pubblico con stacchi acustici. È il turno di un altro mito della musica “progressive” anni 70 "Made in Italy", Aldo Tagliapietra delle Orme che dopo una meticolosa preparazione mentale e fisica fatta nel camerino cospargendosi il corpo di oli ed essenze (fetenti) ed abbigliamenti orientali, ha proposto un set di canzoni di George Harrison con il sitar, il meraviglioso strumento indiano. Bella e raffinata la sua performance ma Aldo evidenzia una carente pronuncia inglese. È la volta di “long tall” Shel, il nostro idolo che è salito sul palco probabilmente “in bibita” e forse anche stressato dalle nostre continue manifestazioni di affetto, soprattutto da doc. Gino che avrebbe voluto ripetere con Shel l’esperienza di Brescia di cinque anni fa. Uno stralunato Shel, a giudicare dalla “fiatella alcolica” che si sentiva a qualche metro di distanza, ha riproposto in acustico i maggiori successi dei Rokes. Inebriante come una coppa di champagne. Un aneddoto: poco prima, nei camerini, Shel mi cercava chiamandomi con il suo vocione baritonale Dizianou! Dizianou! al ché la cosa mi avrebbe spaventato non poco finché ho capito che aveva solo bisogno del mio pennarello usato poco prima per gli autografi. (probabilmente l’unica cosa alcolica rimasta in zona)... Grande Shel! Che dire di noi? Come avviene al 99% dei casi, i musicisti che salgono sul palco, non hanno più la configurazione audio settata precedentemente nel sound check. Questo avviene quando si avvicendano sul palco numerosi gruppi. Tuttavia ritengo che la nostra performance sia stata tecnicamente eccellente, a detta dei nostri amici accompagnatori e a giudicare dagli applausi ricevuti dal pubblico. Più che altro, ero terrorizzato dal fatto che l’emozione potesse farmi steccare l’introduzione e l’assolo di chitarra di “Octopus’s Garden”, invece tutto è andato per il meglio. Grandi Beat Shop! Come sempre ma non avevo mai visto il drummer Adriano in preda ad una tachicardia emozionale. Poco prima avevo avvistato dietro il palco i volontari della “croce rossa” in grande tenuta di intervento e quindi la cosa mi ha rassicurato sotto questo punto di vista. A questo punto dopo una necessaria decompressione dall’emozione nei camerini, siamo andati a sentire il gruppo clou della serata o meglio, quella che avrebbe dovuto essere la maggiore attrazione della serata, ovvero, The Magical Mistery Orchestra. Indubbiamente, sentire dal vivo gli arrangiamenti originali orchestrati per violini e fiati delle canzoni dei Beatles è di grande effetto. Tuttavia, il gruppo ha evidenziato grande carenza di una cosa fondamentale che ha da sempre caratterizzato i Beatles: le voci. Troppo deboli e insignificanti di fronte alla pomposità orchestrale ancor più rinforzata da ben 18 inutili coristi che si sono limitati a fare gli “uuuh” di “I’m The Walrus” (musicalmente ineccepibile, vocalmente insignificante) e le note in crescendo di “A Day in The Life” che non mi ha affatto entusiasmato per la ancor più debole voce sottile del secondo chitarrista. A tirare su le sorti canore ci ha pensato il tastierista indubbiamente più dotato vocalmente degli altri due solisti,con il medley finale del lato B dell’album Abbey Road. Tirando le somme, eccezionale orchestra ma hanno fatto arrivare 18 coristi distribuiti dietro a sei microfoni panoramici solo per fare “uuuuhhh” e “aaahhh”. Megalomania o l’occhio vuole la sua parte? Infine, da segnalare l’interessante versione jazzata di Eleanor Rigby dei “Capsicum Three” sotto l’occhio vigile di Red Canzian salito sul palco per salutare il pubblico conterraneo, poi tutti sul palco a cantare in coro “Hey Jude” con l’ultimo gruppo, omonimo al precedente, “The Magical Mistery Tour”. Poi tutti a casa non prima di aver degustato le specialità eno-gastronomiche offerte dagli sponsor della serata. Dopo questo bagno d’emozioni, tutto ritorna alla normalità segnalando che il 15 dicembre si ritorna a suonare al S. John Pub. LEGGI I COMMENTI (5) PERMALINK |
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