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Tuesday, December 05, 2006 - ore 16:33


I^ Domenica d’Avvento
(categoria: " Riflessioni ")


I^ DOMENICA D’AVVENTO

"Sarà Avvento anche per te, caro Dio!"
di don Marco Pozza

Sembra un gioco, eppure non è un gioco! Pensa! Un sabato sera: da sette giorni il figlio attende quelle ore per svagarsi: ma anche la madre aspetta il sabato sera per misurare l’onestà di un figlio. L’esito di un esame: lo studente è impaziente per conoscere l’esito, ma anche il professore è trepidante per capire se ha saputo comunicare durante il corso. L’uscita di un film: lo spettatore è impaziente per l’uscita del nuovo film, ma anche il regista attende l’uscita per vedere come sarà il giudizio del pubblico. Il momento della nascita: il bambino scalpita per uscire, ma anche la mamma non vede l’ora di scrutare quel pezzo di mondo ingegnatosi nel suo grembo. Compiere diciott’anni: un figlio inizia il conto alla rovescia in prima media per essere maggiorenne, ma anche un padre attende quell’ora per osservare come viaggerà la libertà del suo bambino.
Capisci? Se hai due occhi, non è per sbaglio: è perché la vita chiede di raddoppiare le prospettive per rimanerne stregati dalla sua concatenata bellezza.



Un po’ come l’Avvento: lo guardiamo un po’ troppo dalla parte dell’uomo. Forse bisognerebbe guardarlo un po’ di più anche dalla parte di Dio.
Dalla parte dell’uomo... si corre il rischio di dare troppo l’impressione che questo periodo costituisca un espediente per ricentrare la vita in campo morale. Senza dubbio, tutto questo non è sbagliato. Però si corre il rischio di trasformare l’Avvento in una specie di palestra spirituale, in cui praticare un allenamento intensivo alle buone virtù. La qual cosa resta sempre un’esercitazione eccellente, ma da’ un’immagine riduttiva di questo grande momento di grazia. Occorre guardare le cose anche dalla parte di Dio.
Si perché anche se sembra strano oggi in cielo comincia l’Avvento proprio come qui in terra. E anche lassù è tempo di attesa. Qui sulla terra è l’uomo che attende il ritorno del Signore. Lassù, nel cielo, è il Signore che attende il ritorno dell’uomo. E’ una visione, un gioco di prospettive rovesciate emozionante, che ci fa recuperare una dimensione sgrezzata di tanti moralismi e impreziosità di un disegno di salvezza firmato dall’Eterno.



Tutto iniziò quasi per gioco, anche se Lui l’ha sempre ritenuto amore. Amore alla follia! Dio ebbe un sogno: sognò la creazione. Creò il cielo e la terra, i fiori e le erbe, gli alberi e i boschi, i monti e le colline, il fiume e il mare, i pesci e gli uccelli, gli insetti e i mammiferi. Ma al suo sogno mancava qualcosa. Allora sognò l’uomo, lo creò a sua immagine e somiglianza. Ma l’uomo sporcò quell’immagine, divenne estraneo a Dio, fuggì persino da se stesso e sbatti la porta del proprio cuore in faccia a Dio. Si perse nella foresta delle sue bugie.
Allora Dio rifece il sogno. Guardò l’abbozzo della Creazione e ri-cominciò dall’inizio. Chiamò il Figlio, l’unico Figlio, e lo mandò tra gli uomini per mostrare come essi potevano essere se fossero vissuti uniti a Dio. Lo mandò per rinfrescare la nostalgia di ciò che avevano offuscato. A Natale celebreremo questo sogno divenuto realtà che Dio perfeziona nel cantiere dell’Eterno durante il tempo del suo avvento.
Ebbene il senso ultimo e nascosto dell’Avvento sta proprio qui. Dio ti da quello che tu non avresti neppure l’immaginazione di sognare. Surclassa ogni tua trama di desideri. Esce fuori da ogni sistema di rigore, razionalità e computo matematico. Si colloca al di fuori di tutte le premesse, le previsioni, le idiozie della storia umana. Con Lui i conti non tornano mai. In senso positivo naturalmente. Perché tu – cresciuto con davanti un Dio che “ti mette alla prova” – gli presenti il registro terrorizzato che Egli debba guardare per il sottile i tuoi bilanci. E invece senti che ti travolge con la frana di una ricchezza che ti strappa il fiato per la gratuità di cui è intessuta.
Quanto mi piacerebbe che tu ti fidassi di un piccolo prete, senza esperienza ma innamorato pazzo di questa logica disumana, quanto mi arderebbe il cuore se anche tu entrassi con me in questa follia, in questo franare contro la logica del mondo e seguire le piste inconsuete in cui il Signore ti lancia.



Tempo d’attesa per Dio, tempo d’attesa per l’uomo, tempo d’attesa per due sposi. Per Giuseppe che in in avvento brevissimo dovrà rivedere un progetto di vita familiare già curato nei minimi particolari, costruito con la pazienza di un falegname certosino giorno dopo giorno, preparato nel dettaglio. Sarà un avvento di fatica. Ma anche per la sua giovane sposa, Maria di Nazareth. Per lei l’avvento sarà la consacrazione di rischio: dovrà rischiare la solitudine, l’abbandono, vorrà dire prestare il suo corpo profumato di verginità e la sua mente impreziosita di delicatezza perché il futuro possa trovare grembo in cui atterrare. Sono gli ultimi giorni buoni per riuscire a comprendere tutto lo spessore di una notizia che rasenterà l’assurdo, anzi, che lo sorpasserà! Che nella ragione disegnerà lo stesso effetto di un soffio d’aria sul un pugno di polvere: confusione, nebbia, nebbia totale e indescrivibile.
Nei quartieri residenziali del cielo Dio anche quest’anno rischia. Nella bottega di Nazareth due giovani improvvisati “culla” dell’Eterno stanno firmando un rischio. I vecchi profeti hanno agganciato sorriso, voce e profezie al rischio. Tutti rischiano… perché sanno che non c’è fedeltà ai suoi progetti che non richieda strappi, che non costringa a capovolgere vita, usi e costumi, che non c’è Chiesa che possa addormentarsi nell’esgenza di essere uguale a ieri per salvaguardare l’immagine splendida e contradditoria del suo Dio!



Che fare di fronte a questa provocazione? Denunciare Gesù come abusivo? Aizaargli contro il malumore popolare perché disturba la queiete pubblica? Rimetterlo in croce o esporlo alla derisione della storia? Far finta di niente, tanto prima o poi si stancherà e andrà via?
Tempo perso! Le hanno già provate tutte e Lui, oggi, annuncia ancora che sta tornando per scommettere su di te, su di me, su quest’angolo d’universo chiamato pianeta terra e abitato da animali chiamati uomini. Tempo perso! Non ci resta che rischiare di crederci…perché forse è l’unica follia che la storia ci additerà come sapienza!

Buon tempo d’Avvento!
don Marco Pozza


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