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Wednesday, December 06, 2006 - ore 11:04


Andare lenti, pensare a piedi.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


"Bisogna essere lenti come un vecchio treno di campagna e di contadine vestite di nero, come chi va piedi e vede aprirsi magicamente il mondo, perchè andare a piedi è sfogliare il libro e invece correre è guardare soltanto la copertina. Bisogna essere lenti, amare le soste per guardare il cammino fatto, sentire la stanchezza conquistare come una malinconia le membra, invidiare l’anarchia dolce di chi inventa di momento in momento la strada.
Bisogna imparare a star da sé e aspettare in silenzio, ogni tanto essere felici di avere in tasca soltanto le mani. Andare lenti è incontrare i cani senza travolgerli, è dare i nomi agli alberi, agli angoli, ai pali della luce, è trovare una panchina, è portarsi dentro i propri pensieri lasciandoli affiorare a seconda della strada, bolle che salgono a galla e che quando son forti scoppiano e vanno a confondersi al cielo. E’ suscitare un pensiero involontario e non progettarne, non il risultato dello scopo e della volontà, ma il pensiero necessario, quello che viene da solo, da un accordo tra mente e mondo.
Andare lenti è fermarsi su un lungomare, su una spiaggia, su una scogliera inquinata, su una collina bruciata d’estate andare col vento di una barca e zigzagare per andare dritti. Andare lenti è conoscere le mille differenze della popria forma di vita, i nomi degli amici, i colori e le piogge, i giochi e le veglie, le confidenze e le maldicenze. Andare lenti sono le stazioni intermedie, i capistazione, i bagagli antichi e i gabinetti, i passaggi a livello con gente che aspetta, un vecchio carro con un giovane cavallo, una scarsità che non si vergogna, una fontana pubblica, una persiana con occhi nascosti nell’ombra. Andare lenti è rispettare il tempo, abitarlo con poche cose di grande valore, con noia e nostalgia, con desideri immensi sigillati nel cuore e pronti ad esplodere oppure puntati sul cielo perchè stretti da mille interdetti. Andare lenti è ruminare, imitare lo sguardi infinito dei buoi, l’attesa pazientedei cani, sapersi riempire la giornatacon un tramonto, pane e olio. Andare lenti vuol dire avere un grande armadio per tutti i sogni, con grandi raconti per piccoli viaggiatori, teatri plaudenti per per attori mediocri, vuol dire una corriera stroncata dalla salita, il desiderio attraverso gli sguardi, poche parole capaci di vivere nel deserto, la scomparsa della folla variopinta delle merci e il tornar grandi delle cose necessarie. Andare lenti è essere provincia senza disperare, al riparo dalla storia vanitosa, dentro alla meschinità e ai sogni, fuori dalla scena principale e più vicini a tutti i segreti.
Andare lenti è filosofare di tutti, vivere ad un’altra velocità, più vicini agli inizi e alle fini, laddove si fa l’esperienza grande del mondo, appena entrati iin esso o vicini al congedo. Andare lenti significa poter scendere senza farsi male, non annegarsi nelle emozioni industriali, ma essere fedele a tutti i sensi, assaggiare con il corpo la terra che attraversiamo. Andare lenti vuol dire ringraziare il mondo, farsi riempire. C’è più vita in dieci chilometri lenti e a piedi che in una rotta transoceanica che ti affoganella tua solitudine progettante, un ingordigia che non sa digerire. Si ospitano più altri quando guardi un cane, un’uscita di scuola, un affacciarsi al balcone, quando in una sosta buia si osserva un giocare a carte, che in un volare, in un faxare, in un internettare."...

Prendo in prestito quesa prima pagina dal libro Pensiero Meridiano di Franco Cassano ...
perchè mi sono visto in queste parole...
perchè descrivono perfettamente il motivo per cui io quando cammino sono tranquillo...
perchè stare in montagna mi fa stare bene come poco altro...
perchè apprezzo stare da solo in stanza a leggere o semplicemente ascoltare musica invece di perdermi davanti alla tv o alle console...
del perchè sogno ad occhi aperti e a volte i miei pensieri diventano più veri della realtà rischiando di non sapere più quale sia una cosa e quale l’altra...
il perchè del mio rapportarmi con le persone e con le donne...
il perchè mi piace fermarmi a chiaccherare, anche "internettando", con gente che non conosco semplicemente per il piacere di chiaccherare del più e del meno....
il perchè preferisco stare in casa alla sera con gli amici o andare in posti più intimi di un qualsiasi locale troppo alla moda...
il perchè di quando viaggio in treno ascoltando musica mi perdo a guardare fuori dal finestrino e semplicemente mi sembra di non avere più pensieri e preoccupazioni...
del perchè, forse, di questa mia sensibilità nello scrivere e del perchè mi venga così naturale scrivere così...
e il perchè di quando vivo queste situazioni mi sento bene...
perchè quando vivo questi momenti finalmente sono alla mia velocità e ora che sono uscito dal mio mondo, dalla mia provincia per tuffarmi nel mondo dell’università in una città più grande, con gente di "città" vivendo con loro e imparando a conoscerli e a frequentarli mi sono accorto sempre di più di quanto qel mondo lento mi manchi.
Non mi sento fatto per la velocità... e quando ci sono dentro sto male, mi incupisco, i miei pensieri volgono tutti al fallimento e al maledire il perchè della mia inadeguatezza al mondo che vestono tutti tranquillamente...
E il perchè sempre di più sento il bisogno di credere ai castelli per aria...



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