
shaula, 32 anni
spritzino di Willorba
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HO VISTO
I miei angeli custodi

STO ASCOLTANDO
Il mio cane che abbaia, abbaia, abbaia, abbaia, abbaia...

.. senza dimenticare Grace Papaia.
ABBIGLIAMENTO del GIORNO
Come un’adolescente in crisi di identità.

so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...

e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...

... oppure faccio porcherie come questa...

... o quest’altra...

Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..
ORA VORREI TANTO...
STO STUDIANDO...
Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo
OGGI IL MIO UMORE E'...
Arranco... ma con stile.
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
PARANOIE
1) Dimenticare
MERAVIGLIE
1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...
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Monday, December 11, 2006 - ore 11:12
Pecorismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Io, che sono l’antilogica e l’antirazionalità per eccellenza, io che non ho mai avuto una vera sufficienza in matematica fino all’ultimo compito del secondo quadrimestre, che detesto schematismi algoritmi funzioni e iperboli quanto l’aglio cotto, stanotte ho scoperto la pragmatica funzionalità del mio cervello in modalità silenzioso notturno.
Per una sciocca, ingenua distrazione ho dimenticato il cellulare acceso sul comodino, al ritorno dalla mia serata con le donne. Alle 2.34 ho ricevuto un messaggio, che mi ha destata da un consolatorio sonno conseguente alla stanchezza divampata dopo la terza birra. Leggo il messaggio, incuriosita e lievemente preoccupata, chi mi scrive a quest’ora? Dopo aver appurato che
“tale persona” stava decisamente meglio di me sono tornata sotto le coperte pacifica e beata come il bambino nel presepe. E invece.
Non ho più chiuso occhio. Mi giravo e rigiravo nel letto. Ho scardinato il piumone e le lenzuola almeno quindici volte. Ho sagomato il cuscino altre trenta. Bromboli nella pancia, acidità di stomaco – se sono intollerante al formaggio e mangio tost con doppio formaggio la demente sono io. Mi sono alzata a bere, ho acceso la luce e mi sono messa a leggere, alle 3 e mezza di notte, ho scoperto che il termo era ancora acceso e sono risgusciata fuori per spegnerlo, ho rifatto il letto, nonostante Clizia. Niente, sonno zero. La mamma mi dice sempre che se non riesco a dormire devo
dire le preghiere. Mamma adorata, no. Le preghiere mi scaraventano in uno stato di agitazione che tutto aiuta tranne il sonno, perché inizio a riflettere e le mie elucubrazioni mi portano su mondi paralleli in cui la religione è vietata dalla Società delle Nazioni.
Allora cosa faccio? I rimedi tradizionali funzionano sempre. Proviamo.
Conto le pecore. Comincio, conto con gli occhi chiusi, fingo di non aver mai provato rigetto per i numeri. A un certo punto perdo il conteggio. Non mi ricordo, 60 o 70? Ricomincio? Si, dai, che mi fa bene. Allora ricomincio tenendo le dita della mano a promemoria delle decine. Solo che mi fa male, perché la mano è sotto il cuscino e il cuscino sotto la mia testa, e la mia testa pesa su una mano che è grande un decimo. Allora smetto di tenere i multipli con le dita e raggruppo mentalmente a decine.

Le pecore saltano un ideale steccato di legno, così passano una per volta e le conto correttamente. Una pecora salta, un’altra pecora salta e siamo a due, un’altra e siamo a tre. Saranno una quindicina ventina. Ma poi si ingrumano a un passo dallo steccato e devo idealmente creare un pastore che le sposti. Però devo star dietro anche al pastore, e come faccio a tenere bene il conto delle pecore? Le metto dentro sottorecinti, a gruppi di 10. In questo modo arrivo a 100. Iniziano a diventare tante, bisogna creare un contesto. Galles, primavera. Prati verdi. Un casolare in lontananza. Pecore. Chiudo le prime 100 in un recinto maggiore, e ricomincio da zero. Ma non è la stessa cosa, è troppo semplice, allora conto con 101, 102, 103, che teoricamente dovrebbe fare più sonno perché i numeri sono più lunghi e complicati. Perdo il conto. Non me ne frega un cazzo. I maledetti pendoli di mio padre suonano alternati, così ogni quarto d’ora ho la colonna sonora doppia alla mia disperazione. Quattro tocchi, sono sveglia da un’ora e mezza. Arrivo a
380 pecore. Un gregge di dimensioni che non speravo di raggiungere. Se il metodo funzionasse alla centesima pecora sarei già sprofondata in un sonno bianco, e invece no. Le pecore aumentano. Iniziano a belare, mi infastidiscono. Il pastore alza le mani per zittirle, le pecore lo attaccano in gruppo. Lo sbranano, sangue ovunque, brandelli di pastore su tutto il prato (sono le mie pecore e fanno quello che voglio io).

Alle 4 e mezza ancora inveivo contro alcune pecore per ottenere un nuovo maglioncino di lana che non mi volevano concedere. Sono sicura dell’ora perché il pendolo è un efficace testimone del mio sonnolento (nel senso che sono lenta a prendere sonno) massacro. Niente sonno, niente riposo, niente maglioncino. Peggio non può andare. Mi sono addormentata con enormi fatiche e sacrifici non molto prima delle 5, perché ho ricordi di un tocco da 4 e tre quarti e non so se l’ho sognato o se l’ho rimosso per disperazione.
Sono però molto compiaciuta della mia ottima organizzazione, del mio piano operativo. Raggruppare le pecore è stata davvero un’idea geniale. Peccato che concentrarmi così fortemente abbia risvegliato il mio cervello e le estremità dei miei arti superiori. Io l’antilogica, proprio stanotte dovevo fare il beautiful mind?
Morale della favola: ho un sonno che mi viene da vomitare.
Ma sono la maggiore produttrice di lana del Galles. Nel giro di qualche anno sarò ricca sfondata.
Ah, “ieri” una” mia amica” è “andata in onda” su un “TG nazionale” ma non è perfettamente “riconoscibile” perché è stata “ripresa” da un’angolazione “particolare” e in un atteggiamento “singolare” ma anche “inconfondibile” per gli “intenditori” della città.
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