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2) Entrare in letto e trovarci Aldo Busi e Solange.
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1) Svegliarsi una mattina di uno splendore che fa male. Andare alla finestra. Guardare la bellezza del Mondo. Andare a letto. Guardare la bellezza di chi ami. E scoprire che non c'è differenza.
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3) spalancara le finestre della camera in una soleggiata mattina d'inverno e restare a godersi il calduccio sotto il piumone
4) La dolce illusione di non avere rimpianti.
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lunedì 11 dicembre 2006 - ore 15:40


Perla
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ogni tanto, un paio di volte all’anno, Giovanni Sartori fa pubblicare un piccolo capolavoro sul corriere. Penso che oggi fosse uno di questi due casi:

È bastato un assassinio al polonio 210 dell’ex colonnello del Kgb sovietico Litvinenko, e una contaminazione a Londra del suo confidente italiano Mario Scaramella (consulente della melmosa commissione Mitrokhin) per scatenare anche in Italia — dove nulla è avvenuto — una «giornata di paura».
Esagerazioni esageratissime? Certamente. Ma non sorprende che la «morte radioattiva» di un singolo ci colpisca. I veleni hanno avvelenato re, imperatori, principi, duchi (oltre che banali mariti cornuti e consimili) da quando il mondo è mondo. Un Mitridate re del Ponto se ne cautelava vaccinandosi con quotidiane piccole dosi. Ma un veleno radioattivo è una novità terrorizzante: funziona in dosi infinitesimali di pochi microgrammi — milionesimi di grammo — non ha alcun sapore, ed è come una bomba che contamina chi tocca. E che potrebbe produrre sterminii di massa (se immessa, per esempio, nell’acqua potabile).
Per fortuna, e a differenza di altri veleni, il polonio non è fabbricabile in casa: richiede laboratori e scorie radioattive prodotte da centrali nucleari. Il che implica uno Stato territoriale che ne consenta la fabbricazione. Questi veri e propri «Stati canaglia» esistono o comunque sono in statu nascendi?
Sì, certo. E il nascituro più pericoloso di tutti potrebbe essere l’Iraq. Ma prima uno sguardo d’insieme.
Stavo dicendo che le armi di sterminio sono in terrorizzante aumento. Eppure, e seppure a torto, le bombe nucleari non ci angosciano più perché sono notizia vecchia, e perché siamo stati rassicurati dalla teoria della sicura distruzione reciproca (Mad). Largamente a torto, sia perché gli Stati canaglia (Corea del Nord in testa) sono anche Stati irresponsabili dominati da tiranni psicopatici, sia perché il terrorismo islamico ci potrebbe vulnerare senza ritorsione, senza essere vulnerabile. Ma non è che siamo valorosi; anzi siamo paurosissimi. Dalla mucca pazza alla aviaria, e ora al polonio, basta un nonnulla per ingenerare panico e isterismi di massa.
La metterei così: che mentre i rischi piccoli e casuali ci fanno perdere la testa, per i rischi nucleari, chimici e batteriologici, e cioè certezze infinitamente più grandi, abbiamo la panacea: il pacifismo, la pace universale, la «pace perpetua». Kant la auspicava nel 1795 ma da allora non è mai stata nemmeno in vista. Il problema è che i pacifisti prosperano negli Stati pacifici, dove servono a poco e sono semmai controproducenti, mentre non si vedono e non si sentono negli Stati dove servirebbero. Grossissimo modo, le nazioni pacifiche che davvero detestano la guerra mettono insieme, oggi, un miliardo di persone; mentre gli Stati dove i pacifisti, se ci fossero, verrebbero mazziati, ne annoverano 5 miliardi. E siccome il pacifista circondato da armati ne stimola l’aggressività ed è solo uno scemo che si fa picchiare offrendo l’altra guancia, la soluzione pacifista non risolve il problema; anzi lo aggrava.
Torno così, per esemplificare in concreto, al caso dell’Iraq. Fu una guerra sbagliata gestita in modo sbagliatissimo. D’accordo. Ma a frittata fatta la soluzione è di andarsene? Lasciando che cosa? Una guerra civile tra sciiti e sunniti? Fatti loro, rispondono (poco cristianamente) i nostri pacifisti. Ma anche lasciando spazio per l’insediamento di uno Stato o sottoStato terrorista in grado di produrre bombe «sporche» e ancor più indisturbato, terrificanti armi batteriologiche e chimiche.
Allora, pericoli minimi, spavento grande; pericoli grandissimi, spavento minimo. Meritiamo dieci in dabbenaggine e zero in comprendonio.



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Leonida, 23 anni
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