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Tuesday, December 12, 2006 - ore 11:50


"Questa è la nostra terra, o quello che ne resta..."
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Non sono mai stata vicino alla terra come in questo momento. Ho impiegato un sacco di tempo a guardarla dall’alto immersa tra nuvole e cielo ed ora la riscopro in tutte le suoe gioie e sofferenze.

Quella rossa Emiliana, quella nera dei Colli Euganei, quella sabbiosa del Brenta, quella che ho qui. Che ho sempre avuto davanti che ha dato tanto, che ha voluto tanto. Quella conquistata a colpi di silicosi, quella risparmiata.
Quella che si trapassa da generazioni, quella "poca ma buona".
Quella con le zolle che sembravano scogliere e da piccoli ci si fantasticava sopra, ci si poteva mangiare, ci si poteva rincorrere, cadere, rialzarsi, lanciarla e riportarla con se fin sull’uscio, fino a far arrabbiare qualcuno.
Quella terra divisa, spartita, in tutto il mondo la stessa, in ogni stato con sfumature diverse, rimangono le pene.
Quella che non vale niente, quella che non c’è e se si accorgono che c’è, la stuprano, ingravidandola di gabbie di cemento: "chi se ne fotte, ho la cucina dell ikea.".
Chi se ne fotte, delle amministrazioni, dei piani regolatori, gente! chi se ne fotte Dio bono!
Chi se ne fotte se da terra agricola passa a terra verde? chi se ne fotte, prima la pagavi 1 euro al metro cubo, ora 15, chi se ne fotte!
Chi se ne fotte se nessuno coltiva più? chi se ne fotte!
Chi se ne fotte se importiamo i pomodori dall’egitto e al sud le aziende agricole chiudono? chi se ne fotte!
Mangiamo cemento, beviamo smog, ci vestiamo dai musi gialli, e per ogni minchiata esiste un imballaggio, a momenti i "coton fioc" ce li impacchettano monouso, chi se ne fotte della plastica!

No, è che avrei voglia di calciare.
A vedere un uomo stanco dalle preoccupazioni, stanco dalle piccole tragedie quotidiane, stanco di tutto.
A vedere che i piani regolatori cambiano in base alle esigenze di un comune e non aiutano chi nel mondo ci crede.
Chi crede che tutti veniamo dalla terra, che tutti dovremmo rispettarla, che tutti dovremmo cercare di ricordarne l’odore, sempre.
L’odore della terra bagnata che continui a sentire in qualsiasi posto tu vada, e l’erba che ci cresce sopra. E i colori che non sono solo sui quadri, non solo alla tv.
O forse è solo nostalgia. Siamo così distanti dal bianco e nero, che cerchiamo di riprodurlo, qui nella nostra realtà, senza cavi ma con qualche ciminiera, senza antenne, con qualche miliardo di palazzoni.

Ti costringono a vendere ciò che ti da vita, ti costringono a vendere dignità.
Ti costringono a marcire nella miseria delle loro strategie di mercato, ti costirngono a nutrirti di loro, con loro e di quello che loro hanno pensato per te.
Ti costringono a vanificare il lavoro, a vanificare un ideale, ti costringono a non credere.
Che la terra è vita, che non tutti riescono a starci dietro, che non tutti ce la fanno a pagare 15 euro al metro cubo (specialmente se c’èè una persona che lavora) perchè quest’anno gira così, come girerà così in tante altre amministrazioni. E ci sarà un altro uomo stanco ad entrare in cucina con una faccia da funerale, come si sentisse qualcosa, una sconfitta, come un "perso per sempre".

Ma infondo, boia d’un giuda, è solo terra, chi se ne fotte?





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