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Wednesday, December 13, 2006 - ore 02:54


Karaoke
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Da quando avevo tre anni sogno di fare la cantante. La cantante e la giornalista, ma poi ho cambiato idea. Quindi solo la cantante.
Amo cantare, anche se questo non vuol dire che il canto ami me.
E odio il karaoke.

Col sopraggiungere del mio approdo al ginnasio, venne introdotto in casa mia un diabolico lettore cd ad integrare l’impianto stereo di mio padre; lettore che aveva la piacevole caratteristica di potersi connettere a un monitor qualunque, fungendo così da lettore cd, consolle per videogiochi e KARAOKE. Naturalmente con l’apposito cd in dotazione, il quale constava di basi musicali quali Diana, Generale, La donna cannone, Uomini soli, Oh Carol, l’immancabile Albachiara e altri titoli che ho felicemente rimosso. Col risultato che le mie feste di compleanno, una volta orge di dolciumi, Fante e pettegolezzi, si tramutarono per magia in sedute apocalittiche di Silvie in versione Fronte del Palco, Emanuele trasfigurate in degregori e Simone in preda ad attacchi di gorgheggio fulminante. E io, all’epoca metallara convinta, succube del maledetto aggeggio mi imbozzolivo in un cantuccio accanto al caminetto a divorare i raviolini di crema pasticcera, meditando su un più opportuno compleanno in pizzeria, a prova di Paul Anka, per il futuro.

Insomma, non parlatemi del karaoke. Non voglio nemmeno saperne di cantare davanti a un microfono.
Però la Ingrid vuole cantare al karaoke. E io, sedotta dal suo amichevole entusiasmo e dalla tequila, cedo, producendomi in una performance vocale ai limiti del vergognoso. In ordine: Father and son, Nobody’s wife in coppia con la suddetta, Bella stronza e What’s up. Sono felice che non esistano registrazioni o filmati a testimoniarlo, e che nel pub non mi conoscesse nessuno.

Se dieci anni fa mi avessero detto che avrei cantato What’s up senza avere conati di vomito e che mi sarebbe piaciuto ascoltare le canzoni di Marco Masini, lo avrei preso come il più grave degli insulti. Ma se avessero aggiunto che avrei cantato le loro canzoni al karaoke mi avrebbero dovuta ricoverare dalle risate. Mi sento vecchia. Finirò come mio fratello, che va a latino-americano dopo aver passato la vita ad ascoltare Pink Floyd e Dire Straits?????

Guardate che sono interrogativi inquietanti. E poi, per un metallaro la coerenza è tutto.
Dev’essere il ventunesimo secolo che mi fa male.





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