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mercoledì 13 dicembre 2006 - ore 14:11
Caso Welby
(categoria: " Riflessioni ")
Mah! Io credo che, a questo punto, le persone siano anche un pò troppo egoiste...... come fate a voler tenere "in vita" (se così si può definire tale situazione) un uomo ke da 9 anni è attaccato a una macchina soffrendo come non mai?? ..per di più se è lui stesso a chiedervi di staccare quella maledetta spina! Avete x caso paura dei rimorsi? ..beh sappiate che andando avanti così nn risolverete un bel niente! ..nn ci siete riusciti in 9 anni, nn vorrete mica credere di riuscirci in una settimana...?! credo che ognuno abbia il diritto di poter fare ciò ke vuole della propria vita... come ha gia detto qualcunaltro, ognuno può decidere liberamente se e come buttare via la propria vita! nessuno può permettersi di impedirlo... i medici fanno solo il loro dovere, è vero.. hanno fatto il possibile, ma nn si è arrivati a nessuna soluzione.. xke continuare??
Vorrei dire a queste persone di mettersi nei panni di Welby, di provare a restare attaccati a una spina x 9 anni.. stare fermi immobili sul letto soffrendo x 9 lunghissimi e fottutissimi anni.. pensate sia così eccitante? divertente? ...se vuole mettere fine a questa agonia, permetteteglielo!
Se poi si parla di suicidio, beh miei cari signori..... avete proprio una gran faccia tosta.... sono due cose un pò diverse....... nn stiamo parlando di un caso di depressione, di noia della vita, di delusione amorosa o quantaltro.. parliamo di costrizione a una sofferenza da cui nn si può scappare.. tenendolo ancora in queste condizioni, lo state ammazzando voi lentamente! nn so cosè peggio......
..riporto una parte della lettera che Welby ha mandato a Napolitano.. questo punto dovrebbe far riflettere un pò tutti...
(Per leggerla interamente collegatevi a questo sito Lettera al Presidente della Repubblica)"Sua Santità, Benedetto XVI, ha detto che “di fronte alla pretesa, che spesso affiora, di eliminare la sofferenza, ricorrendo perfino alleutanasia, occorre ribadire la dignità inviolabile della vita umana, dal concepimento al suo termine naturale”. Ma che cosa c’è di “naturale” in una sala di rianimazione? Che cosa c’è di naturale in un buco nella pancia e in una pompa che la riempie di grassi e proteine? Che cosa c’è di naturale in uno squarcio nella trachea e in una pompa che soffia l’aria nei polmoni? Che cosa c’è di naturale in un corpo tenuto biologicamente in funzione con l’ausilio di respiratori artificiali, alimentazione artificiale, idratazione artificiale, svuotamento intestinale artificiale, morte-artificialmente-rimandata? Io credo che si possa, per ragioni di fede o di potere, giocare con le parole, ma non credo che per le stesse ragioni si possa “giocare” con la vita e il dolore altrui.
Quando un malato terminale decide di rinunciare agli affetti, ai ricordi, alle amicizie, alla vita e chiede di mettere fine ad una sopravvivenza crudelmente ‘biologica’ – io credo che questa sua volontà debba essere rispettata ed accolta con quella pietas che rappresenta la forza e la coerenza del pensiero laico."
..questa società mi disgusta ogni giorno di più...
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