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Thursday, December 14, 2006 - ore 23:12


Autobiografia
(categoria: " Accadde Domani ")


Devo fare l’autobiografia. Linguistica, beninteso.
Il 22 c’è il preappello di Dialettologia, peraltro fuori piano, per quanto mi riguarda, e per farlo è obbligatorio consegnare un’autobiografia linguistica. Dire che lingua si parla in casa tua, che lingua parli tu, che lingua parli coi tuoi amici, col fruttivendolo, col postino e col controllore del treno. Il tutto restando nell’ambito dell’italiano e del dialetto, chiaramente. A meno che tu non sia di Meran/Merano e limitrofi, ché allora si tratta di tedesco e non di italiano: ovvio.
La prof ci ha anche letto degli esempi. Tipo una che all’asilo coi compagnetti parlava solo in veneto, e quei pochi che parlavano italiano li snobbava. O quell’altra che non ha mai sentito i proprio genitori rivolgersi la parola in italiano (questo è già più normale).

Mi sento un po’ emarginata. In casa mia non si è mai sentita una parola di dialetto, o quasi. I miei amici parlavano quasi esclusivamente italiano, i genitori idem. A Genova stessa cosa. A Sassari un po’ più di dialetto, ma non fra amici. Qui l’apoteosi del dialetto: sempre, ovunque, comunque, a qualunque livello. Lo schema del Berruto va a farsi fottere, qui in Veneto.



L’altra sera vado al Billa a fare la spesa e mi ferma un giovine senegalese che vende calzini: "Ciao, vuto calseti? I xe bei, dei tortene un paro!" (o qualcosa del genere); io: "Dai, non parlarmi in dialetto che non sono veneta"; e lui: "Eh, ma te ghe da imparare setto!".
Se me lo dicono pure i vu’ cumpra’, cosa posso fare io?

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