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lunedì 18 dicembre 2006 - ore 16:55


Il comunicattivo di San Pietro
(categoria: " Vita Quotidiana ")


«Prendete, e bevetene in molti». Pare che, sull’altare della Chiesa Cattolica, non ci sia più posto per tutti. Per molti sì, ma non per tutti. Cambia la formula della consacrazione del calice della Santa Messa. Marcia indietro: per il Vaticano si torna al 1969, prima della allora progressista rivoluzione di Paolo VI, per tornare ad un rito più fedele alle origini. Così, nell’osservanza delle più nette radici di greco antico (la lingua in cui furono tradotte le prime bibbie), il sangue di Dio ritorna a ad essere uno strumento in qualche modo elitario, più che universale.

Dal punto di vista linguistico nessun dubbio, assicurano gli esperti: ha ragione il Vaticano. Eppure, la tentazione di abbandonarsi a sentenze e ironie politiche, sociali e culturali è forte. Così come quella di disegnare questo provvedimento come una svolta epocale. Cerchiamo di resistervi, ma lo stupore, ad un primo impatto, rimane. “Cosa sta accadendo sotto la cupola di San Pietro?” viene da domandarsi. Eravamo abituati ad un Papa amato da tutti, gentile, moderatamente aperto alle novità… insomma, che metteva d’accordo tutti. Invece, ora ci troviamo al soglio pontificio questo arcigno teologo bavarese, che vuole far tornare la Chiesa un club per pochi intenditori.

Questo, quel che salta alla mente in prima battuta. Ora, ragioniamo. In realtà, il problema è uno e uno solo: l’evidente impaccio comunicativo della Chiesa in tempi recenti. A guardar bene, infatti, non è particolarmente un problema di contenuti quello che sta facendo recentemente scontrare la Chiesa Cattolica con buona parte dell’opinione pubblica. Il Papa si oppone ai Pacs e ai matrimoni tra omosessuali? Discutibile, ma che ci aspettavamo? E’ forse il rifiuto dell’utilizzo di cellule embrionali nella ricerca medica a scandalizzarci? O la dura condanna all’eutanasia?

Ad essere sinceri, i provvedimenti concreti lanciati da Ratzinger non sono affatto più conservatori o reazionari di quelli adottati dal cauto ma amatissimo Giovanni Paolo II. Anzi, l’attuale pontefice ha dato uno slancio alla politica ecumenica del Vaticano che era sincermanete difficile potersi aspettare, dopo un Papa giramondo come Wojtyla. E pure la capacità del pontefice bavarese di entrare in contatto diretto con altre religioni (Turchia e Sinagoga di Roma in primis) è lodevole. Ma allora perché questi contenuti suonano, ai nostri orecchi, così poco suadenti, per non dire ostili?

La ragione, a mio parere, sta in due distinte motivazioni. La prima: una certa mancanza di sensibilità comunicativa da parte del Santo Padre e relativo entourage. In tempi recenti, infatti, troppo spesso il Vaticano ha esposto incautamente il fianco all’esaltazione dei toni, alla denigrazione dei frettolosi, finanche alla mistificazione dei media. Prendiamo il caso Ratisbona. D’accordo, Santità, era solo una citazione, e Lei è stato mal interpretato, ma che necessità c’era di scegliere un testo con contenuti così dotti e oscuri; in due parole, così facilmente travisabile? E a che pro, pur all’interno di una legittimissima posizione contro l’eutanasia, affermare che essa “va contro la pace”? E, cardinaleTarcisio Bertone, era proprio il caso di annunciare, di questi tempi, la prossima discesa in campo della “Squadra di calcio dello Stato Vaticano”? Niente da stupirsi se, poi, qualcuno dileggia o mal comprende.

Ma se da una parte c’è una scarsa attenzione alla comunicazione – peccato non veniale, intendiamoci: a contenuti mal interpretati seguono spesso effetti disastrosi -, dall’altra c’è un problema non meno grave: la serpeggiante superficialità e pregiudizialità con cui, recentemente, buona parte dell’opinione pubblica accoglie i proclami vaticani. Se un contenuto è espresso male, infatti, di solito non è comunque impossibile comprenderlo. Oggi siamo circondati da gente che gongola, aspettando il prossimo intervento vaticano per tacciarlo di gretto conservatorismo. Oppure da altri che preferiscono etichettare velocemente come “solitamente reazionaria” una posizione della Chiesa, senza cercare di capirne le ragioni, pur non condividendole.

Il Vaticano chiude i cancelli: il sangue di Cristo non è per tutti, ma per pur molti eletti. Altra posizione reazionaria? In realtà, bisogna ricordare che, spesso, quando un’istituzione decide di chiudersi in sé stessa, lo fa perché si sente attaccata. Eppure, farebbe bene, invece, ad affrontare i suoi numerosi problemi a viso aperto. Così facendo, invece, il Vaticano da solo un messaggio di paura e scarsa lungimiranza. Un altro messaggio mal interpretato, Santità? Speriamo sia così.




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Leonida, 23 anni
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