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Wednesday, December 20, 2006 - ore 10:42
Di 40 anni.
(categoria: " Vita Quotidiana ")
40 anni.
40 anni fa in questa data mio padre conobbe mia madre sulla piazza della cittadina natale di mia madre, un puntino nel territorio laziale. Mio padre allora lavorava in Svizzera, ed era pochi giorni in ferie da un collega, che era, appunto, compaesano di mia madre.
Dopo sei mesi si sposarono. 6 mesi, vedendosi tre volte e scrivendosi delle lettere. Dopo un mese mio padre le regalò una fede d’oro come pegno, che sì, l’avrebbe sposata, sarebbe tornato a prenderla.
"Mutter, ma come hai fatto a sposare papà dopo sei mesi che lo conoscevi avendolo visto tre volte?"
- Una volta era diverso, noi sognavamo una famiglia, volevamo sposarci per avere dei figli, fare una casa. Era peggio chi si sposava per procura, ho una cugina che non vide mai il suo uomo, figlio di emigrati, fino a che non andò in Australia e lo sposò. Fino ad allora gli aveva solo scritto.
La mia faccia? Questa:
Così fu, e fu un matrimonio e una partenza per la neve svizzera, per un luogo sconosciuto, lontano, freddo. E dopo due mesi morì mio nonno. E lei crebbe in fretta; mani negli acidi di mia madre e dita tagliate e riattaccate male di mio padre. E una stanza sola per dormire e mangiare. Silenzio dopo le otto di sera. E il sabato non si stendono i panni fuori perché crea disordine alla vista.
40 anni di sacrifici, di tirare la cinghia, ricordo quando eravamo in 5 a casa e mio padre faceva l’operaio. I miei 15 anni di abiti dismessi delle sorelle maggiori.
40 anni di figli, di conti, di ore di lavoro. Di prese in giro della famiglia di mio padre a quella donna – mia madre – che non veniva dallo stesso paese, che era del centro Italia, che era e resta una terrona.
40 anni di mandare giù rospi, senza possibilità di scelta. Chissà – madre - quante volte avresti voluto essere una di quelle donne emancipate delle quali mi sento di far parte io oggi, quante volte avresti voluto la patente e una macchina, un lavoro e la possibilità di uscire. Una volta facesti la valigia e piangevi, ma io e Silvia piangevamo più di te e guardandoci tu decisi di restare.
E se da una parte vedo una donna che si è sempre piegata, che ho persino detestato per anni perché vedevo debolezza e troppe lacrime, dall’altra mi sento una stronza, oggi, e vedo la bontà e la rinuncia a favore di una famiglia. Ma vedo anche una persona in parte insoddisfatta, che quando me ne andrò anche io si sentirà finita perché non avrà più nessuno a cui ripetere trenta volte di non rientrare tardi e più nessuno a cui preparare pranzi e cene. E non ci sarò più a farle la tinta ai capelli perché “cazzo mamma non hai mica 90 anni, è giusto se ti tieni un po’ su!”.
Ma dall’altra parte mi dico, Laura, fai presto a parlare, ma che persona saresti stata se i tuoi avessero pensato più a loro stessi, avessero che so, divorziato?
Sono forse più soddisfatte quelle coppie che dopo pochi anni di matrimonio e qualche figlio decidono di lasciarsi? Sono più realizzate?
Vorrei avere qualche opinione da parte vostra a riguardo.
Intanto auguro ai miei genitori altri 40 anni insieme, auguro loro meno sacrifici, e una lunga vecchiaia di sorrisi.
Vi abbraccio!
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