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![]() RAC, 32 anni spritzina di una volta CHE FACCIO? Je suis Colette Sono sistemato [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ] STO LEGGENDO ![]() MA NON E’ DESTINATO A VOI. ![]() ![]() HO VISTO si.. tutti nudi! ---------------- STO ASCOLTANDO oh tico tico! ABBIGLIAMENTO del GIORNO verde bosco con la frangia marina ORA VORREI TANTO... baciiiii da lupi STO STUDIANDO... il modo per non sbadigliare alla prima ora OGGI IL MIO UMORE E'... variabile dal registro come lei ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... PARANOIE Nessuna scelta effettuata MERAVIGLIE Nessuna scelta effettuata |
Thursday, December 21, 2006 - ore 00:29 finale Arrivata all’uscio della stanzina, si fermò un momento, ripensando alla proibizione del marito, e per la paura dei guai, ai quali poteva andare incontro per la sua disubbidienza: ma la tentazione fu così potente, che non ci fu modo di vincerla. Prese dunque la chiave, e tremando come una foglia aprì l’uscio della stanzina. Dapprincipio non poté distinguere nulla perché le finestre erano chiuse: ma a poco a poco cominciò a vedere che il pavimento era tutto coperto di sangue accagliato, dove si riflettevano i corpi di parecchie donne morte e attaccate in giro alle pareti. Erano tutte le donne che Barba-blu aveva sposate, eppoi sgozzate, una dietro l’altra. Se non morì dalla paura, fu un miracolo: e la chiave della stanzina, che essa aveva ritirato fuori dal buco della porta, le cascò di mano. Quando si fu riavuta un poco, raccattò la chiave, richiuse la porticina e salì nella sua camera, per rimettersi dallo spavento: ma era tanto commossa e agitata, che non trovava la via a pigliar fiato e a rifare un po’ di colore. Essendosi avvista che la chiave della stanzina si era macchiata di sangue, la ripulì due o tre volte: ma il sangue non voleva andar via. Ebbe un bel lavarla e un bello strofinarla colla rena e col gesso: il sangue era sempre lì: perché la chiave era fatata e non c’era verso di pulirla perbene: quando il sangue spariva da una parte, rifioriva subito da quell’altra. Barba-blu tornò dal suo viaggio quella sera stessa, raccontando che per la strada aveva ricevuto lettere, dove gli dicevano che l’affare, per il quale si era dovuto muovere da casa, era stato bell’e accomodato e in modo vantaggioso per lui. La moglie fece tutto quello che poté per dargli ad intendere che era oltremodo contenta del suo sollecito ritorno. Il giorno dipoi il marito le richiese le chiavi: ed ella gliele consegnò: ma la sua mano tremava tanto, che esso poté indovinare senza fatica tutto l’accaduto. "Come va", diss’egli, "che fra tutte queste chiavi non ci trovo quella della stanzina?" "Si vede", ella rispose, "che l’avrò lasciata disopra, sul mio tavolino." "Badate bene", disse Barba-blu, "che la voglio subito." Riuscito inutile ogni pretesto per traccheggiare, convenne portar la chiave. Barba-blu, dopo averci messo sopra gli occhi, domandò alla moglie: "Come mai su questa chiave c’è del sangue?". "Non lo so davvero", rispose la povera donna, più bianca della morte. "Ah! non lo sapete, eh!", replicò Barba-blu, "ma lo so ben io! Voi siete voluta entrare nella stanzina. Ebbene, o signora: voi ci entrerete per sempre e andrete a pigliar posto accanto a quelle altre donne, che avete veduto là dentro." Ella si gettò ai piedi di suo marito piangendo e chiedendo perdono, con tutti i segni di un vero pentimento, dell’aver disubbidito. Bella e addolorata com’era, avrebbe intenerito un macigno: ma Barba-blu aveva il cuore più duro del macigno. "Bisogna morire, signora", diss’egli, "e subito." "Poiché mi tocca a morire", ella rispose guardandolo con due occhi tutti pieni di pianto, "datemi almeno il tempo di raccomandarmi a Dio." "Vi accordo un mezzo quarto d’ora: non un minuto di più", replicò il marito. Appena rimasta sola, chiamò la sua sorella e le disse: "Anna", era questo il suo nome, "Anna, sorella mia, ti prego, sali su in cima alla torre per vedere se per caso arrivassero i miei fratelli; mi hanno promesso che oggi sarebbero venuti a trovarmi; se li vedi, fa’ loro segno, perché si affrettino a più non posso". La sorella Anna salì in cima alla torre e la povera sconsolata le gridava di tanto in tanto: "Anna, Anna, sorella mia, non vedi tu apparir nessuno?". "Non vedo altro che il sole che fiammeggia e l’erba che verdeggia." Intanto Barba-blu, con un gran coltellaccio in mano, gridava con quanta ne aveva ne’ polmoni: "Scendi subito! o se no, salgo io". "Un altro minuto, per carità" rispondeva la moglie. E di nuovo si metteva a gridare con voce soffocata: "Anna, Anna, sorella mia, non vedi tu apparir nessuno?". "Non vedo altro che il sole che fiammeggia e l’erba che verdeggia." "Spicciati a scendere", urlava Barba-blu, "o se no salgo io." "Eccomi" rispondeva sua moglie; e daccapo a gridare: "Anna, Anna, sorella mia, non vedi tu apparir nessuno?". "Vedo" rispose la sorella Anna "vedo un gran polverone che viene verso questa parte..." "Sono forse i miei fratelli? " "Ohimè no, sorella mia: è un branco di montoni." "Insomma vuoi scendere, sì o no?", urlava Barba-blu. "Un’altro momentino" rispondeva la moglie: e tornava a gridare: "Anna, Anna, sorella mia, non vedi tu apparir nessuno?". "Vedo" ella rispose "due cavalieri che vengono in qua: ma sono ancora molto lontani." "Sia ringraziato Iddio", aggiunse un minuto dopo, "sono proprio i nostri fratelli: io faccio loro tutti i segni che posso, perché si spiccino e arrivino presto." Intanto Barba-blu si messe a gridare così forte, che fece tremare tutta la casa. La povera donna ebbe a scendere, e tutta scapigliata e piangente andò a gettarsi ai suoi piedi: "Sono inutili i piagnistei", disse Barba-blu, "bisogna morire". Quindi pigliandola con una mano per i capelli, e coll’altra alzando il coltellaccio per aria, era lì lì per tagliarle la testa. La povera donna, voltandosi verso di lui e guardandolo cogli occhi morenti, gli chiese un ultimo istante per potersi raccogliere. "No, no!", gridò l’altro, "raccomandati subito a Dio!", e alzando il braccio... In quel punto fu bussato così forte alla porta di casa, che Barba-blu si arrestò tutt’a un tratto; e appena aperto, si videro entrare due cavalieri i quali, sfoderata la spada, si gettarono su Barba-blu. Esso li riconobbe subito per i fratelli di sua moglie, uno dragone e l’altro moschettiere, e per mettersi in salvo, si dette a fuggire. Ma i due fratelli lo inseguirono tanto a ridosso, che lo raggiunsero prima che potesse arrivare sul portico di casa. E costì colla spada lo passarono da parte a parte e lo lasciarono morto. La povera donna era quasi più morta di suo marito, e non aveva fiato di rizzarsi per andare ad abbracciare i suoi fratelli. E perché Barba-blu non aveva eredi, la moglie sua rimase padrona di tutti i suoi beni: dei quali, ne dette una parte in dote alla sua sorella Anna, per maritarla con un gentiluomo, col quale da tanto tempo faceva all’amore: di un’altra se ne servì per comprare il grado di capitano ai suoi fratelli: e il resto lo tenne per sé, per maritarsi con un fior di galantuomo, che le fece dimenticare tutti i crepacuori che aveva sofferto con Barba-blu. Charles Perrault COMMENTA (0 commenti presenti) PERMALINK |
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