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Vitto, 5 anni
spritzina di Paperopoli, ma periferia.
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Francesco TRENTO, Aureliano AMADEI,

VENTI SIGARETTE A NASSIRYA

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ho visto nascere il Torelli Sudati Rugby Club.
e scusate se è poco.

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PIXIES, DE ANDRE’

ABBIGLIAMENTO del GIORNO

La felpa del Torelli Sudati Rugby Club

ORA VORREI TANTO...

Un passaporto malese.
E chiamarmi Yanez.

STO STUDIANDO...

Sono alla ricerca di me stesso.

Oh...eccomi! ero sotto al comò.

OGGI IL MIO UMORE E'...

non so dove sia.

ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







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Thursday, December 21, 2006 - ore 12:04


Merry xmas
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Il 21 dicembre 1942, sul fronte russo, le divisioni della III armata guardie travolgevano gli ultimi caposaldi italiani del II corpo d’armata italiano lungo il medio corso del fiume Don. Il Corpo d’armata alpino, schierato a nord, inviava la divisione alpina Julia a tappare la falla di trenta chilometri apertasi nel fronte all’altezza dell’ansa di Werkij Mamon. Un uomo ogni 5 metri. Senza ricoveri sotterranei. Una fila di uomini lungo la neve, coi moschetti del 1891 in mano, a una temperatura diurna media di -20. Alle loro spalle, i carri armati russi già penetrati nelle retrovie del fronte distruggevano i magazzini, i depositi d’armata, i comandi superiori. L’VIII armata italiana del generale Gariboldi si sfasciava. La divisione Julia era coperta a nord dalle altre due divisioni alpine italiane, Tridentina e Cuneense, mentre a sud il fronte non esisteva più. Solo, ogni tanto, qualche postazione di artiglieria tedesca (ma le grandi armate del reich se la batterono pochi giorni dopo, rubando gli automezzi degli italiani e poi accusandoli di mancata organizzazione).
Nei giorni dal 24 al 31 dicembre la Julia perse, tra feriti, morti e congelati, il 75 % dei suoi effettivi. Il 17 gennaio, senza che i russi fossero riusciti a sfondare frontalmente la linea del corpo d’armata alpino, iniziò la ritirata delle tre divisioni italiane, le uniche unità operative ancora in grado di combattere. Alle loro spalle,ad inseguirli da est, un’intera armata motorizzata sovietica. Di fronte a loro, ad ovest, un corpo d’armata corazzato, con centinaia di carri armati. In dieci giorni di marcia, dal 17 al 27 gennaio, le truppe apine della Tridentina (la Julia fu annullata a Postojali e a Valuikj, e solo pochi superstiti raggiunsero la colonna della Tridentina; la Cuneense cadde quasi tutta in mani nemiche perchè puntò su Vluikj credendola in mano della Julia e dopo tre giorni di scontri si arrese) sostennero almeno tredici scontri con forze russe preponderanti. Gli ultimi combattimenti, il 24 gennaio ad Arnautovo e il 26 a Nikolajevka, costarono circa 15.000 morti.
Al ritorno, gli alpini furono chiusi in vagone bestiame e fatti arrivare di notte, così che la gente non li potesse vedere. 250milauomini, italiani, tedeschi, ungheresi e rumeni, fecero ritorno a casa.
25 milioni, tra russi, tedeschi, italiani, ungheresi e rumeni, no.

Buon Natale!


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