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Monday, December 25, 2006 - ore 00:02



(categoria: " Riflessioni ")


BUON NATALE 2006
"Perchè credere non è sempre facile...!"

di don Marco Pozza

Lassù nella contrada la neve ha accarezzato con i primi fiocchi il gelo silenzioso della terra di montagna. Il chiarore della luna avvolge nel suo mantello la mulattiera costruita in tempo di guerra che separa il silenzio composto della contrada dalla confusione disordinata della città. Prestando l’orecchio al fruscìo della notte, il vecchio pecoraio disegna stancamente gli ultimi passi, mentre la luce fioca della lanterna arrugginita lascia intravedere in lontananza la figura del casolare. Il suo piccolo monastero dove da una vita s’ammanta di silenzio e di stelle…
Sulla porta d’entrata una scritta è stata scolpita con gran maestria: “Preferisco essere un sognatore tra i più umili, con sogni da realizzare, piuttosto che essere il principe di un popolo senza sogni né desideri”(K. GIBRAN).
Con il mento appoggiato sull’inferriata, dall’immensità silenziosa di quel piccolo “monastero”, lascio che lo sguardo s’addormenti sull’orizzonte lontano per aggomitolare nel pensiero la mia umanità. Laggiù, oltre il mare burrascoso delle idee, intravedo le fronde copiose dei primi ulivi carichi di millenni, le mura antichissime della vecchia città di Gerusalemme, odo in lontananza l’eco malinconico delle cornamuse dei pastori che, custodi gelosi dei loro armenti, s’addentrano tra le colline che avvolgono Betlemme come un grembo di mamma.




Betlemme! Un nome, una storia, un dolce ricordo…
Ma occorre partire…!“Una nave è più sicura quando si trova nel porto; tuttavia non è per questo che le barche sono state costruite…” (P. COELHO)
In compagnia della mia gente, abbandono i sentieri silenziosi delle mie contrade m’incammino verso Betlemme. Parto serbando nella bisaccia frammenti preziosi di una storia quotidiana. La nostra storia. Volti stanchi e affannati alla vana ricerca di un perché, volti giovani grondanti entusiasmo e infuocati dalla grinta, volti delusi e stanchi di chi non ha capito che la vita è la fonte della meraviglia, volti splendidamente ispirati di vecchi instancabili che continuano a ingegnarsi sogni, volti di papà e mamme interrotti dalle lacrime, volti sfiorati dalla dolce compagnia di una fede semplice e frammenti di quell’umanità ostinatamente alla ricerca di una breccia di luce…
Perché credere non è sempre facile!




Tra il letame e la paglia, gli animali e il silenzio, la maledizione e la poesia… per tutti sarà Natale! In quell’umana fragilità di un Bambino avvolto in fasce ci sta la sorgente dell’immortalità. Ancora una volta Dio, come un nomade, scenderà dalle altezze vertiginose del cielo per entrare nei sentieri dell’umano. E’ l’incomprensibile seduzione di Dio… Mentre l’uomo si ostina a maledirlo, Lui si ostina a ri-cominciare. Sempre, ad ogni istante. Nelle praterie silenziose e arroventate dell’Antico Testamento, nessun profeta aveva osato immaginare simile meraviglia! Lo stupore ha superato ogni umana attesa…
“Le cattedrali, i dipinti, i bronzi, le sculture, la musica, i vasi cesellati… nulla aggiungono alla verità e alla bellezza incarnata apparsa nella povertà di una stalla…”(P. MAZZOLARI).
Appoggiato alla fede semplice della mia gente, tolgo i sandali dai piedi stanchi, appoggio la bisaccia della mia vita vicino a quella sconvolgente Povertà e, perdendomi nei volti ubriachi di fantasia di chi m’ha accompagnato fin qui, m’addormento nella dolcezza di quello sguardo che ha turbato il mondo.
E sul legno di quella culla, sorgente dell’eternità, scarabocchio una preghiera: “Si’, nella vita ci sono uomini fiacchi, incapaci di superarsi. Di una felicità mediocre fanno la loro felicità, dopo aver soffocato la parte migliore di se’. Essi si fermano in una locanda per tutta la vita. Si coprono d’infamia. Essi chiamano felicità il marcire sulle loro misere provviste. Rifiutano di avere dei nemici al di fuori e dentro di se’. Rinunciano ad ascoltare la voce di Dio che è necessità, ricerca e sete indicibile. Ma io ti prego per me: svegliami, Signore. Alla vita viva”(A. DE SAINT-EXUPÈRY)




Andiamo fino a Betlemme! Non è mai troppo tardi per scoprire che quel Bambino è lì che attende il nostro volto. Da sempre!
Lasciamoci guidare dalla nostra fede fragile, dubbiosa e ricca di mille povertà perché quel Bambino nasce negli incroci della vita per attendere che l’uomo ritorni alle sorgenti dell’eternità.
Addormentato nei suoi pensieri, il dubbio di Abramo venne distrutto dalla potenza dell’Eterno: “Poi lo fece uscir fuori e gli disse: “Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle. Tale sarà la tua discendenza”(Gn 15,5).
Splendida ironia: “Se riesci a contarle”!
Andiamo fino a Betlemme e, ingarbugliati dalla povertà di quella grotta, alziamo gli occhi verso il cielo.
Perché la fantasia di Dio non si capisce calcolando!

Un sincero e affettuoso augurio di Buon Natale e di un Sereno e Benedetto Anno Nuovo!

Don Marco Pozza


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