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mercoledì 27 dicembre 2006 - ore 16:15
NADAE ZE PASSA... PARLEMO ONTO!
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Mode de dire veneti in tema co la parola MONA (intede come org. gen. femm)
"Te spissa la mona?
Lett. : "Ti prude lorgano genitale femminile?
Questo modo di dire normalmente Si rivolge a donna pettegola che chiacchiera in continuazione e quindi affetta da scagoto par boca... Non si sa che collegamento neurologico possa esserci tra un eventuale prurito veginale e la diarrea orale
"La ga na mona che pare na oseanda"
Lett. : "Ha un organo sessuale che sembra una trappola per uccelli"
Non lo so esattamente cosa sia una "oseanda", ma dal nome presumo che si tratti di qualche marchingegno per catturare storni di uccelli pennutti... Dire quindi che lapparato sessuale della Signora in oggetto sembra questo marchingegno equivale a dare alla stessa della meretrice (leggi: "putana") in modo comunque non privo di eleganza (?). E m.d.d. dispregiativo.
"La ga el rabegolo sula mona"
Lett. : " Ha largento vivo sulla vagina"
Come sopra però detto in forma più delicata e quindi, al contrario di quello precedente, esprime grande ammirazione. La frase viene pronunciata di solito al passaggio della legittima proprietaria della "mona" e chi la pronuncia di solito ha gli occhi in fuori come uno "s-cioso" (lumaca) e "pantesa" (ansima)come un treno a vapore in salita.
"La canta co la mona in boca!"
Lett. : " Quella cantante canta con la vagina in bocca!"
Almeno nelle intenzioni vorrebbe essere un complimento... infatti vuol molto semplicemente dire che la tal cantante è molto sensuale e quando canta gli uomini che la ascoltano a tutto pensano meno che alla canzone. Rita Pavone non centra!
"Se me la cato soto ale sate ghe fasso la mona cofà na farsura"
Lett. : " Se mi capita tra le mani le faccio una vagina come una padella"
Terrificante minaccia che può avere sia un significato sessuale, sia un significato di botte. Dipende dal modo con il quale il m.d.d. viene espresso.
"La ze na roba ebete come la mona dela Daria che co la pissa la fa aria"
Lett. : " E una cosa di nessun valore come la vagina della signora Daria che quando orina emette aria"
M.d.d. elaborato e complesso che vuol dire poco o nulla. Semplicemente che una data cosa che si sta esaminando non vale nulla. Tutto il resto del ragionamento è di nessun valore letterario e filosofico in quanto scritto solo per esigensa di rima (Daria - aria)
"Va in mona dela balena!"
Lett. : " Va nellorgano genitale della balena!"
Elaborazione fantasiosa del celeberrimo "Ma va in mona!"... il concetto espresso è lo stesso con la differenza che il soggetto viene mandato non alle sue origini ma nellorganazzo di una balena. Cosa che fa orrore e paura a tutti. Anche al più incallito pescatore.
"Va a menarghe la mona ale boretole col fero da calse!"
Lett. : " Va a masturbare le lucertole femmina con un ferro da calze!"
Offesa ironica e sardelonica che si rivolge a grandissimo seccatore e buono a nulla... Infatti proprio per far capire al soggetto che lunica cosa che è in grado di eseguire è appunto unazione insulsa come quella di masturbare lucertole...
"Va in mona ti e chi te ga messo le braghesse stamatina!"
Lett. : " Va in vagina tu e chi stamattina ti ha infilato i pantaloni!"
Un po come sopra... anche questo m.d.d. va rivolto a seccatori o persone incapaci di qualunque azione che richieda un minimo di buonsenso. Questo si comprende dalle frase "... chi te ga messo le braghesse stamatina!"... che fa capire che uno ha bisogno di una persona perfino per vestirsi!
"Chi va ai monti, chi va al mare, chi va in mona de so mare!"
Lett. : " Chi va ai monti , chi va al mare, chi va dove cazzo gli pare!"
Insulsa poesiola che si recita ai rompicoglioni... quelli per interderci che domandato continuamente; "Dove veto?... Cossa feto?... Quanto steto via?" (Dove vai?... Cosa fai?... Quanto rimani via?)
"Sto afare ze andà in mona!"
Lett. : " Questo affare è sfumato o finito male!"
Grazie a questo colorito m.d.d. abbiamo appena scopeto un altro significato della prerifrasi "Andare in mona!" che sta a significare "andare in fallimento"... Infatti un vecchio m.d.d. ormai in disuso diceva proprio "Andare in mona ale Casele" dove per Caselle si intendeva un piccolo paese del colognese dove pare che la malora sia di casa.
"La mona dela Cantona!"
Lett.: " La vagina della Signora Cantona!"
Chi mai diavolo fosse o sia questa signora Cantona non è dato sapere... Comunque la frase vuole esprimere grande stupore, incredulità o presa in giro. Esempio:
Toni: "Mi oncò go ciapà na tenca da tre chili!"
Nane: "La mona dela Cantona!"
Trad. lett.
Antonio: "Io oggi ho catturato una tinca di tre chilogrammi di peso!"
Giovanni: "Ma a chi vuoi darla da bere?"
"Na mona!"
Lett. : "Una vagina!"
Qui il termine "mona" viene usato come unità di misura, anzi per essere estremamente precisi sta ad indicare il nulla. Oserei dire assoluto. Esempio:
Bepi: "Ancò sò andà a trare!"
Tilio: "E cossa gheto ciapà?
Bepi: "Na mona!"
Trad. lett.
Giuseppe: "Io oggi sono andato a caccia!"
Attilio: "E cosa hai catturato!
Giuseppe: "Niente!"
"No ze piu i tenpi de Marco Caco e Maria Tegona, larga de culo e streta de mona!"
Lett.: "Non sono più i tempi di Marco Cacco e di Maria Cazzone, larga di sedere e stretta di vagina!""
M.d.d. fantasioso, ermetico e anche complesso. Infatti vengono citati due personaggi che fanno parte dellimmaginario veneto: tale Marco Cacco (Dino Durante però sostiene in un suo scritto che questo personaggio è realmente esistito e che era un condottiero romano di nome Marcus Caucus e che la sua tomba si trova in una torre a Brondolo Chioggia) e tale Maria Tegona le cui caratteristiche fisiche qui citate servono solo a ottenere una rima... Il concetto di fondo del m.d.d. è solamente questo: "Non sono più i tempi di una volta!"
"La pare quela che ga inventà la mona!"
Lett. : "Quella signora sembra essere colei che ha inventato la vagina!"
Veramente sardelonico questo m.d.d. si usa per segnalare la boria di quelle donne che camminano altezzose e rigide come se avessero ingoiato casualmente il manico della scopa e che si ritengono "tochi de gnoca inperiali" ("pezzi di vagina sublimi")
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