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mercoledì 27 dicembre 2006 - ore 18:47
Il gabbiano e la bambina
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Ancora oggi, sull’isola del sole, vi sono notti in cui uomini dalle antiche memorie si radunano sulle spiagge, e attorno ai fuochi raccontano la leggenda di Hiyvv il gabbiano e della bambina che venne dal mare… e allora, mentre attorno scende un gran silenzio, ogni giovane donna rivive nel suo cuore la loro storia d’amore. «Tanti, tanti anni fa, quando la terra fu promessa agli uomini, una piccola cellula, nata nelle profondità degli oceani, chiese a suo padre, il terribile Nettuno, di lasciarla salire alla superficie per iniziare una nuova vita e diventare donna. Ovviamente suo padre si oppose, ma la sua risolutezza fu così determinata che seppe superare ogni difficoltà, e così, un giorno, salutate le sue numerosissime sorelle e suo padre, iniziò, sola soletta, ma con tanto dolore nel cuore, a salire verso la luce. La strada che dovette percorrere fu davvero lunga e non priva di ostacoli… se non addirittura di pericoli, ma il suo coraggio vinse su tutto… e quando finalmente si affacciò al sole… per poco non le capitò di morire. In fretta e in furia fu costretta a modificare il suo stato evolutivo di creatura marina in quello più lento e complesso di creatura terrestre, dovendo imparare all’istante a respirare l’aria della Terra e ad alimentarsi per non morire.Tra l’infinità di cose nuove che dovette imparare alla svelta, ve ne furono alcune di difficile interpretazione, mentre altre furono più vicine al suo spirito semplice. Imparò ad amare e rispettare ciò che la circondava, beandosi di alcuni piaceri sconosciuti; come quello del contatto con la sabbia dorata e meravigliosamente calda. Certo i primi momenti di quella nuova vita non furono precisamente tranquilli. Ebbe bisogno di tutto il suo coraggio per superarli senza sentirsene troppo scossa, e le prime ore che visse in quel nuovo mondo trascorsero in un susseguirsi di scoperte, di gioie e piccole delusioni; imparò a riconoscere le creature innocue che popolavano la spiaggia, ed altre che, invece, non l’accolsero con molta amicizia, e soprattutto a difendersi da loro.
Comprendendo che da ciò poteva dipendere la sua vita, imparò a distinguere uno ad uno quegli strani esseri che, volteggiando incessantemente nell’aria alla ricerca di cibo, sembravano essere gli unici veri dominatori di quella splendida isola.
Quelle creature che si libravano eleganti nel cielo, l’affascinarono fin dal principio, e sebbene il loro aspetto raffinato potesse far pensare ad esseri miti e pacifici, ben presto dovette riconoscere in loro il più pericoloso dei suoi nemici. E fu proprio per evitare di finire preda dei loro enormi becchi che dovette cercarsi un riparo per poter meglio difendersi dai loro attacchi. Per sua fortuna, poco distante dal tratto di spiaggia su cui era emersa, scoprì una piccola cavità a ridosso del costone sabbioso che separava il litorale da una vasta foresta, e di li, dove ebbe modo di trovare una sistemazione adatta al suo sviluppo, imparò varie tecniche per confondere quei cacciatori alati, e come procurarsi il cibo necessario alla sua sopravvivenza. Per la verità rischiò più volte d’essere preda dei loro becchi, e la volta che credette d’essere ormai spacciata, uno di quegli strani animali, ma così giovane da non essere ancora esperto nell’arte del volo, divenne suo amico e la difese dagli attacchi dei suoi compagni.
Da allora crebbero assieme. Il tempo trascorse lentamente sia per lei che per il giovane gabbiano che divenne enorme e stupendamente bianco. E quando le forze glielo consentirono, lui iniziò a condurla con se (ben sistemata tra le piume del collo) in tutte le sue avventure di volo. Anche la piccola cellula crebbe molto rapidamente, trasformandosi in breve tempo in una bambina bellissima, i cui capelli dorati e gli occhi d’un color turchino fecero innamorare il povero gabbiano.E se da allora egli divenne il suo cavaliere, oltre che compagno di giochi e confidente…lei sublimò, in quel giovane gabbiano, il suo primo sentimento d’amore.
– Hiyvv! – Gli chiese lei mentre dall’alto del costone osservavano il mare – Perché hai fatto la sciocchezza d’essere mio amico? I tuoi compagni non hanno gradito questa tua difesa nei miei confronti
Il povero gabbiano non seppe cosa rispondere. Non poteva certo dirle che l’amava, sarebbe stato stupito soltanto immaginarsi che lei avesse mai potuto ricambiare quell’amore… ed allora dette a quella domanda una semplice risposta.
– Perché non si ha tutti lo stesso cuore
Trascorse dell’altro tempo e lei, la bambina, crebbe divenendo una splendida fanciulla.
– E tu perché mi concedi la tua compagnia? – Chiese lui un giorno mentre osservavano un gruppo di giovani uomini avvicinarsi al mare
– Perché sei mio amico… e per me un amico è più importante di ogni altra cosa
– È sciocco, tu non devi sentirti impegnata in alcun modo… – Replicò lui tentando di mascherare il piacere che quell’affermazione gli aveva procurato – Io potrò esserti amico ancora per poco tempo… alla mia razza non è concesso vivere quanto un uomo
– Non capisco il senso delle tue parole…tu sei mio amico!
– Si…sono tuo amico, ma vorrei che tu iniziassi a farti altri amici…
– E perché dovrei…ho te!
– Molto presto il mio ciclo vitale si concluderà…e quando dovrò lasciarti tu rimarrai sola
– Tutto qui? – Rispose lei sorridendo – Io non rimarrò mai sola perché tu non andrai da nessun’altra parte…ormai sei dentro il mio cuore…e di qui non ti permetterò più di uscire
Trascorse dell’altro tempo, ma le parole di Hiyvv avevano lasciato una traccia profonda immalinconendo la sua piccola anima. Presto quelle terribili parole diedero inizio ad un processo irreversibile, facendole credere che Hiyvv le avesse pronunciate per farle intendere che si era stancato della sua amicizia, e per questo motivo l’avrebbe lasciata…
– Giurami che non mi lascerai mai – Chiedeva incessantemente all’amico nel tentativo di dare pace al proprio dolore
– Non lo farò mai – Rispondeva lui – Te lo giuro
Ma a nulla valsero l’affetto e le continue dimostrazioni di amicizia di cui Hiyvv colmava i suoi giorni. Quel pensiero divenne la sua ossessione, ne parlò con ogni essere della spiaggia, con la speranza che qualcuno fosse in grado di dare tregua ai suoi tormenti.
Un giorno quando i giovani uomini che erano venuti al mare per procurarsi il pesce furono pronti a far ritorno al loro villaggio, le offrirono di lasciare la spiaggia e seguirli al loro villaggio, spiegandole che sarebbe stata cosa saggia andare a vivere assieme ad altra gente della sua specie, lei fuggi per non ascoltarli, ma il giorno dopo essi tornarono alla carica;
«Non puoi restare sola… tu appartieni al popolo degli uomini… e nel nostro villaggio avresti protezione e cibo in abbondanza… Cosa potrai mai farne della tua vita quando il gabbiano ti lascerà… Non vivono a lungo quegli uccelli, e tu presto resterai sola» Lei comprese il senso di quelle parole, ma non fu facile, si sentì confusa e incapace di prendere una decisione… Troppi ricordi importanti la legavano a quella spiaggia e al suo caro Hiyvv, ma quegli uomini seppero trovare validi argomenti che misero a dura prova i suoi sentimenti, e le loro premure e la simpatia seppero turbarla. Lasciò trascorrere alcuni giorni sempre pressata dalle loro insistenze, e una mattina, dopo aver trascorso una notte di veglia, decise che avrebbe seguito quegli uomini.
– Addio amico mio… – Sussurrò carezzando il corpo del gabbiano – Non posso più restare con te… il mio corpo appartiene alla razza degli umani… e presto partirò con loro…vieni con me, vivremo al villaggio degli uomini
– No…il mio mondo è qui, sulla spiaggia…accanto al mare
– Io non posso restare…lo hai detto tu ricordi?
– Resta con me fin quando non lascerò definitivamente la spiaggia e mi dirigerò verso il mare aperto
– E vederti morire? No…non puoi chiedermelo
– Credevo che gli amici non si abbandonassero mai – Replicò tristemente lui
– Io non potrò mai abbandonarti se resterai padrone del mio cuore… Tu per me non sei stato soltanto un amico, sei stato il mio coraggio, la mia forza… ed io ti debbo la vita
– Ma tu appartieni agli uomini… – Commentò tristemente lui evitando di guardarla negli occhi
– Tu mi hai insegnato che appartengo soltanto a me stessa… ed io non tradirò mai la tua amicizia
– Allora resta con me! – La pregò lui con le lacrime agli occhi
– Soffrirei… – Singhiozzò lei – Il prossimo anno tu non ci sarai, ed io sarò sola
– Hai ragione… perdona il mio egoismo… – Mormorò lui comprendendo di averla persa – Ad ognuno di noi spetta la vita per cui è stato creato… e nulla può cambiare questa certezza
– Addio mio cuore… – Sussurrò lei carezzandolo – non ti dimenticherò
Da quel giorno la vita della bambina cambiò completamente… ebbe molti altri amici che l’istruirono a vivere un’esistenza del tutto nuova. Ma se il suo volto mostrava d’esser felice, e la sua vita sembrò colmarsi di gioiosa vitalità, ben presto iniziò a provare un terribile vuoto all’interno di se, e a rammaricarsi d’aver scelto di celare, nel profondo della sua anima, quel primo sentimento d’amore che ancora possente le riempiva il cuore.
Con quei ricordi trascorse infinite notti in lacrime, e dovette vincere l’istinto di razza prima di sentirsi pronta a fuggire dal villaggio, e una notte…dopo una corsa a perdifiato, raggiunse la spiaggia gridando il nome del suo amore
– Hiyvv…Hiyvv… Oh Hiyvv!
Chiamò ed urlò quel caro nome… ma nessuno le rispose, e lei si lasciò scivolare sulla sabbia in lacrime. Trascorse la notte e un intero giorno disperandosi e urlando il nome del suo amato… e poco prima dell’imbrunire, mentre all’orizzonte il sole incendiava le basse nubi, le fu rivelato che Hiyvv si era dato la morte in mare lo stesso giorno in cui lo aveva lasciato per il mondo degli uomini.Lei non volle credere dessere stata causa della sua morte e continuò a chiamarlo nei giorni e nelle notti che seguirono…
Poi, quando quel dolore divenne insopportabile, lentamente si avviò in mare… e rinunciando al sogno d’essere donna, scelse di tornare in quell’oscurità dov’era nata e dove avrebbe ritrovato il suo perduto amore.» ...davanti al mare perdendomi in volo...
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