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Thursday, January 04, 2007 - ore 10:31


Lettera a Gesù Bambino
(categoria: " Riflessioni ")


LIMITI DI VELOCITA’

"Non potevi evitare di nascere, caro Gesù?"
di don Marco Pozza

Ore 7.05, Prato della Valle, Padova. Apri gli occhi e prendi paura! Gente che suona il clacson nervosa, uno studente che corre assonnato, una vecchietta che impreca sulle strisce pedonali, un barboncino con il piumino firmato Prada, una mamma con il bambino in braccio, un signore ossuto sbraita contro il cielo, la barista che cela una noia immotivata, il panettiere stanco di vegliare, la strada intasata che sta scoppiando, la puzza di smog che uccide i petali dei fiori, la gente che s’arrabbia…
Dove siamo? E’ la tua città, il tuo quartiere, la tua vita di tutti i giorni. Se chiedi dove stanno correndo, si fanno largo con uno spintone. Devono correre. Ma dove? Che importa? Basta correre. Fra poco sarà Natale. Concretamente: prezzi che s’aggrappano alle stelle, carciofi che costano più dello Swaroski, radicchio di Treviso a rimpiazzare il muschio di Betlemme, diamanti che battono per moda la stella cometa, champagne che nasconde l’acqua alla fontana del villaggio.
Che vita! Ma bisogna correre.


Così mi son seduto su un crocicchio della mia città – che in questi giorni sta stabilendo il record mondiale di corsa veloce - e ho deciso di tirati un po’ le orecchie, carissimo Gesù. Quest’anno voglio scrivere proprio a te. Scusa per l’irriverenza… Ma ti scrivo per tanti motivi. Prima di tutto perché so che tu mi leggerai di sicuro e la mia lettera non rischierà di finire come le tue. Ce ne hai scritte tante (l’ultima stanotte), e sono tutte lettere d’amore, ma noi non le abbiamo neppure aperte. Nel migliori dei casi abbiamo strappato il francobollo per riutilizzarlo. Stanotte penso a te, alla tua voglia matta di abbracciare il mondo, di riscaldare queste membra stanche e sfiduciate, di riaccendere braci di speranza, di regalare fantasia alla nostra stanchezza. Ti dico la verità: provo tristezza perché forse ti attendi qualche attenzione. Proprio per questo voglio scriverti, per non farti star male quando arrivi.


Vedi, voglio insegnarti (scusa se mi permetto) dove stai sbagliando. Nel Vangelo c’è scritto: “Vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo”. In quattordici parole, due errori gravissimi, forse per troppo ottimismo, che la mia maestra sottolineerebbe due volte.
“Grande gioia”. Grande? Gioia? Ma ci hai visti… Forse la gioia la possiede Gucci, Dolce e Gabbana, la Douglas, Mr Diesel, l’onorevole Montezemolo, la Wainer Pelliccerie: quelli vedi sorridenti – li capisco - le casse sono piene! Ma tu ci vedi felici? Dove? Hai ragione: oggi in chiesa siamo stipati, ma perché? Te lo speghiamo noi uomini, che siamo intelligenti e intraprendenti. Dunque: la pelliccia è nuova, le scarpe hanno il talloncino, il pullover è in cashmire, la linea intima è griffata, la parrucchiera ha chiesto 112 euro (senza fattura, dimenticavo) …non vorrai mica togliermi la soddisfazione di sentirmi guardato, vero? Un solo inconveniente: mi son spruzzato del profumo Calvin Klein, ma non riesco a togliere la puzza di marcio che esce dall’anima. Non è che tu abbia una ricetta magica? Sai, l’anima… cosa serve? Una signora, in confessione, tutta arrabbiata (c’aveva un po’ di fondo tinta perché non voleva mostrare le settanta primavere) mi ha detto con arroganza: “Padre io non ho peccato, è il Signore che deve confessarsi da me”. E io le ho detto che le confessioni a rovescio non me le hanno insegnate. Mi ha liquidato con una parolaccia, così domani ha una mancanza in più da farsi perdonare…Ti vedo perplesso, Gesù. Non sarai mica scandalizzato, vero? Così va il mondo: abbiamo deciso che quest’anno non ti facciamo il regalo di compleanno. Porta pazienza, ma questi sono suoni, profumi, colori e odori di un mondo che anche quest’anno vivrà lo scandalo misterioso e scomodo del Natale. Misterioso perché non si potrà mai capire, con l’arnese limitato della ragione, come mai Tu, dopo ventidue secoli di sogni, strategie e fallimenti continui a scommettere ancora su branco di ribelli. Scomodo perché il rumore dei tuoi passi disturba i nostri sogni: noi viviamo “tre metri sopra il cielo” tu ri-torni a farti uomo per costringerci a rimanere con i piedi per terra, ad annusare il sapore della nostra umanità, ad innamorarsi della nostra fragilità.


Poi Luca, quel medico di Antiochia che ha scritto un libro su di te, dice che questa gioia “sarà di tutto il popolo”. E qui, Gesù, son cambiati i tempi. Tu chiedevi ai tuoi amici di predicare nei tetti, di scendere nella strada, di sbattere polvere dai calzari, di gridare la Verità. Qualche tuo profeta raccomandava di non aver paura, di spalancare le porte a Cristo, di prendere il largo. Ma siamo pazzi? Perché creare confusione. A scuola si son staccati i crocifissi, non cantiamo più Astro del Ciel, se costruiamo il presepio ci denunciano per aver violentato la sensibilità altrui…capisci! Siamo in tanti quaggiù, e pestando i piedi rischiamo di prenderci le botte. Allora abbiamo deciso che non possiamo più parlare di te: non è che ci vergogniamo, ci mancherebbe. E’ solo che per rispetto altrui non vogliamo parlare di Te. Ma, tranquillo…, al momento opportuno ti chiameremo. E tu ci ascolterai, vero? Se vieni ci fai paura perché ci ricordi che anche quest’anno è Natale: un “Anno Zero” per ripartire: un Bambino, una stalla, una speranza. Natale a Padova: in via Anelli, nei quartieri e nelle piazze. Natale a Bassora, a Betlemme e a Gaza. A Dallas, a Thaiti e a New Delhi. Sapore di Natale in ogni angolo del mondo.
Basta, Gesù. Apro la porta per andarmene, Gesù. La notte sta per scomparire. Betlemme è ancora addormentata. Ma laggiù, il Tempio di Betlemme. Nelle sue cento colonne di marmo, scintilla ai primissimi chiarori dell’alba. L’Oriente si tinge di santità. E nel cielo, di un bianco battesimale, sotto le Pleiadi è spuntata la stella del mattino. Maria ti sta sistemando, fra poco ti presenterà all’umanità. “Nel nome del Padre” inizia il segno della croce. “Nel nome della madre” inizia la vita.


“Troverete un bambino avvolto in fasce!” (Lc 2,12)
E chi se ne importa? Uno in più che alla mattina occupa l’autobus per il centro. C’è una tabella da rispettare: 8.00 cappuccino e brioche da Biasetto, alle 9.00 da Jean Louis David, alle 10.45 caffè con le comari, alle 12.00 la filippina ha pronto il pranzo prima del riposino. Poi, che fatica! Bisogna ri-partire. All’apertura della Wainer la pelliccia è pronta. Agili perché alle cinque al Pedrocchi il the è versato, alle 6.15 di corsa a casa della zia a prendere l’ultimo regalo e alle 8.00 è già prenotato da mesi in Prato da Zairo.
“Troverete un bambino avvolto in fasce!”
E chi se ne importa? Colpa sua se i prezzi salgono, se la gente corre, se il traffico va in tilt. Ogni anno combina sempre pasticci. Non potrebbe fare a meno di disturbare stavolta? Forse non sa che noi uomini dobbiamo correre: oggi, domani, dopodomani…Non ha idea di cosa significhi vivere qui sulla terra!
E tu guardi questo mondo impazzito e, come al Piccolo Principe, ti sorge una domanda: “Dove corrono?”. Tutti corrono, ma qualcuno sa dove sta correndo? Verrebbe da fermare quella signora sulla cinquantina, tutta tirata, nervosetta e seccata per la lunga fila e chiederle: “Signora, mi scusi. Si ricorda che ha un’anima?”.
Forse ti chiuderebbe la bocca perché non puoi ricordarle che ha un’anima.
Lei…deve correre!

Buona settimana
don Marco Pozza


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