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Friday, January 05, 2007 - ore 16:47


kundalini ammm ommm ops!!!
(categoria: " Vita Quotidiana ")


La kundalini è il potenziale energetico più grande e potente che l’uomo possieda, è una grossa energia che giace addormentata alla base della colonna vertebrale avvolta su se stessa, come un serpente, per tre volte e mezzo.
Kundalini è un’energia di tipo femminile, è un’energia creatrice rappresentata simbolicamente dalla dea Shakti. Quest’energia, terminato un lungo e profondo percorso di conoscenza e crescita interiore, dovrebbe arrivare in maniera naturale ad innalzarsi incanalandosi lungo le nadi che circondano i nostri chakra, fino a raggiungere l’ultimo di questi il Sahasrara, sede del dio Shiva, l’energia maschile.
Le nadi sono circuiti energetici, sono due, si chiamano Ida e Pingala e s’incrociano a sinistra e a destra dei chakra percorrendoli dal basso fino all’alto. Sono rappresentati come due canali, uno di colore blu e l’altro di colore rosso perché uno collegato all’inspirazione (aria fresca) e l’altro all’espirazione (aria calda).
Quando kundalini sale e raggiunge l’ultimo chakra, maschile e femminile si riuniscono in un solo nucleo, gli opposti si annullano e si sposano contemporaneamente così che l’uomo raggiunge lo stato dell’illuminazione ovvero lo stato di "uomo completo", di uomo totale.
In questo stadio nell’uomo non esistono più né il bene né il male, non esistono più squilibri, non esistono più gli opposti ma si raggiunge uno stato neutro grazie alla beatitudine e all’equilibrio concesso dal ricongiungimento con il divino che è in noi e con quello fuori di noi. L’argomento della kundalini e, soprattutto, dei chakra, è molto complesso perché ad ogni chakra corrisponde un comportamento, un’attitudine mentale, perché ogni chakra ha una corrispondenza fisica quindi incide su una precisa parte del corpo e, non per ultimo, perché tutto questo influenza per via indiretta anche la parte spirituale.
Sappiamo che i chakra possono essere aperti, chiusi o bloccati e che questo dipende dal lavoro svolto nelle vite precedenti perché nasciamo già con chakra aperti o chiusi ed è difficilissimo cambiare lo stato di un chakra nella vita attuale.
Quello che possiamo fare è lavorarci sopra ma l’effetto dell’apertura lo riporteremo nella prossima incarnazione: se oggi faremo un buon lavoro su un chakra chiuso, quando rinasceremo troveremo quel lavoro fatto e il chakra aperto.
Non solo: un chakra aperto fisicamente non è detto che lo sia anche mentalmente e spiritualmente, può essere aperto a livello fisico ma chiuso agli altri due e viceversa, un chakra chiuso lo può essere fisicamente ma non mentalmente etc. Ecco il perché della loro complessità, perché nello yoga si guarda ad ogni cosa, ad ogni aspetto, e principalmente all’uomo, in maniera triplice, quindi fisicamente, mentalmente e spiritualmente.
Ma cosa significa avere un chakra aperto o chiuso?
Quando un chakra è aperto, l’energia entra dall’esterno e fluisce liberamente penetrando tutti gli strati dell’aura, quando invece il chakra è chiuso, o bloccato, l’energia trova un ostacolo e non penetra: in quel punto avremo uno squilibrio o a livello fisico o a livello mentale o ad entrambi.
La funzione principale dei chakra è quella di assorbire l’energia cosmica, metabolizzarla ed alimentare gli strati delle nostre auree ma quando questo processo non funziona bene perché l’energia trova un ostacolo (il chakra chiuso) allora l’energia non fluisce e si crea un blocco e quindi un nodo da sciogliere nella nostra mente. Il loro perfetto funzionamento è, invece, sinonimo di salute e benessere ad ogni livello, fisico, mentale ed energetico-spirituale.
I chakra vengono visualizzati sotto forma di fiore (i chakra vengono chiamati anche "padma" cioè loto) e, quando il loro stato è buono, dovrebbero essere belli, luminosi e pieni di vita. Quando invece la carica negativa del nostro comportamento mentale corrispondente agisce sul chakra, questo fiore appassisce e perde di vitalità.
Esiste un collegamento ben preciso fra i chakra e la mente: al chakra Muladhara corrisponde la rabbia, allo Svadhistana il rancore, al Manipura la passione, all’Anahata l’amore universale, al Visuddha la dolcezza, all’Ajna il distacco.
Quindi, ad esempio, una persona rabbiosa o che non sa gestire il rapporto con la propria rabbia, sentimento che potrebbe anche essere ’sano’ e non per forza negativo, potrebbe avere problemi con il Muladhara a livello mentale, quindi potrebbe essere bloccato o addirittura chiuso.
Lavorare sulla kundalini non comporta l’apertura dei chakra a tutti e tre i livelli. Molte persone cercano di risvegliare in maniera forzata, e non sicura, questa grossa energia che invece dovrebbe risvegliarsi e incanalarsi da sola, in maniera spontanea dopo un profondo lavoro su noi stessi. Molti sono coloro che si illudono di poter costruire una casa partendo dal tetto e non dalle fondamenta e cercano di ottenere i risultati che dà il risveglio della kundalini senza "lavorare". Ma questa sembra una strada obbligata perché una delle prime cose che s’impara conoscendo lo yoga e conoscendo l’energia è che niente è gratuito e che ogni cosa ottenuta è il risultato di grandi sforzi e sacrifici. Quindi si può avere la kundalini innalzata senza avere però l’aperturta dei chakra i quali, se collegati a meccanismi mentali, non possono che aprirsi solo quando questi meccanismi saranno conosciuti e soprattutto superati. Quando kundalini salirà in maniera corretta, quindi in maniera del tutto spontanea seguendo i tempi della nostra crescita interiore e spirituale allora, insieme con il risveglio delle latenti capacità sensitive dell’uomo, raggiungeremo anche l’impeccabilità, la qualità che isola da qualsiasi campo negativo e che ci fa agire senza paure, senza freni, senza illusioni e soprattutto facendoci essere noi stessi.

da "La Via del Guerriero" 2001


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