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Il mio cane che abbaia, abbaia, abbaia, abbaia, abbaia...



.. senza dimenticare Grace Papaia.


ABBIGLIAMENTO del GIORNO

Come un’adolescente in crisi di identità.



so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...



e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...



... oppure faccio porcherie come questa...



... o quest’altra...



Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..



ORA VORREI TANTO...




STO STUDIANDO...

Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo

OGGI IL MIO UMORE E'...

Arranco... ma con stile.


ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


1) Dimenticare

MERAVIGLIE


1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...



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venerdì 5 gennaio 2007 - ore 20:58


Ritornismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Non è uno scherzo tornare a Treviso dopo una settimana americana. Soprattutto una settimana vissuta, non da semplice turista, ma come una che se la vuole godere la città, e camminarla in lungo e in largo. Non è facile tornare e trovarsi le stesse strade, le stesse strisce pedonali, gli stessi edifici, gli stessi alberi, tutto con gli stessi ritmi e le stesse proporzioni di quando eri partito.

Sto aspettando le foto, le ha tutte Maury, e sono fantastiche, non tutte ma la maggior parte sì. 302 scatti a colori di una grandissima mela, immortalata per noi solo per noi. È che non rendono, non bastano a spiegare cosa vuol dire, come ci si sente, e gli odori… quell’odore inconfondibile che ha New York di giorno e di notte, quel profumo che incanta, che inebria di grasso unto e ipercalorico. Quell’odore malsano di traffico e inquinamento acustico, ma poi c’è il polmoncino di Central Park e ti sembra che non esista posto più bello al mondo. Niente neve, anzi temperature miti e socievoli – salve, venite avanti! – e passeggiate interminabili, senza rendersi conto che Times Square è là in fondo, guarda, avremmo fatto venti blocchi!
Voglio le foto, le voglio subito. Per sentire di nuovo quegli odori, per vedere quei colori, per ricordare quei sorrisi… quanto sorridono a New York. Sorridono se ti incontrano per strada e sembri confuso perché Downtown dovrebbe essere di là, e ti capiscono, turista europeo che viene da un paesello di campagna, e si regala una settimana nella metropoli più incredibile, più vitale, più fantasmagorica che ci sia sulla faccia della terra.

Voglio le foto, voglio l’odore di cannella, voglio l’hamburger col crispy bacon, voglio pancakes e cheesecake, voglio il poliziotto solare della Columbia, voglio il ciccione incazzoso della Subway, voglio il messicano ambiguo della reception, voglio la deliziosa signora lentissima che faceva colazione con noi, ma non si capiva da dove veniva fuori. Voglio Central Park e il Bow Bridge, voglio il Tic Toc Diner, voglio il Woolworth e il Chrysler, voglio il fumo che esce dai tombini, voglio il MoMA e il Brooklyn Museum, voglio i sabrett lungo le ave, gli hot dog ai baracchini, i runners del Reservoir. Voglio quella moltitudine di culi fantastici in un unico poster da appendere in camera, voglio i taxi gialli, voglio i poliziotti fascinosi e i sexy pompieri, voglio Barnes & Noble, voglio il caffè col caramello di Starbucks, voglio camminare col mio caffè di Starbucks in mano, voglio i maxi negozi, voglio Urban Outfits, voglio tornare coi saldi.
Voglio la signora giordana del discount di alcolici nel New Jersey, che ci parlava con un inglese misto italiano misto non so neanche di cosa stai parlando, che gridava Italia bellissima! e tornava al suo banco zoppicando. Voglio il negozio che vende tutte le cose inutili in Pennsylvania, perché in New Jersey e in Pennsylvania è tutto un altro universo, sembra di essere corsi via fuggendo e di essersi riparati in un telefilm. Voglio tutto. Voglio New York City.




Ps per le Leile in ascolto
(e chiunque sia interessato alle Figure)


Ci sono cose che se le racconto uno non ci crede. New york è una cosa grandiosa, a capodanno non ti dico… E poi ci sono Le Figure, che vanno postate perché io sono le mie figure, e sono credibilissime, per chi mi conosce, e tu lo sai, mi devi credere.
Te le avevo promesse. E così fu.

* La prima Figura è stata in metropolitana. Ero da sola, dovevo incontrarmi con Maury mi pare a Times Square, e dovevo assolutamente prendere il primo treno disponibile. Allora corro giù per le scale e davanti a me una donna insulsa che va lenta, ma lenta, ma davvero lenta. Non posso fare niente, sull’altro versante delle scale la gente risale verso Broadway. Insensatamente, collericamente, stupidamente incito la signora a muoversi con il mio poderoso ed italianissimo (nonché profondamente veneto) “Dai dai…”. Ignorando per i primi due decimi di secondo dall’aver pronunciato queste due miniparoline che il mio dai è la pronuncia esatta del “die” anglofono, e mi sono resa conto troppo tardi che stavo invocando la morte della signora davanti a me. Alcuni passanti mi hanno guardata con disprezzo, la signora non mi ha fatta passare per sdegno. Avrà pensato che sono maleducatissima, invece sono solo idiota.
* La seconda Figura è avvenuta nel NJ, con la famiglia del nostro amico J. (per il quale userò solo l’iniziale in senso di rispetto, scusa davvero Jason), ebrei credenti praticanti e molto tradizionalisti, di etica ferrea e morale ancora di più, rispettosi di ogni legge divina e terrena, una famiglia di una generosità fuori dal comune, che ha ospitato me e il mio moroso bisontico in una vera splendida casa americana. Insomma, si parlava del Veneto, dei numerosi viaggi di Jason a trovarci in Italia, e si finisce a parlare dello spritz, e dell’alcol giovanile. Negli USA non si può bere fino a 21 anni, e questa famiglia morigerata e di sani principi non fan bere i propri figli, 4 dei quali si aggirano vagamente fra i 14 e i 20 anni, neanche alle feste casalinghe tra parenti. Mi spiegava insomma, questa donnona tutta denti e rotoli di fluff, che quando sono troppo giovani i ragazzi non devono bere, perché non si rendono conto, non capiscono, e rischiano di mettersi nei guai, e 21 anni le sembra un’attesa giustificabile. E io allora, sorridendo ironica, compiaciuta del mio geniale senso dell’umorismo: “pensi che da noi a 21 anni si smette perché ne abbiamo già avuto abbastanza!”. Dall’alto della mia cretinaggine. Dall’altissimo della mia demenza, io solo io potevo distruggere un momento di condivisione, un dialogo umano e cordiale con delle persone così pure ed educate, io l’ubriacona di turno. Mi ha fulminata con uno sguardo. Mi sono sentita davvero pessima. Ma come ho letto su un adesivo per paraurti di macchine americane: "non sono un alcolizzato, sono ubriaco: gli alcolizzati vanno ai meeting". O qualcosa di vagamente simile. Ma mi vergogno lo stesso.

Adesso alcune fotine che ho agguantato, prima di entrare in possesso del carnet completo.

Questa sono io in braccio a Anderssen che legge il brutto anatroccolo per i bambini del parco...



E questi siamo io e il mio mega poliziotto alla Columbia, un uomo che ti migliora la giornata se lo incontri, e che ama Gaeta e Como. Ottime scelte...



... e il poliziotto carino che mi ha fatto fare una foto sulla moto!! Nel senso che mi ha detto lui di salire!!



E qui siamo con il nostro amico Jason, in posa davanti al Rockfeller Center



Maury e la sua nuova passione: i Peterbilt






(work in progress)

e poi c’è questa cosa qui

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