“A peste , fame et bello, libera nos Domine” – si pregava un tempo. Oggi dovremmo aggiungere. Dal bombardamento della pubblicità, dalle notizie – bomba, dai mostri in prima pagina… Dal flagello dei maghi, astrologi, indovini e cartomanti… Dal tifo sportivo, dalla peste razziale, dalla guerra tra club… Dallo zapping, dallo share, dall’Auditel… Dai Quiz milionari, dal Totip, dall’Enalotto, dal Gratta e Vinci… Dai varietà nazionali, dai films comici di Natale, dai tuttologi da palcoscenico… Dalle Miss di ogni genere, dalle Veline, alle Velone ai divi idolatrati… Dalle suonerie dei telefonini, dagli Umts e dai messaggini futili… Quaggiù da noi, nel disastro di meridiani e paralleli, succede un po’ quello che capita con le comuni autoradio, quando la domenica pomeriggio, in macchina, si vuole ascoltare tutto il calcio minuto per minuto. Selezionato il programma giusto nella selva di trasmissioni analoghe, diventa quasi impossibile seguirlo fino in fondo perché continuamente frantumato dalle interferenze. Sempre nei momenti clou. Le interferenze! Noi uomini siamo ingegneri nel costruirle pur di disturbare la voce di Dio! Che comunque non si stanca di parlare. Tanto che in questi giorni ha disegnato per l’ennesima volta un altro “Anno Zero” per ri-partire: un Bambino, una stalla, tre magi. Natale a Padova: in via Anelli, nei quartieri e nelle piazze. A Bassora, a Betlemme e a Gaza. A Dallas, a Thaiti e a New Delhi. “Cammino scalzo per sentire quello che mi sussurra la terra” (A. Bikila). Preziosità mai intuita della terra: un miscuglio di polvere, genio ed eternità in cui Dio addita all’uomo la direzione verso l’Eterno.

La direzione! Ma occorrono occhi svegli. Gli occhi dei Magi che arrivano da laggiù, dove si pratica l’astrologia e ci s’inchina di fronte alle divinità. Capaci di sapienza, cioè di “gustare le cose”: uomini del proprio tempo, della propria terra. Ma con le palpebre accarezzano il Nord della loro vita. Anche a Padova continuiamo ad inseguire le stelle! Dell’astrologia che ci promette soldi se risparmieremo e pace se non litigheremo. (previsioni che francamente non necessitano di astrologi e indovini). Del calcio, dello spettacolo, della moda… che regalano successi facili e guadagni favolosi: salvo poi lasciarti per strada da un istante all’altro. E allora forse, dopo il 6 gennaio, anche noi vorremmo poter guardare il cielo e scoprire qualcosa come la stella che ha acceso il cuore di quei tre sapienti. Stanchi di cieli artificiali che hanno cacciato gli angeli e trattano da clandestini i santi, che hanno espatriato quel Bambino per ospitare tarocchi e cartomanzie… abbiamo sete di desideri grandi, voglia di vincere la pigrizia e riannodare sandali slacciati troppo in fretta, nostalgia di occhi che non s’arrestino alla superficie delle cose. Delle persone!
Si! Forse la vita è questione di occhi, come direbbe
Romano Guardini: occhi capaci di guardare e vedere. Nel Natale del 1940, nel campo di concentramento di Treviri,
J.P. Sartre fece dire al re Magio Baldassarre come risposta al disperato Bariona:
“E’ vero che noi magi siamo molto vecchi e molto saggi e conosciamo tutto il male della terra. Tuttavia quando abbiamo visto quella stlla in cielo, i nostri cuori hanno fatto un balzo di gioia come quello dei fanciulli e noi siamo stati simili a dei bambini e ci siamo messi incammino, perché volevamo compiere il nostro dovere di uomini, che è quello di sperare”.
Nati…per sperare.
Non per rassegnarsi!
Don Marco Pozza