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Thursday, January 11, 2007 - ore 09:54
Di cambi della guardia...
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Mercoledì sera, sedute al tavolino alto di un bar che sembra un bunker, ci sono voi due ed io.
Voi vestite di tutto punto, con gli stivali uguali, neri, a punta e lisci, come i vostri capelli, passati con la piastra, truccate. Io porto mezzo tailleur che indossavo in ufficio con le scarpe da ginnastica, un maglione nero e un cappotto.
Mi guardo in giro, le ragazze sembrano tutte uguali a voi, i ragazzi in branco, faccia aggressiva, sicuri di loro stessi, una roba da bere davanti, stanno seduti tutti ai tavoli senza parlare, escono insieme ma poi se ne stanno ognuno con se stesso, scrivendo al cellulare o guardando la tv del locale.
Voi due. Una la conosco, ma non posso dire che sia veramente un’amica.
L’altra è una sorella, viaggi, lavori insieme, prime esperienze. Ma poi qualcosa cambia. Stasera tu parli di soap-opera- sì, è da troppo che non leggi un libro- però hai due soldi per comprarti i vestiti fashion, andare nei locali fighi e stare lì seduta a bere un coktail senza parlare con nessuno, ma a guardarti in giro e cercare di catturare qualcuno con lo sguardo ammaliatore di donna che non deve chiedere mai. Sei soddisfatta. Hai un lavoro che ti impegna da morire, stai imparando a vendere, a fregare la gente, ti senti brava, sai quanti soldi abbiamo fatto di chiusura oggi?
Sì, ora fai la commessa per un franchising.
Mi sento fuori dal mondo con voi due. Se si tratta di uscire a fare festa, ok ci sono. Ma in un mercoledì sera di una cittadina mi sento davvero un Picasso in una chiesa. Non so di cosa parlare con voi. Quando vi racconto di qualcosa che sto facendo, un progetto, un articolo, una stronzata, mi guardate come se fossi io l’alieno, una secchiona, mentre voi discutete sull’ultima puntata di uomini e donne, mi guardo intorno e mi chiedo se non lo sono davvero. Cosa sbaglio?
Dove sei finita? Dov’è finito quel tempo in qui lavoravamo insieme, e la sera ci fumavamo le canne sulla spiaggia? Quando ero la prima persona che chiamavi quando eri giù? Quando eri capace di farmi ridere anche quando ero nera di tristezza?
Ora ci manca solo che mi dici che vuoi fare la velina. Eravamo così simili. Voglia di vedere cosa c’è fuori, poco da tirarsela, vestiti scambiati. Ora quasi non ti riconosco, ma chi è nel giusto?
Io che non mi rassegno a questa modernità di concetti e di vita e resto salda alle mie convinzioni, che continuo a combattere per non piegarmi a queste regole di mercato anche nei sentimenti, oppure tu che porti abiti firmati, sogni un ragazzo con un buon 740, un Costantino de noantri??
Del mio ragazzo hai detto: “Sì, insomma, è uno normale”. Non mi hai detto che sei felice per me. Anzi, quasi mi guardi con pena. Perché non è uno di quei bellocci che gira nei locali, non è quello “giusto”, non è quello griffato. Perché è successo tutto velocemente ed è già troppo stabile. O forse un po’ ti da fastidio? Eh? Che problemi ti fai perché ora voglio una storia seria e ce l’ho? Perché mi guardi con quegli occhi? Credi che mi sia accontentata? Proprio qui ti sbagli cara… e non capisci.
Mi sembri così lontana, e poi, quando mi avvicino, non ho quasi più niente da dirti, ti lascio andare.
Triste ma…Così sia.
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