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4) Dimenticare
5) Pensare continuamente ad una persona....anche se è quella sbagliata...
6) essere lasciate per colei ke secondo lui era solo e semplicemente il passato
7) scoprire di appartenere,seppur alla lontana,alla famiglia berlusconi....oh my god....sudo freddo al solo pensiero.

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1) Sentire che per qualcuno tu conti davvero
2) una meraviglia? guardare mia nonna che a 93 anni arroscisce quando le dò un bacio..
3) lasciar passare il tempo..x arrivare a pensare ad una storia finita...con un sorriso..
4) guardare negli occhi la ragazza con cui hai appena fatto l'amore, e scoprire che quel che è successo è piaciuto ad entrambi
5) Sentirti piacevolmente diverso dal mondo intero... unico ed irripetibile..
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Sunday, January 21, 2007 - ore 18:08


Darling caballero
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Bush e l’Iraq

Gli Stati Uniti e i loro alleati hanno fallito in Iraq. Però George W. Bush fa bene a resistere contro un disastro ancora più grande, scrive l’Economist.
Il presidente degli Stati Uniti è sempre stato un amante del rischio ma quella dell’Iraq è stata la sua scommessa più azzardata di sempre. La maggior parte degli americani è convinta che gli Stati Uniti abbiano perso la guerra in Iraq. Appena un mese fa il gruppo Baker-Hamilton, una commissione bipartisan di esperti e politici, ha detto chiaramente al congresso che la situazione in quel paese è in continuo peggioramento raccomandando un ritiro delle truppe entro il 2008.
Qualche giorno fa Bush ha respinto il consiglio del gruppo dichiarando invece che invierà altri soldati in Iraq. Il presidente nega il parere del congresso, nega l’opinione pubblica, nega i consigli di parte del Partito repubblicano ma crediamo che sia nel giusto – scrive l’Economist.

Bush ha un piano per rendere sicura Baghdad con tutti i suoi quartieri misti di sunniti e sciiti. Vuole inviare altre ventimila truppe in Iraq che si andranno ad aggiungere ai 130mila soldati statunitensi già presenti nel paese. Gli americani dovranno riportare la calma nella capitale irachena e in tutto il territorio iracheno anche se – dice il presidente – il piano prevede pure lo stanziamento di aiuti economici che diano nuovo impulso all’economia locale.
Non è la prima volta che gli Stati Uniti si prefiggono il ritorno della calma e la fine delle rivolte settarie in Iraq e non c’è alcuna certezza che il piano del presidente questa volta dia dei frutti.
Un sondaggio mostra che il 61 per cento dell’opinione pubblica irachena approva gli attacchi dei ribeli contro i soldati della coalizione guidata da Washington: le nuove truppe americane potrebbero essere inutili, finendo tragicamente con il causare (e subire) perdite di uomini ancora più numerose. Ma quello che conta è l’ostinazione – condivisa dall’Economist – del presidente nel non voler lasciare l’Iraq. Il messaggio che Bush ha voluto dare con l’invio di nuovi soldati è appunto questo: nei due anni di presidenza che gli restano non abbandonerà per nessun motivo il paese.
Eppure gli Stati Uniti hanno già perso tremila uomini e speso 300 miliardi di dollari in quel pantano. Tuttavia senza la presenza statunitense in Iraq lo scoppio della guerra civile su larga scala è certo e l’interferenza di altri paesi nella situazione irachena è altamente probabile. L’unico modo per uscire da questo stallo è che le forze politiche locali coooperino sempre di più tra loro e dividano finalmente la gestione del potere per far tornare la pace nel paese. In caso contrario gli Stati Uniti prima o poi dovranno decidere di andarsene e allora sarà il caos.
Al momento dunque le truppe statunitensi in Iraq hanno il compito di favorire la cooperazione tra sciiti, sunniti e curdi. Possono farlo usando le armi e i finanziamenti. Sono entrambe risorse che non mancano a Washington. Quello che invece comincia a venir meno è il sostegno dell’opinione pubblica statunitense. Ma, nonostante tutto, la posizione isolata di Bush in questo momento è condivisibile.-Liliana Cardile
La fonte di questo articolo:
George Bush and Iraq
The Economist, 11 gen 2007




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