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Monday, January 22, 2007 - ore 13:26
DIRETTAMENTE DA LARENA quotidiano di veorna!
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Lunedì 22 Gennaio 2007
MONTEFORTE. Partecipazione da primato alla manifestazione podistica che ha richiamato appassionati da mezza Italia: una festa di sport e saporiti assaggi per tutti
Montefortiana a quota 19mila
Minestrone, «rufioi» e china calda a litri: presi d’assalto i punti di ristoro
Monteforte. Montefortiana, quasi 19 mila le presenze ma se al conto si aggiunge almeno un migliaio di «portoghesi», quella numero 32 è l’edizione del primato (altri servizi nelle pagine dello Sport). Ieri c’era la nebbia ad accogliere, prima dell’alba, l’esercito dei podisti buongustai che il Gruppo podistico Valdalpone-De Megni ha visto al via del 32° trofeo Sant’Antonio Abate-De Megni. Condizioni atmosferiche tipicamente invernali che hanno fatto prediligere a gran parte dei 19 mila il percorso corto.
Sarà per questo che i ristori lungo il percorso da 12 chilometri - 21 e 29 le alternative - erano a dir poco assediati. Il pienone, a due passi dalla partenza, l’aveva fatto del resto anche il ristoro al chilometro zero del Gruppo amici di Antonia e Davide: i coniugi Allio, lui generale alpino in pensione, da anni hanno trasformato la loro taverna in ristoro supplementare. Ieri offriva crostoli, pandoro e zabaione, uova sode, dolcetti, caffè e bibite.
Tornando, però, a quelli ufficiali, è il ristoro degli alpini di Monteforte, sotto il castello a Soave, ad esser stato il più gettonato. Merito del minestrone: «In 17 anni non l’ho mai trovato acido», dice un signore con in testa un cappello di paglia abbellito da un nastro a fiori. E’ uno dei tanti del Gruppo podistico di Varedo (Milano), che Paolo Casagrande da più di vent’anni porta alla Montefortiana. Hanno cappelli buffi in testa: «Bisogna distinguersi», dicono sottolinendo di essere quest’anno a ranghi ridotti, 30 persone, visti i tre pullman fatti in passato. Alla regola del cappello non sfugge nemmeno la piccola Gloria, 7 anni ma almeno una Montefortiana in più all’attivo, fatta nella pancia della mamma. Loro i 12 chilometri li fanno da anni solo per sua maestà il minestrone, «anche se la sveglia suona alle 4!».
Ce n’è per tutti, però: ne son stati preparati 13 quintali con sforzi non indifferenti da parte di Laura Micheletti, 20 anni, l’unica donzella tra le 40 penne nere montefortiane che dispensano minestrone.
Poco più in là è l’ora del dolce per una combriccola di 27 ragazzi. L’occasione sono i 37 anni di Augusto Rossetto, provenienza San Giovanni Ilarione. A sorpresa gli amici si son messi nello zaino un paio di torte e altrettante bottiglie ma anche le candeline. A lui esprimere il desiderio: «Bionda venticinquenne», dice.
Riposa pancia a terra Gioia, il labrador che accompagna Gina Rocca, non vedente di Cazzano: «E’ la seconda volta che vengo, è bellissimo», dice accarezzando il cane. «Non ho avuto problemi, Gioia poi ai ristori sta benissimo, ma mi rendo conto che la gente è moltissima», scherza con le sorelle Lorella ed Alba Grisi e lamica Paola Chiovetto.
Lungo i 21 chilometri zampetta al ristoro di Costeggiola il concorrente 12060, il golden retriver che accompagna Carlo Negri, bassanese: «Vengo qui da dieci anni costretto da tale Gastone Preto, mio amico di Monteforte», scherza. La sosta è addolcita dai «rufioi» ma a confessare il vero obiettivo ci mette un minuto: «La china calda». Al chiosco Giuseppina Farina contratta altro un «rufiolo»: «Lo porto a mio marito che ha fatto i 12 chilometri», dice la signora di Negrar. Certifica il tutto l’amica Gabriella Pinaroli. «Veniamo da cinque anni perchè il clima a questa corsa è bellissimo. Devo dire, però, che mi piaceva di più il vecchio percorso, c’era più sterrato». In mezzo ai filari di Garganega, poco sopra Monteforte, Daniele e Alessandro, portacolori dei 105 iscritti della Polisportiva Gemina di Zimella, portano in trionfo lo striscione due metri per uno con scritta e colori sociali.
Poco sotto c’è il punto ristoro del Gruppo china: «Sembra un addestramento, ma molto più gustoso», dice Davide Loiacono, 20 anni, e la tuta verde dell’85° Rav di Montorio presente con 130 militari guidati dai superiori Bargione e Cristoni. Al suo fianco Manuele Gandolfo, pari età, palermitano anche lui: «Buonissimo il minestrone, ma se arrivo alla fine è solo per i tortellini», dice. La china, però, interrompe le chiacchere: buonissima. «Merito degli ingredienti», dicono in coro Carlo Zambon, Roberto Bolla e Mauro Castagnaro: il primo serve china calda da 32 anni, i secondi da 22. Unica concessione una sbirciatina ai pentoloni che ne contengono 225 litri. Il segreto? «L’unico segreto è l’aroma», tagliano corto.
Paola Dalli Cani
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