
autore: Gianfranco Cavallin
Panda Edizioni
prefazione di Sabino Acquaviva
E’ da poco uscito un libro di cui possiamo veramente dire che se ne sentiva la mancanza, uno di quei libri che vanno alla scoperta e che fanno emergere fatti, dati, analisi e situazioni fino ad ora nascoste, distorte e spesso censurate dalla scuola e dalla cultura italiana.
E’ un libro che parla di un Popolo glorioso e forte, per il quale però è oggettivamente iniziato un lento ma graduale declino. Un Popolo, quello Veneto, libero per migliaia di anni ed ora vittima in un sistema che gli sta togliendo quella identità e quei valori che lo hanno visto grande nel mondo per secoli e secoli, esempio ammirevole che molti seguirono. Ma la riscossa del Popolo Veneto può essere vicina e libri come questo aiutano la presa di coscienza e convinzione di essere parte di una grande e storica Nazione.
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dalla presentazione del libro:
Questo libro racconta la storia di un popolo che muore, ma lo fa mentre qualche cosa ancora vive in quel popolo, anche se forse si tratta soltanto dei relitti di un naufragio. Tuttavia l’interesse del libro è proprio, o meglio anzitutto, in questo fatto. Leggere le pagine di Cavallin suscita sentimenti contraddittori, e forse è questo il loro fascino. Si segue con raccapriccio la distruzione di uno stato, anzi di un impero, quello veneziano. La prima parte p una specie di sintesi di eventi politici e militari che hanno segnato il destino successivo di queste terre. Ma insieme alla Repubblica di Venezia, e questa è la cosa più triste, si capisce che si perde l’identità del popolo veneto, lentamente ma inesorabilmente. Di fronte alla tragedia che stiamo vivendo, Cavallin si pone subito le domande chiave. La prima: "perché è scomparso uno stato importante come la repubblica veneta?" La seconda: "perché lingue minoritarie come l’estone, la lettone, la lituana, la danese, l’olandese, ci sono ancora e la lingua veneta, che ha molti più parlanti", ed ha la dignità di una lingua che è stata lingua internazionale, lingua franca e scritta in diversi stati, anche fuori d’Italia, "non è riconosciuta?" [ ... ] Anzitutto perché sottolinea la sopravvivenza e la forza di una lingua e una cultura. All’estero, forse molto più che in Italia e nel Veneto, l’identità veneta sopravvive ed è amata, difesa e coltivata.
In secondo luogo per il valore simbolico di questa diaspora. Gli ebrei, perseguitati per secoli, difesi nel mondo, riuscirono a ritrovarsi, a ritornare in Palestina, a ricostruire la loro patria, a far rivivere la lingua e la cultura ebraica. E si trattava di una lingua morta che dopo millenni è diventata viva, scritta e parlata.
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E allora che fare? Penso che nel libro di cavallin vi siano le premesse, esposte in maniera magistrale, della rinascita.
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In conclusione, il libro di Cavallin, raccontando il lento declino di una identità potrebbe essere un primo strumento per la sua riscoperta e la sua ricostruzione. E un contributo indiretto, forse involontario, alla costruzione dell’identità europea.
