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venerdì 26 gennaio 2007 - ore 03:42
DAS BOOT (1981) regia di Wolfgang Petersen
(categoria: " Cinema ")

Un film con Herbert Gronemeyer, Klaus Wennemann, Jurgen Prochnow -

Un film sugli U-boot tedeschi fatto dai tedeschi, soltanto da loro. Basterebbe già questo per attrarre l’attenzione e questo film eccellente avrebbe meritato più risonanza. Invece di una produzione congiunta, americana e tedesca, con attori famosi, che avrebbe garantito più successo e meno autenticità, alla fine si è preferito un film tutto tedesco, realistico e dalla vena amara, senza concessioni a momenti epici o cavallereschi, per mostrare come veramente fu la guerra sottomarina. L’atmosfera sfrenata del bordello, dove si vuole dimenticare il futuro e assaporare per l’ultima volta i piaceri, ci spinge a preferire la vita scomoda del mare. Si combatte per la Germania, con gli inevitabili dubbi, che non possono essere sciolti dalle vane parole di propaganda e si canta “It’s a long way to Tipperary”, facendo ugualmente la propria battaglia. C’è tutto, in ogni dettaglio, dalle pericolose rotte di casa ai quadrati assegnati, dalle tempeste agli attacchi, dai guasti all’angoscia crescente, inclusa la faccia della paura. Siamo nella seconda parte del conflitto, quando le difficoltà superavano i successi e ci voleva tanto coraggio, troppo. Le due vicende più drammatiche appaiono forse lunghe, ma sono veritiere e diventano volutamente insopportabili anche per lo spettatore. Il nemico non si vede mai, anche questo è reale, se non intravedendo naufraghi nel mare di fuoco e il sommergibile fa simbolicamente marcia indietro non potendo concedersi debolezze. Prima o poi qualcuno perde il controllo e il solido comandante perdona l’imperdonabile, ma nella successiva occasione è lui che si rassegna e chi vuole redimersi gli porta proprio la salvezza: cambiamento di ruoli per mostrare che sono tutti uomini con le loro debolezze. Dalla battaglia dell’Atlantico si passa all’ordine di raggiungere La Spezia, tentando di forzare Gibilterra. Pacchi di lettere accumulate senza poterle spedire, forse mai. Il contrasto con il personale della base evidenzia la distanza infinita dalla guerra comoda degli altri. La fotografia superlativa tra luci rembrandt e trasparenze, fughe e grandangoli, allarga le prospettive dello spazio chiuso. Particolari come le vibranti punterie dei diesel trasmettono l’idea di macchina come cosa viva, a cui si affida la vita. Tale è il sommergibile negli occhi del comandante, fino all’ultima sequenza. Un grande film di guerra, tra i migliori contro la guerra, anche nel finale sorprendente, realistico e tedesco.







Marinai tedeschi ricevono le Congratulazioni e Salutano il loro Fuhrer dopo i successi nelle loro missioni.
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