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Sunday, January 28, 2007 - ore 06:43


Come i "paesani" di Gesù
(categoria: " Riflessioni ")


IV^ DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
"Ti pensi raccomandato, ti trovi smonato: che fregatura!"

di don Marco Pozza

Stai mangiando. Assaggi la minestra: manca il sale. Prendi il sale, lo getti nel cestino e ti arrabbi perché la minestra è ancora insipida. Ma se hai buttato il sale nel cestino… Sei a scuola. Prendi l’astuccio, lo getti nella spazzatura e ti arrabbi con la maestra perché tutti disegnano e tu no. Ma sei hai buttato i colori nella spazzatura… Sei in autostrada da dieci ore: caldo, traffico, multe, sorpassi, benzina. Non sai dove andare. T’arrabbi con il vigile perché la strada non finisce mai. Ma se non hai deciso la mèta… Hai 40 anni. Dormito, riposato, giocato, russato, mangiato, bevuto. Ti arrabbi con l’anziana madre perché i tuoi figli non ti abbracciano. Ma se non ti è mai passato per la testa l’idea di una famiglia… Accendi il telefonino: non s’accende. Tutto nervoso sferri un pugno al rivenditore. Ma se non hai inserito la batteria… L’auto è nuova. Non vuoi far benzina. Diventi furibondo perché non s’accende. Ma se non fai benzina…



A Nazareth avevano gonfiato il petto d’orgoglio. Per un giorno… al centro del mondo. Tornava a casa uno di loro, uno dei pochi che erano riusciti a far parlare di se fuoridalle campagne di Galilea. Poi… era dolce e discreto come un bambino, ma sapeva anche diventare ferreo e coraggioso contro le ingiustizie. Non temeva di chiamare “volpe” Erode e serpenti i capi religiosi della sua epoca..
Nella sinagoga del suo paese avvenne qualcosa di strano. Tutti, all’udirlo, “erano meravigliati dalle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca”, fino a renderne testimonianza (Lc 4,22). E non ci risulta difficile immaginarcela quella povera gente: attonita, con il fiato sospeso davanti a quello che Gesù aveva da poco catapultato nei loro cuori. Li per lì ne restano affascinati, sedotti, catturati, ma basta un attimo e tutto si capovolge in odio feroce. Come si permette Lui – semplice figlio di Giuseppe, falegname di Nazareth – parlare in quel modo? Quell’Uomo, che avevano visto giocare insieme ai loro figli, uno che avevano sentito più e più volte tossire per le viuzze al calar del sole, uno che avevano visto rantolare dopo un lungo inseguimento sui prati ingialliti di anemoni? Nessuno è profeta in patria: questo anche i muri lo sanno. Ma c’è da credere che Gesù s’aspettasse da quelli del suo paese uno strappo alla regola, un’eccezione che confermi la norma, un exploit che confermi la normalità. E invece, strada facendo, dovrà accorgersi che i suoi nemci sono proprio lì, “tra i suoi parenti, in casa sua… e si meravigliava della loro incredulità” (Lc 6,4-6).
Luca dipinge bene la rabbia che stava montando nel cuore dei suoi paesani: "lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte… per gettarlo giù dal precipizio”. Insomma, volevano ammazzarlo, tutti insieme, a denti stretti, compatti. Perché? Perché la santità, quando è pura, diventa “segno di contraddizione”, svela i pensieri dei cuori e, perciò, scandalizza, fino a diventare mortale. Soprattutto se c’è una folla unanime disposta a scagliarsi contro di lui.


I suoi paesani sono ingordi di miracoli. Vogliono il miracolo! Cavolo, una magia a casa sua la può concedere. Vogliono l’emozione, l’eccezione, la magia. Come a Cafarnao! Sono “raccomandati”, sono paesani di Gesù, è il figlio di Giuseppe! Ma dei miracoli, Cristo fu nemico. Quale più quale meno, tutti i miracoli sono strappati alla sua pietà, carpiti alla sua condiscendenza, persino rubati con l’astuzia. E ogni volta che ne concede uno, noi sappiamo che quel cieco che apre gli occhi, quello storpio che getta le crucce, quel morto che risuscita non è il vero miracolo. Se non per noi. Per Lui il miracolo è un altro, quello che dovrebbe sgorgare di conseguenza, per ottenere il quale ha ceduto a farsi mago e che invece gli riesce solo raramente: la fede. Vogliono il miracolo, ma Lui non lo compie perché manca la fede! E loro? “Furono pieni di sdegno, si levarono, lo cacciarono fuori dalla città e lo condussero fin sul ciglio del monte… per gettarlo giù dal precipizio”.


Eppure Dio non cambia idea sull’uomo! “Prima di formarti nel grembo materno, ti conoscevo, prima che tu uscissi alla luce, ti avevo consacrato. Ti ho stabilito profeta delle nazioni. Ti muoveranno guerra ma non ti vinceranno, perché io sono con te per salvarti” – dichiara con amore eterno Dio al profeta Geremia.
Verrebbe da deriderli, da condannarli, da tirare le orecchie a questi paesani scomposti di Gesù. Verrebbe da far tutto questo… se non c’aggorgessimo che noi stiamo facendo lo stesso. Dopo millenni si è avverata la profezia che tutti attendevano. Ma non come l’attendevano! Si sognava un posto al sole in compagnia di quell’uomo… e ci si trova con la rabbia nel cuore. Siamo uomini, ma stiamo perdendo. Abbiamo inventato il navigatore satellitare, il gprs, le cartine stradali su cellulare, le voci metalliche che ci indicano la strada, Porche e Ferrari, Lamborghini e jumbo, sfidiamo la veloci del suono…ma gettiamo Chi dice: "Io sono la Via". Abbiamo firmato invenzioni millenarie, scritto montagne di libri, intavolato migliaia di discorsi. Abbiamo urlato, convinto, venduto, comprato. Come ai tempi di Noè! Ci siamo fidati di mille cartomanti, indovini e fattucchieri… Mangiamo psicofarmaci e lassativi, beviamo diuretici e sciroppi, per merenda Valium e per dormire Tavor…ma gettiamo Chi dice: "Io sono la Verità". Conosciamo l’uomo a menadito, sappiamo smontarlo e rimontarlo, amarlo e tradirlo, generarlo, assisterlo e clonarlo. Lo facciamo piangere, ridere, godere, diventare goloso e anoressico, bulimico e affamato. Lo regoliamo a nostro piacimento! ma gettiamo Chi dice: "Io sono la Vita".
Porca miseria, possibile che a nessuno venga il dubbio che nell’istante in cui gettiamo la Via, la Verità, la Vita … gettiamo la nostra serenità? La nostra felicità d’essere uomini?


Insomma. Vuoi la minestra salata ma non vuoi mettere il sale. Vuoi disegnare, ma non vuoi i colori. Vuoi arrivare, ma non sai decidere dove andare. Non vuoi una famiglia e vuoi l’abbraccio di un figlio. Vuoi accendere il telefonino, ma non vuoi la batteria. Vuoi accendere l’auto, ma non vuoi far benzina.
Insomma… siamo come i paesani di Gesù. Vogliamo Gesù, ma non quello che Gesù dice.
Robe da matti!

Buona settimana
don Marco Pozza


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