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Thursday, February 01, 2007 - ore 23:28 I cristiani nelle terre dellislam MOLTE DIFFERENZE FRA CRISTIANESIMO E ISLAM Segue lo stralcio di un capitolo dellultimo libro scritto da P. Piero Gheddo, intitolato "La sfida dellislam alloccidente" (San Paolo edizioni), nelle librerie italiane in questi giorni. In quasi tutti i paesi a maggioranza islamica, anche quelli che più si dichiarano "laici" e "liberali", i cristiani e gli appartenenti ad altre religioni non sono liberi e vengono considerati cittadini di seconda categoria; a nessun musulmano è permesso di cambiare religione, ad esempio, convertendosi al cristianesimo. Nel dicembre 2005 ho visitato il Senegal e il Mali, gli unici due paesi a maggioranza islamica nei quali i cristiani sono veramente liberi e, tra laltro, gli unici in cui avvengono alcune conversioni dallislam al cristianesimo alla luce del sole e senza suscitare reazioni negative. Il mistero è storicamente spiegabile. In questi due paesi cè un islam molto diverso da quello che conosciamo nel Nord Africa e nel Medio Oriente: un islam che non viene dalla conquista militare e dalle conversioni forzate ottenute con la spada, ma è nato dai commercianti arabi e dalle confraternite spiritualiste fondate dai "sufi" (predicatori itineranti, monaci e mistici); un islam molto mescolato con la religione naturale africana che è naturalmente superstiziosa e tollerante. Tutti gli altri paesi a maggioranza islamica non praticano lautentica libertà religiosa. In molti di questi paesi, i libri di testo scolastici sono pesantemente anti-occidentali e anti-cristiani. Un italiano in Egitto, studioso di arabo e di islam, mi diceva che i giornali egiziani hanno spesso articoli e vignette violentemente anti-cristiani e nessuno interviene o dice nulla. In Indonesia un missionario italiano mi traduceva da un testo scolastico delle elementari gli esempi riportati per insegnare la grammatica, spesso contro il cristianesimo e lOccidente, specie gli Stati Uniti. DIRITTI NEGATI Nel 2004 ho visitato la Malesia, dove i musulmani sono meno del 65% della popolazione; lo stato si proclama laico, ma lislam è la religione di stato e segno dellidentità nazionale malesiana: per cui gode di tutti i privilegi, mentre le altre religioni sono discriminate. La Malesia è un paese ricco (per il petrolio), evoluto, passabilmente democratico con alternanza al potere di partiti diversi, ben organizzato, con governi filo-occidentali, ma mentalità anti-occidentale diffusa nel popolo islamico. La vera libertà religiosa in Malesia (paragonabile alla libertà di cui godono i fedeli dellislam in Italia) non esiste. Ecco alcuni esempi. 1) Se un cattolico sposa una musulmana, deve prima convertirsi allislam. Una donna islamica non può sposare un cristiano. 2) Pronunziare o scrivere il nome di Allah è riservato ai musulmani, i cristiani non possono pronunziarlo. La stampa cattolica deve stare ben attenta a come parla dellislam, può essere accusata di sentimenti anti-nazionali. 3) Per la stampa locale, che gode di una certa libertà, lislam è argomento tabù: non può essere minimamente discusso o contestato o riformato. Un vescovo mi diceva che Giovanni Paolo II aveva fatto molto bene a condannare lintervento americano in Iraq nel 2003-2004 e la piccola Chiesa malese aveva sostenuto con convinzione questa condanna. Però, aggiungeva, bisogna dire che qui in Malesia questo intervento militare «ha avuto un effetto positivo. Prima lislam era argomento tabù, ora si incomincia timidamente a discutere, nella stampa e nellopinione pubblica di un certo livello (studenti, professionisti), perché guerre e terrorismi succedono quasi solo in paesi islamici». 4) Nelle scuole e nei lavori, i cristiani (come gli indù e i buddhisti) sono cittadini di seconda categoria, discriminati in vari modi. 5) Il governo favorisce in ogni modo i villaggi islamici e penalizza quelli cristiani e di altre religioni (strade, acqua, scuole, elettricità, ecc.). 6) È quasi impossibile costruire nuove chiese e cimiteri cristiani: non danno il permesso. Ma lo stato finanzia almeno in parte la costruzione di moschee, scuole coraniche e altre istituzioni islamiche. 7) Le librerie cattoliche (ho visitato quelle delle Paoline a Kuala Lumpur e a Kota Kinabalu nel Sabah) non possono esporre libri cristiani in vetrina e nellinterno del negozio; li tengono in una saletta separata, dove è proibito ai musulmani di entrare; soprattutto è proibito vendere libri cristiani a un musulmano. 8) I cristiani non possono far parte dellalta burocrazia statale né dellesercito e della polizia, hanno gravi difficoltà ad essere ammessi nelle università: vanno a studiare a Singapore e ad Hong Kong o emigrano allestero. Ecco perché i membri di religioni non islamiche diminuiscono di numero: chi può emigra. Luso della violenza ha caratterizzato lespansione islamica fin dalle origini e lo stesso Maometto ha condotto guerre contro le tribù che non volevano convertirsi. Luso della violenza in nome di Dio occupa un posto centrale nella tradizione islamica e la jihad (guerra santa) è ancor oggi un termine ricorrente nellislam in molti testi e predicazioni con questo preciso significato. Alcuni libri di autori italiani, con la retta intenzione di dare unimmagine positiva dellislam, affermano che jihad significa "sforzo", "impegno" e il significato originario «si riassume nellimpegno con cui i musulmani mettono in pratica linsegnamento di Dio», cioè nella lotta contro le proprie passioni e deviazioni dalla Legge di Dio. IL SIGNIFICATO DELLA JIHAD Questo è vero, ma jihad significa anche "guerra per Dio". Giuseppe Scattolin, missionario comboniano esperto di islam, parlando dei movimenti islamisti sorti per restaurare lislam come "governo di Dio" sulla terra attraverso la più stretta applicazione della legge islamica, scrive: «Termine chiave della loro lotta religioso-politica è jihad, cioè la "guerra per Dio" contro i poteri della non-credenza e dellignoranza religiosa. Il termine jihad infatti, contrariamente a quanto una certa propaganda islamica di stampo irenista diffonde volentieri (tesi molte volte accolta anche da una certa informazione occidentale superficiale), include e non esclude il ricorso alla lotta armata, come tutta la storia islamica sta a dimostrare. Questa ideologia militante e militare ha dato origine ad un grande numero di movimenti islamisti che hanno insanguinato le terre islamiche dallOriente allOccidente». Parlo con un missionario italiano del PIME in Costa dAvorio, che vive ai confini fra Nord islamico e Sud animista e cristiano. Mi racconta che la recente guerra civile (2004-2005) ha danneggiato molto lespansione dellislam nel paese. Non solo, ma si sta verificando un limitato ma significativo abbandono dellislam in seguito alla diversa immagine che hanno dato di sé la missione islamica e quella cristiana. Il capo tradizionale della cittadina in cui il missionario abita ha parlato ai suoi correligionari dicendo: «Annunzio che abbandono lislam e divento cristiano. Nella situazione di guerra che stiamo vivendo, ho visto che la Chiesa cattolica ha sempre lavorato per la pace e ha aiutato gratuitamente i profughi e i poveri di ogni parte, anche musulmani; gli unici impegnati nellassistenza ai profughi e alla popolazione sofferente sono i fedeli della Chiesa cattolica. Noi musulmani cosa facciamo? Nulla, e nelle nostre moschee si tengono le armi. Io sono un uomo di pace e divento cristiano». Il missionario aggiunge che quel vecchio saggio, rispettato da tutti, ha avuto il coraggio di dire chiaramente quello che molti pensano, specie i più giovani, che sono attratti dalle Chiese cristiane. LIBERO 26 gennaio 07 LEGGI I COMMENTI (1) PERMALINK |
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