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Arriverà un momento che l’uomo e la sua canzone si fermeranno da qualche parte a prendere fiato,quando ad esempio,saranno troppo vecchi per poter sopportare la perdizione di un amore così grande.Allora penso che faranno un viaggio nella campagna fino al Cinema Centrale.Troveranno naturalmente che il cinema non c’é più,come non ci sono più la notte buia e il talco borato Paglieri e molte altre cose....Né i molti cambiamenti né ciò che é rimasto turberanno minimamente l’uomo e la sua canzone.A loro basterà essere lì,più o meno dove si sono incontrati....e lì l’uomo compirà il gesto che ha coltivato racchiuso dentro di sé.Canterà a voce spiegata.Intonerà per il cielo sopra di lui e per i clienti del supermercato la sua canzone d’amore "...é stata una vertigine tenerti stretta al cuor or ti dirò lasciandoti scusami scusami ancor.."E nel volgere dell’unica strofa che ha mai conosciuto,lui e la sua amata si saranno già ricongiunti in quel perduto mare oltre l’orizzonte da dove un giorno sono venuti,ognuno per la sua strada,solo per incontrarsi.(Maurizio Maggiani-é stata una vertigine)

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Friday, February 02, 2007 - ore 11:10


Blasetti
(categoria: " Cinema ")


Il 31 gennaio ricorrevano i vent’anni dalla morte del grande regista Federico Blasetti.Riporto qui una sua biografia estratta dal sito della RAI.
Già critico cinematografico per quotidiani e riviste, fondò nel 1927 assieme ad un gruppo di amici la casa di produzione Augustus, dirigendo l’anno dopo il suo primo film: ispirato alle pellicole del realismo sovietico, "Sole" è opera importante - ed oggi quasi del tutto perduta - per la nostra cinematografia.
In seguito, Blasetti diviene regista di punta del regime e si segnala per la sua prolificità: del periodo, vanno segnalati almeno "1860" (1934), rievocazione asciutta e priva di retorica dei primi passi dell’avventura garibaldina, e "Vecchia guardia" (1935), manifesta celebrazione delle camicie nere che tuttavia dispiacque alle autorità per il suo tono troppo poco "eroico".
Successivamente, egli si rivelerà cineasta eclettico ed assai dotato, passando con grande disinvoltura dal cappa-e-spada ("Un’avventura di Salvator Rosa", 1939) ad un’insolita favola medievale ("La corona di ferro", 1940), dalla cinetrasposizione d’un celebre dramma di Sem Benelli ("La cena delle beffe", 1941) alla poesia intimistica di "Quattro passi fra le nuvole" (1942): quest’ultimo, sceneggiato pure da Zavattini, resta probabilmente il suo capolavoro, anticipando tematiche ed argomenti che saranno in seguito sviluppati dal neorealismo.
Cineasta determinato ed autoritario (donde il soprannome di "regista con gli stivali"), profondo conoscitore della tecnica della settima arte, ha perseguito un cinema spettacolare e dai tratti populisti, percorso da generiche perorazioni pacifiste e da non meno vaghe critiche alle dittature: solo ne "La corona di ferro" le allusioni politiche divengono esplicite, tanto da far dire al nazista Goebbels "un regista tedesco che avesse fatto questo film oggi, in Germania, sarebbe stato messo al muro".
Nel dopoguerra, se si esclude l’omaggio ai partigiani di "Un giorno nella vita" (1946), egli sforna lavori di puro mestiere: da menzionare "Peccato che sia una canaglia" (1954), garbata commedia di caratteri con la coppia Loren-Mastroianni, ed "Europa di notte" (1958), che aprirà le porte al film-inchiesta di argomento sexy. Titoli di successo, tutti però all’interno d’una parabola in evidente discesa.



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