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I fiori del male

Manuale di floricultura. Come salvare i fiori malati.

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la gente della mia età andare via, ma non lungo strade che non portano mai a niente, è che si è semplicemente persa...

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1) doversi alzare da sotto il piumone alle 7 di mattina in pieno inverno
2) aver continuamente paura che ti cadano i capelli e chiedere continuamente agli altri come è messa la piazza...!
3) la para delle pare è quella para che appare e scompare ogni volta che ti pare...
4) Distruggersi la mente nel tentare di scovare quella cacchio di paranoia ke ti farà volare in cima alla classifica!!!

MERAVIGLIE


1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...
2) incastrarsi tra le sfumature dei colori all'alba
3) LASCIARE KE IL PROPRIO CORPO SIA SFIORATO DALLE CALDE LABBRA DELLA DONNA DEI TUOI SOGNI!!!
4) addormentarsi guardando le stelle e la luna



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Sunday, February 04, 2007 - ore 18:30


Andy Warhol aveva ragione.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Prendemmo la tangenziale in direzione di là, poi svoltammo a sinistra e proseguimmo per circa qualche chilometro nel buio e nella notte, nostra santa protettrice, nostra amante e amica, nostra madonna e signora.
<< Ma sai dove stai andando oppure vai alla cazzo? >> mi imprecò da dietro un angelo di fatto, ma non di nome, in quanto si chiamava Eliogabalo. Come l’imperatore romano o il romanzo super di Arbasino.
<< Conosco la meta, ma non la direzione. D’altra parte la strada nella vita ognuno deve trovarsela da sé e poi non stiamo andando forse al Rome Club? In qualche modo ci arriviamo… >>
Era vero ed è anche vero che tutte le strade portano a Roma, quindi prima o poi ci saremmo arrivati. << Più prima che poi >> soggiunsi, con fare sicuro.
Sarà stata la mia innata abilità a orientarmi, sarà stata la voce che suggeriva dal TomTom, sarà stata un’incredibile botta di culo, sta di fatto che neppure riuscii a terminare la frase che un enorme neon rosso violentò il nero della notte, lampeggiando la scritta: ROME CLUB.
Il Rome Club era una discoteca molto chic ricavata da un antico complesso termale di architettura romanica e origini romane, in cui, durante il Romanticismo si diedero la morte due amanti che avendo frainteso l’Ortis credevano fosse buona cosa emularlo. Passò anche il romanticismo e iniziarono così le lamentele delle donne: “ah, che fine hanno fatto gli uomini romantici?” Ve lo dico io, alcuni morirono d’amore altri di morte naturale altri di sifilide (va bene il romanticismo, ma anche il corpo vuole essere bruciato di passione) , altri divennero decadentisti e poi decaduto il decadentismo marxisti, fascisti, futuristi, reazionari ed esistenzialisti. Le mode intellettuali come modelli sulle passerelle di Milano passavano, passarano anche gli anni, i vini invecchiavano e alcuni si trasformarono in aceto, altri in polvere di bottiglia dal momento che qualcuno aveva ben pensato di far fruttare il frutto della vite per rallegrare la propria vita rattristata, non si sa se dal Romanticismo o dal Decadentismo. O forse era un reduce di Salò che non accettava che avessero vinto i partigiani. Io, nel mio, non parteggiavo per nessuno, ma da dove siamo partiti per questo excursus? Ah sì, dal Rome Club.
Veramente ci saremmo arrivati, se non avete perso il filo: spero di no, perché voi non siete Teseo e io non ci tengo a fare l’Arianna della situazione. Magari mi farei la Marianna, amica di una mia ex e mio sensuale incubo erotico in qualche mattina in cui il sonno non se ne vuole andare.
Al Rome Club comunque suonavano i migliori deejay situation house ed era frequentato da tutto il bel mondo (anche Jean Paul, si mormora, lo frequentò nella sua estatica giovinezza) e da tutto il jet set nazionale. E del jet set, qualcuno viveva in costante effetto jet lag, con un’aria completamente stralunata a segnare il viso. Forse esageravano con il vodka lemon e la cocaina e si trovavano così a credere di essere a Tokyo. Forse invece erano solo pose da star: d’altra parte, solo alle stelle e agli astronauti è concesso di vedere l’altra faccia della luna.
Tanto per fare nomi, c’era Tommy Vee quando non era in tournee per l’Europa, i calciatori dell’Inter che facevano gli sboroni per uno scudetto vinto un po’ a culo, c’era Melissa Satta che era fidanzata di Cristian Vieri, ex calciatore professionista, ma sempre più uomo di tutti gli altri; c’era Giorgio Mastrota quando era ancora qualcuna e c’era, infine, Mauro Anastasia, che non era nessuno, se non per il suo egocentrismo smisurato e infinito. Come l’universo. Infatti, lui sosteneva di aver visto il lato oscuro della luna, senza essere astronauta né stella della tv.

Entrammo e ci guardammo attorno: faceva un caldo infernale, ma lo spettacolo era paradisiaco. Marmi di Carrara e snob in carriera accompagnati da donne bellissime ed eleganti, forse puttanoni, forse innamorate dei soldi. Fontane d’acqua e Federica Fontana che ti sfilava davanti, ondeggiando con un martini vodka in mano, strizzata in un minivestito che sembrava più un fazzoletto per asciugarsi il viso dal sudore provocato dal suo ondeggiamento che un abito; c’erano bellezze naturali e altezze che si sa sono mezze bellezze e poi bellezze rifatte, bellezze che ti vorresti fare più di una volta e tacchi a spillo che spingevano a pensieri impuri anche il più asessuato degli angeli, miei compagni.
Questo, almeno, era come il locale appariva agli occhi dei miei quattro camerati: i due demoni e i due cherubini. I miei occhi, invece, cercarono subito il bagno: me la stavo facendo addosso.
Corsi e ricorsi, come gli avvenimenti storici, come gli eventi del mondo, sperando di farcela in tempo, facendomi largo tra le persone veramente importanti e i comuni mortali, provinciali nei gesti e nell’abbigliamento, certamente, ma né più né meno dei V.I.P. che emulano e che sognano e rincorrono. Spinsi a terra Manuela Arcuri, sospinsi da parte Mal dei Primitives (i pezzi da museo sono delicati), palpai il culo ad Alessia Merz e atterrai con un dritto Barzani, calciatore di serie A, nonché marito della suddetta Merz, spupazzai Pupo a parole promettendo un poker per potergli proporre rivincita, saltai per il locale e localizzai anche, nella discoteca, Fiona May, ex campionessa di salto in lungo ora ballerina televisiva, finchè arrivai all’agognato bagno. Come scrisse Guido Cavalcanti a Dante: Dante, i’ vorrei che tu e Lapo ed io/ ché mantenervi in amicizia è per me gran disio/ che li turni al cesso decidessimo con più puntiglio / dacchè ne la notte fuori non guato che ‘n bariglio / e sinceramente mi sono rotto un po’ li coglioni / o di mal prender la mira o di farla ne i pantaloni.
E’ legge di natura e natura di lite anche tra letterati trovare il cesso occupato: io usai meno riguardo (non avevo il tempo di scrivere un sonetto) e sventrai con un calcio la porta. Sorpresa!, ci trovai Lapo (Elkann) sul pavimento che strisciava la sua carta di credito su un grumetto di cocaina per meglio tagliarla e rifinirla.
<< Scusa, Lapo, ma devo davvero pisciare! >> mi scusai << E tagliala bene, che se no fai merda come l’ultima volta. >>
<< Fai pure, non preoccuparti… >>

Mi liberai del liquido in eccesso che mi portavo appresso e dopo essermi lavato le mani ne diedi una al mio amico Lapo: tagliai impastai e mescolai, rigirai, non aggiunsi pepe né sale, ma disposi la sostanza in una riga sottile e lunga. Presi una sua banconota da 200 euro, la girai in rotolo a guisa di cannuccia e gliela porsi.
Quando fu il mio turno arrotolai meglio la banconota e tirai la mia riga otturando con le dita la narice destra. Ringraziandolo e salutandolo mi diede appuntamento a dopo; io uscii mettendomi in tasca la sua banconota.
Ne ha tante, pensai. E so che anche cosa alcuni di voi possono pensare: vergogna! La cocaina.
Ci vedo benissimo, grazie. So cos’è… Non devo giustificarmi, ma qualche spiegazione voglio darvela. C’è chi tira per vincere le sue insicurezze, chi perché così fanno i suoi amici, chi perché tra lavoro e divertimento dovrebbe scegliere, ma non vuole scegliere e cerca un modo per rimanere in piedi, chi, infine, perché crede ancora che siano solo i V.I.P. a tirare e allora cerca di assumerne i comportamenti in un meccanismo piscologico di proiezione d’identità sociale. Io no: io tiro solo perché mi piace il sapore acre e amaro che ti lascia in gola. Per il resto ha anche lei i suoi difetti: a letto soprattutto, infatti rischi di venire dopo due giorni o mai. Vabbè, forse alcune di voi lettrici adesso la stanno rivalutando. E voi, uomini, avete trovato un rimedio all’eiaculazione precoce. Vi risparmia pure la figura di merda davanti al medico e al farmacista.

(capitolo chiuso. Anche se la serata è solo all’inizio. O forse è solo andato in bagno. Anche lui ha i suoi bisogni fisiologici. Credo. Oddio, non è che stia tirando, là in bagno? )


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