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2) aver continuamente paura che ti cadano i capelli e chiedere continuamente agli altri come è messa la piazza...!
3) la para delle pare è quella para che appare e scompare ogni volta che ti pare...
4) Distruggersi la mente nel tentare di scovare quella cacchio di paranoia ke ti farà volare in cima alla classifica!!!

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1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...
2) incastrarsi tra le sfumature dei colori all'alba
3) LASCIARE KE IL PROPRIO CORPO SIA SFIORATO DALLE CALDE LABBRA DELLA DONNA DEI TUOI SOGNI!!!
4) addormentarsi guardando le stelle e la luna



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Wednesday, February 07, 2007 - ore 23:27


Apocrifo di un Vangelo, dettato all’alba tra bottiglie di rum dall’angelo V.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ritrovai i miei amici occasionali e per festeggiare l’occasione decidemmo di stappare due bottiglie di Cristal. Almeno per iniziare, poi saremmo passati a bevande più sostanziose. Io adoravo gli inizi scenografici e le entrate trionfali: quella sarebbe stata la nostra oeverture e il Cristal la musica liquida che avrebbe deliziato i nostri palati. Per gli apparati uditivi, non c’era nulla da fare, almeno per me: la house proprio non mi piace. Avrei atteso il momento revival, con tutte quelle canzoncine idiote (la Carrà, Heter Parisi, Pupo, sciogli le trecce e i cavalli ballano e via cantando) che fanno davvero dubitare delle teorie di Darwin: ma siamo proprio sicuri che la specie più forte, astuta ed intelligente sia quella che predomina e trasmette i suoi geni?
D’altra parte il revival, se è un mistero secondo l’evoluzione della specie, ha un suo perché nella filosofia della storia: a costo di ripetermi, vi dico che la storia ha corsi e ricorsi, imbocca via dell’insurrezione (contigua, lei spera, a corso del popolo) e poi arriva in piazza della vittoria, rifluendo poi, senza accorgersene, lungo i viali del tramonto. E poi ricomincia, riparte: un revival, appunto, un eterno ritorno dell’eguale, Nietzsche e Vico contro Hegel o Fukuyama che giocano a dadi il gioco dell’oca, con le sue caselle avanti e indietro, ma senza nessuna paperetta o letterina ad allietare le loro notti.

Notai che intorno a noi s’era accalcata una fauna femminile sexy e tanto variopinta quanti erano i trucchi e i fondotinta che mascheravano i loro volti, ma che non riuscivano a mascherare le loro intenzioni: cercare di spennare i polli, che avevano appena sciabolato due bottiglie di Cristal, seguendo la facile equazione di madame Bagaglino. Dove c’è Cristal ci sono i soldi e poi la casa dove seguire (dopo apposito tragitto in Cayenne) lo sciabolatore, sperando di incastrarlo e di poter vampirizzare un po’ del capitale che lui ha, probabilmente, sciabolato ad altrui genti. Lo so che scritta così è un’equazione un po’ lunga da risolvere, ma d’altra parte non è di primo grado, come non erano di primo pelo le vampire che ci circondavano: è un’equazione difficile, di grado impossibile. Infatti, era impossibile che mi spennassero: primo perché ero astuto come una faina incrociata con una volpe, secondo perché non ero dotato di piume né di ali. Piuttosto avrei dovuto fare attenzione ai miei due amici angeli, un po’ ingenui e arrapati e per giunta dotati di ali con piume.
Avrei dovuto… un tempo futuro nel passato, un casino di tempi verbali, com’era un casino quella serata sovraffollata. Forse avrei fatto meglio a cambiare rotta e rivolgermi a un tavolo verde. Un casinò, un altro casino, ma con l’ultima accentata che gli dona quell’aria così chic, così francese da erre moscia, che ti illudi, al solo nominarlo, che sarebbe diverso. Con lui, con quella vocale accentata, che per Rimbaud è di colore blu, puoi tentare la fortuna e vincerla. Poi più prosaicamente ricordi che ci sono città che ucciderebbero per avere un casinò sui loro territori e allora capisci che non è tutto oro quello che luccica. Soprattutto se luccica nel caveau degli altri.
Mi allontanai di qualche metro per fumare un cigarillo in santa pace e con me venne Belzemù, fratello del ben più famoso Belzebù, demone che nell’iconografia medioevale veniva rappresentato come un essere metà uomo e metà emù. Un bell’emù, però: elegante, slanciato sulle sue zampe dinoccolate; quasi altero, come fosse il più aristocratico tra gli animali della savana.
<< A cosa pensi? >> pensò di chiedermi Belzemù.
<< Penso a me stesso pensante, ma non è che io stia pensando un granchè, quindi non riesco a pensarmi bene… >> dissi o forse sarebbe meglio dire che sparai dalla bocca parole a casaccio.
<< Seriamente, dai… che poi, sai com’è fatto Dio, tu dici queste cose e lui si incazza. Sai com’è permalosetto quello… >>
<< E’ che ho come la sensazione che qualcosa tra un po’ andrà storto… >>
Avevo divinato. Indovinai che stava per accadere qualcosa, ma non ci presi sulla direzione da cui stava arrivando lo schiaffo, che, bello, largo e potente, mi prese invece in pieno la guancia sinistra. Ora si dice che Giugiù in questi casi abbia consigliato di porgere l’altra guancia: ma in realtà lui non è così scemo da farsi pestare dal primo che passa. Pochi conoscono, infatti, la storia segreta in cui furono pronunciate quelle parole. Era un pomeriggio d’estate e Simon Pietro continuava a porre domande assillandolo e chiedendo consigli su come comportarsi per essere dei bravi cristiani.
Immaginate la scena. Siamo sul Mar Morto, all’epoca località vacanziera a la page come il Mar Rosso oggi; fa caldo, Gesù sta digerendo il fritto misto del pranzo e aspetta che passino un paio d’ore per andare a fare le immersioni - va bene che camminava sull’acqua, ma certi miracoli, come quello di non affogare con un fritto misto in pancia non riuscivano neppure a lui.
E’ sotto il sole che legge Diabolik e si cuoce baciato dai raggi che il buon Dio, suo padre, ha concesso a quelle terre. Simon Pietro si avvicina e lo inizia ad assalire con valanghe di dubbi, domande e questioni di lana caprina su morale e Morales, un calciatore del Betlemme che stava per essere ceduto al Nazareth, comportamenti probi e comportamenti malvagi, formaggi di malga e sul perché i Re Magi erano tre.
<< Simon Pietro >> sbotta Giugiù, che era figlio di Dio, ma in quanto a pazienza ne aveva meno che il santo discepolo di Dio, Giobbe << mi chiedi come fare per essere un buon cristiano? Innanzitutto, non rompendo i coglioni al Messia che se ne sta spaparanzato al sole. Vuoi che mi abbronzi o che resti bianco come un cadavere, passando così nell’iconografia come un malato alla Andy Warhol? >>
<< Come chi? >>
<< Niente, lascia stare. Un’artista che nascerà tra duemila anni più o meno. Ottimo artista, rivoluzionerà le arti visive, ma di una carnagione imbarazzante. Certo, qualche lampada in più non gli farebbe male… Comunque, dicevamo: primum vivere la tua vita senza stressare troppo il prossimo, poi… a proposito di prossimo, non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te. E dimmi, Pietro, ti piacerebbe che uno ti rompesse l’anima con mille domande mentre sei in spiaggia?>>
<< No, Signore. Perdonami >> disse Pietro, che era un po’ duro di testa e perchiò continuò << Io voglio solo essere il migliore dei tuoi discepoli. Dammi qualche altro consiglio, insegnami dall’alto della tua saggezza e perfezione… >>
<< Va bene >> disse Gesù rassegnato << Allora: a una domanda rispondi sempre con un’altra domanda. Non dire mai la verità, a meno che non te la richiedano insistentemente. E anche in quel caso, dilla solo a frammenti e spicchi. Infine, se devi regalare dei fiori, regalali di plastica: sono per sempre. >>
Fece una pausa e mollò a Simo Pietro uno schiaffone che al ricordo ancora…
<< Dimenticavo, Pietro: porgi sempre l’altra guancia, quando uno ti dà uno schiaffo. >>
E dicendo così gli tirò un sinistro che stese il già barcollante Pietro, mentre di poco lontano un cronista impiccione vergò sulla sua pergamena la frase che sarebbe passata dritta dritta nei Vangeli e poi di bocca in bocca, a ricordare e tramandare una morale falsa, oltre che assurda e insensata.
Voi soli, miei lettori, sapete come andarono in realtà le cose.

(capitolo in attesa. Del Messia e di Godot, fuggiti perché esasperati dalle domande di Simon Pietro)


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